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Il 6 giugno dello scorso anno si è tenuto il primo, storico e partecipatissimo sciopero dei dipendenti comunali di Roma, contro l’applicazione del nuovo contratto proposto dall’amministrazione Marino.

A partire dal primo gennaio di quest’anno c’è la applicazione unilaterale di questo contratto da parte del Comune di Roma.

 

L’attacco ai lavoratori

 

In base alle nuove norme, i lavoratori comunali sono sottoposti ad una flessibilità selvaggia e devono essere disponibili a qualsiasi orario di servizio; solo così possono accedere al salario accessorio. Tolto il quale, non rimangono stipendi da parlamentari, ma solo salari da fame.

Gli uffici dovranno rimanere aperti fino alle otto di sera (con lo stesso personale) e tutti i lavoratori debbono essere disponibili a lavorare di più, con più flessibilità, senza nessun aumento di salario.

Martedì 7 gennaio si è tenuta un’assemblea convocata dall’Usb (che il Comune ha tentato in tutti i modi di far saltare) dove sono stati protagonisti le maestre e le educatrici di asili e scuole materne e i vigili urbani.

In questa giornata, per essere ricevuti dal vicesindaco Nieri (Sel), i lavoratori hanno dovuto occupare il consiglio comunale.

Le maestre si battono contro il nuovo orario di lavoro (che prevede un aumento di tre ore settimanali) e le nuove griglie di orari e presenze a cui sono sottoposte, una riorganizzazione del lavoro tutta basata sulla produttività estrema, che svilisce in maniera indecorosa i servizi educativi forniti da lavoratrici che hanno dedicato una vita intera a prepararsi per lavorare coi bambini. In più, con l’aumento dell’orario di lavoro, aumentano i carichi di lavoro e si dà il benservito a supplenti precarie in servizio anche da più di dieci anni.

I vigili urbani si mobilitano contro le nuove turnazioni h24, previste per loro dal nuovo contratto, in base alle quali, per accedere al salario accessorio, si deve accettare l’assoluta arbitrarietà degli orari di servizio. Così, non si avranno più orari certi in base ai quali pianificare la propria vita ma, di volta in volta, orari ritagliati su misura in base a quello che succede in città (e a Roma di cose ne succedono tante ogni giorno!).

In questo momento c’è grande solidarietà tra queste due categorie, che rappresentano le punte più avanzate della lotta dei dipendenti comunali a Roma. Nell’assemblea del 7 gennaio, mentre montava lo scandalo dei certificati medici inviati dai vigili il 31 dicembre, le lavoratrici di asili e materne presenti invocavano a gran voce lo sciopero generale, dicendosi disponibili ad adottare anche loro la stessa forma di protesta scelta dai vigili urbani.

Due giorni dopo, 4mila vigili (su 6mila) sono scesi in assemblea davanti al Campidoglio.

 

La lotta dei vigili urbani

 

L’autorità di garanzia per gli scioperi ha da tempo messo sotto le proprie lenti di osservazione le mobilitazioni dei vigili urbani di Roma; la procura ha addirittura aperto un fascicolo dopo quanto successo a Capodanno e circa cento vigili (per ora) rischiano il licenziamento.

Raffaele Cantone, presidente dell’autorità anti-corruzione, pur essendo esplosi scandali di ogni tipo, da Expo2015 fino alle indecenze delle cooperative legate al malaffare nel Comune di Roma, ha trovato il tempo per dedicarsi ai vigili urbani, reclamando, con una solennità degna di miglior causa, l’applicazione della rotazione territoriale anti-corruzione; pena la trasformazione del corpo dei vigili urbani di Roma in un terreno di corruzione da far apparire gli altri casi bagattelle, meritevoli al massimo di qualche titolo di coda in un tg della mezzanotte.

 

Gli avvenimenti di Capodanno

 

Dopo l’ennesima rottura dei tavoli di trattativa, avvenuta a dicembre 2014, i lavoratori del corpo dei vigili di Roma Capitale sono stati costretti ad escogitare altre forme di lotta, trovandosi sotto l’occhio del ciclone dell’autorità di garanzia sugli scioperi, dell’autorità anti-corruzione, del prefetto, del questore, di sindaco e vice-sindaco e in piena campagna mediatica già montante contro i dipendenti comunali che “scioperano per mantenere i loro privilegi”.

