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Nel silenzio quasi assoluto della calda estate 2008 e nella compiacente propaganda dei mass media scatenati contro il “fannullonismo”, il governo, dopo tante dichiarazioni di guerra al pubblico impiego ha colpito duramente attraverso una serie di decreti legge convertiti poi in agosto nella Legge 133, assunta infine come vera e propria manovra finanziaria.

Mentre scriviamo pare confermato lo sciopero generale del pubblico impiego del 26 ottobre. È il terzo sciopero generale convocato nel 2007 da Cgil-Cisl-Uil dopo quelli convocati ad aprile e giugno e revocati all’ultimo momento. L’ultimo sciopero fu revocato a fronte di un’intesa siglata il 29 maggio fra governo e organizzazioni sindacali che prevedeva un aumento medio di 101 euro.

Avevamo già avuto modo di spiegare nell’edizione 202 di Falce Martello quanto sia stata indecorosa la gestione del rinnovo economico del contratto nazionale del pubblico impiego scaduto nel 2005. Tutto si è svolto sulla testa dei lavoratori che, di fatto, aldilà di qualche assemblea, non sono mai stati consultati, tant’è che le Organizzazioni Sindacali sono andate al tavolo di trattativa col governo senza alcuna piattaforma. L’accordo siglato il 29 maggio, se si può, inquadra una scenario anche peggiore.

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