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Pisapia aveva suscitato molte aspettative, a un anno dal suo insediamento il bilancio non è positivo. Facciamo il punto della vertenza dei precari del Comune con Daniela Riboldi, docente precaria dei centri di formazione da circa 10 anni e iscritta alla Cgil.

Avete iniziato la vostra battaglia a partire dai circa 800 precari a tempo determinato del Comune che venivano lasciati a casa. A che punto è la vostra vertenza?

Sì, stiamo parlando di educatrici, impiegati amministrativi e docenti. Al momento abbiamo ottenuto una piccola vittoria perché sono state attivate nuove graduatorie per soli titoli, nelle quali parte dei precari con esperienza al Comune sono ai primi posti e diversi miei colleghi in questo momento stanno lavorando. Dunque abbiamo almeno ottenuto il riconoscimento della priorità di chiamata in virtù dell’anzianità di servizio: certo, una volta concluso il contratto (qualcuno anche di pochi mesi) i precari saranno di nuovo a casa e, per essere richiamati, dovranno ripercorrere tutta la graduatoria.

Come siete arrivati a questo risultato?

Abbiamo denunciato un uso esagerato di contratti a termine rivolti a figure di fiducia dell’amministrazione, con compensi stellari. Il gruppo non ha mai mollato, abbiamo fatto presìdi, volantinaggi, e soprattutto abbiamo costretto l’amministrazione ad aprire dei tavoli con la nostra presenza. Diversi di noi avevano vinto le cause del collegato lavoro contro il Comune: è stato riconosciuto che l’ente aveva fatto un uso improprio di questi lavoratori, magari costruendo delle causali false per giustificare il contratto a tempo determinato invece della stabilizzazione.

Alla fine siamo arrivati all’accordo siglato il 13 gennaio nel quale si prospettava la riapertura delle graduatorie e la richiesta di stabilizzazioni. A marzo durante un tavolo, ci dicono che non era possibile prorogare le graduatorie perché avevano già avuto la proroga di un anno. L’amministrazione non è mai stata chiara nel darci le informazioni, per esempio io ho saputo solo successivamente che la mia graduatoria di docente in realtà era attiva fino a giugno di quest’anno. Cresce la disperazione fra i lavoratori. I sindacati non vengono più chiamati e noi iniziamo a fare pressioni di ogni tipo che hanno portato ad un ulteriore incontro il 29 maggio (quello interrotto dal terremoto).

Come vedi il futuro?

Molto fosco. Al tavolo occupazionale di maggio l’amministrazione ha presentato un piano con cifre ridicole. Per il 2012 si prospettano 296 assunzioni di cui solo 155 educatrici. Considerando i pensionamenti e chi passa ogni anno alle materne statali, significa accettare una condizione di sotto organico permanente.

Poi ci sono i nostri centri di formazione, li aveva solo Milano, fino a 15 anni fa ogni zona aveva il suo, ora siamo massimo 6 o sette centri. Si offorno servizi importanti: corsi di inglese e di varie altre lingue, corsi anche per i ragazzi stranieri dove imparano una professione e vengono inseriti nel mondo del lavoro, il tutto per un costo di 170 eruo a quadrimestre. Al polo delle paritarie in via Deledda ci sono i corsi di idoneità al diploma superiore, vi accedono lavoratori che non potrebbero mai permettersi i 6-7mila euro delle scuole private. Tutti servizi importantissimi e che non vengono promossi e pubblicizzati dall’amministrazione, tant’è che nel piano occupazionale la categoria D3 che include 4 profili diversi fra cui i docenti vedrebbe solo 11 assunzioni.

La Moioli diceva c’è già lo Stato che offre l’istruzione, perché il Comune deve spendere in queste cose? La realtà è che lo Stato taglia, il Comune taglia e questi servizi alla fine non li offrirà più nessuno. Pensa che stanno addirittura facendo circolare la voce di usufruire del volontariato per i servizi bibliotecari o per l’Expo!

Il governo Monti prospetta la “revisione della spesa pubblica” sarete ancora più sotto attacco, la Cgil pare non reagire…

I centri di formazione effettivamente non si sa se resisteranno. Certo è che, quando sono stati separati nel 2004 dal settore istruzione per passare alla formazione lavoro, la capacità contrattuale dei lavoratori si è indebolita. Se separi in continuazione i servizi, isoli i lavoratori e non hai la forza per difendere i servizi e per difendere te stesso.

Il problema della Cgil, anzi di tutti i sindacati, sono i tempi biblici di reazione, fai in tempo a morire tre volte, sarebbe bello una volta provare ad anticipare i tempi per evitare di prendersi sempre le legnate. Comunque la cosa importante è la partecipazione dei lavoratori, se si sono riaperte le danze per noi è perché gli siamo sempre stati con il fiato sul collo: il giorno dell’accordo tutto il gruppo è rimasto lì fino alle 11 di sera. Una volta noi precari ai tavoli non avevamo neanche il diritto di parola: se non sei delegato non conti nulla. Abbiamo insistito e costretto l’assessore ad essere presente alle trattative, a prendersi le sue responsabilità di indirizzo politico, bisogna continuare a presidiare i tavoli.

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