Viene decisa la rinuncia completa agli straordinari (che sono comunque ben pagati, quindi si rinuncia ad una bella fetta di stipendio) e si stabilisce di non coprire Natale e Capodanno.

In una situazione di cronica carenza d’organico, se si coprono solo grazie agli straordinari situazioni eccezionali, che a Roma sono la normalità, si lasciano scoperti tantissimi posti.Solo per fare un esempio, il Capodanno si copre di solito con settecento persone in straordinario. Quest’anno hanno aderito solo in dodici alla richiesta di effettuare turni straordinari, mentre l’anno scorso furono mille.

Trovatasi di fronte al rifiuto di effettuare straordinari, l’amministrazione comunale procede all’accorpamento di tutti i turni del 31 dicembre e del primo gennaio in un unico turno dalle 18.00 alle due di notte, con una comunicazione che arriva la sera del 29 dicembre.

Si prefigura una situazione che poi si ripeterà undici giorni più tardi in occasione del derby Roma-Lazio e poi in ogni altra occasione in cui ci sarà un grande evento in città: si stabilisce un unico grande turno per coprire l’evento, si stravolgono gli orari di tutti i lavoratori, con pochi margini per organizzarsi e, per coprire questi eventi (generalmente al centro della città), si lasciano completamenti scoperti tutti gli altri servizi, soprattutto in periferia.

I sindacati rispondono a questa specie di precettazione di circa mille vigili, convocando una assemblea dalle 21,00 a mezzanotte, la sera di Capodanno.

L’autorità di vigilanza sugli scioperi interviene immediatamente chiedendo al prefetto di prendere in mano la situazione: i vigili non possono fare né sciopero, né assemblea, che comunque viene considerata una forma di sciopero.

Per rispondere a questo ennesimo attacco al diritto allo sciopero, nonché a riunirsi in assemblea e quindi ad organizzarsi sindacalmente, si fa strada l’idea che ognuno debba ricorrere ai mezzi che ritiene più opportuni per far sentire la propria voce.

Sono state date cifre fantasiose e completamente gonfiate o artefatte su quanto successo a Roma il 31 dicembre (si è parlato di 83 vigili su 100 in malattia, quando i certificati medici sono stati 571, meno del 10% dell’organico della polizia municipale a Roma); quello che è fuori di dubbio è che si è ricorsi ai certificati di malattia come estrema forma di protesta.

 

Vincere è ancora possibile

 

Dopo l'approvazione del Jobs act in Parlamento, si è aperto un dibattito se dovesse essere applicato anche al pubblico impiego; per preparare l'estensione dei licenziamenti facili anche al settore pubblico si doveva trovare un varco, una categoria da massacrare per passare poi all'attacco di tutti, che fossero i lavoratori dell'Asìa a Napoli, gli autisti di Bari o i vigili urbani di Roma, faceva poca differenza.

Peccato che, nella disastrata sinistra italiana non c'è alcuna consapevolezza di quanto sta accadendo e anche per quanto riguarda Susanna Camusso che, in un'intervista dell'undici gennaio su il Corriere della Sera, si schiera coi vigili che a Capodanno hanno lavorato, viene da chiedersi su che pianeta viva.

Al contrario, è proprio grazie alla determinazione dei lavoratori a portare avanti la mobilitazione, che si può ancora ottenere una vittoria. Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, in un Campidoglio assediato dai lavoratori, si è raggiunto un pre-accordo, che sarà sottoposto a referendum.

L'amministrazione comunale si è impegnata a concedere la sospensione fino a settembre del nuovo contratto, aprendo nel frattempo un tavolo permanente sulle nuove norme da applicare ai dipendenti.

L'esito finale di questa mobilitazione, a cui guardano i dipendenti pubblici di tutta Italia, è sulle spalle dei lavoratori. Solo mantenendo alto il livello della lotta, senza arretrare di un millimetro, si potrà tradurre in una vittoria le aperture ottenute nella notte di metà gennaio.

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