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SOLIDARIETA’ ALLE MADRI NELLA CRISI

Dal 30 giugno un nutrito gruppo di ex lavoratrici del Policlinico di Milano ha occupato il tetto dell’ospedale. Un gesto estremo perché estrema è la loro situazione. Anni di contratti precari come assistenti ospedaliere, con tutte le responsabilità, le pressioni, i ritmi massacranti che questo comporta e, dall’altra parte, solo astratte promesse di stabilizzazione mai avvenute, infine il licenziamento.

A 117 lavoratrici del Policlinico sono stati assegnati la mansione di accudire malati, di assistere in sala operatoria e post operatoria, in reparti di emergenza e di cure complesse, con un contratto interinale, rinnovato di mese in mese anche per vent’anni: chi governa questo paese è riuscito ad arrivare pure a questo.

Ma ora queste lavoratrici con il sostegno dell’Unione sindacale di base, hanno detto basta. Basta a promesse mai mantenute, basta al ricatto, basta anche alla strategia sindacale del tavolo di trattativa ad oltranza senza mai provare a cambiare i rapporti di forza nella vita reale.

Perché da che mondo è mondo i tavoli di trattativa, senza avere dietro il sostegno e la mobilitazione dei lavoratori, non portano mai a veri avanzamenti.

Il protocollo d’intesa firmato il 4 agosto scorso (mentre l’occupazione del tetto del Policlinico proseguiva da oltre un mese) da Arifl Agenzia regionale lombarda per la formazione), Cgil, Cisl e Uil ne è una ulteriore dimostrazione.

Il protocollo parte dal presupposto che l’avvalimento di personale attraverso lo strumento contrattuale della somministrazione non ha comunque determinato criticità all’interno del sistema sanitario pubblico… per giustificare la normativa attuale che consente di proseguire nelle assunzioni di interinali, come se nulla fosse!

Poi si parla della criticità occupazioale ricordando un accordo del novembre 2013, che prevederebbe l’assunzione a tempo indeterminato da parte delle agenzie interinali vincitrici di gara aggregata; accordo tanto efficace che le operatirici del Policlinico sono state bellamente licenziate, dopo che l’azienda ospedaliera ha assunto per conocroso 29 nuove figure che le licenziate dovrebbero pure formare. Pure la beffa!

Ma il protocollo garantisce l’applicazione del Contratto nazionale degli interinali, il sostegno al reddito e il riconoscimento della professionalità nella ricolocazione in future postazioni che dovrebbero aprirsi.

L’unica cosa certa è il nuovo appuntamento per monitorare le opportunità di lavoro nel mese di settembre.

In questa vertenza c’è pure il paradosso dell’assunzione per concorso: le assistenti sanitarie tenute per anni con contratti precari, nonostante l’alta specializzazione conquistata nel tempo non vengono assunte perché l’assunzione da parte dell’azienda ospedaliera è prevista solo attraverso il concorso. I concorsi di solito non si fanno perché mancano i soldi; al Policlinico però, pare all’insaputa dell’agenzia interinale, il concorso si fa sulla testa dei precari, mettendo le lavoratrici precarie in contraddizione con chi il conocorso lo ha vinto. Un comportamento inaccettabile da parte di un’azienda pubblica che si occupa di cura delle persone. È dovere delle organizzazioni sindacali prendere una posizione netta su questo punto: la santià pubblica vive una crisi drammatica di carenza di personale, nessuno deve essere lasciato a casa, annullamento dei licenziamenti e tutte devono essere immediatamente collocate nella proria postazione.

La lotta di queste lavoratrici è solo la punta dell’iceberg di un malessere diffuso tra tutti i lavoratori della sanità e del pubblico impiego più in generale.

Le politiche di austerità, cioè di tagli indiscriminati e precarizzazione dei servizi pubblici, le controriforma prima del governo Berlusconi (Brunetta), poi Monti e ora Renzi, l’aumento dell’autoritarismo e del ricatto nei luoghi di lavoro, il blocco dei contratti nazionali da ormai oltre cinque anni, l’aumento sempre più insostenibile per le famiglie dei costi per potersi curare, sono quello che subiamo tutti quotidianamente.

Le lavoratrici del Policlinico, come molti altri lavoratori nella sanità, dovrebbero essere considerati lavoratori a tutti gli effetti del sistema sanitario e non presi a prestito da un’agenzia interinale (oggi somministrazione).

Dobbiamo lottare per una piattaforma rivendicativa adeguata che unisca tutti le lavoratrici e i lavoratori della sanità a partire dalla tutela della dignità del lavoro, che preveda l’abolizione del lavoro precario, dei finanziamenti alla sanità privata e preveda un piano di assunzioni nella sanità pubblica con salari adeguati.

Probabilmente su questa piattaforma non si apre alcun tavolo di concertazione, ma non è con gli estensori di leggi e accordi che ci hanno portato all’attuale barbarie che pensiamo sia possibile cambiare la situazione. Sappiamo tutti che le leggi sono dalla parte di quei padroni e amministratori che portano avanti tagli e licenziamenti, a tutela dei loro interessi e di lauti profitti, le leggi d’altra parte le hanno scritte loro.

Che questa situazione è destinata ad esplodere non lo si vede solo dalla determinazione delle lavoratrici del Policlinico.

Recentemente il presidente dell’autority antisciopero, Roberto Alesse, ha lanciato un grido d’allarme alle istituzioni dicendo che se non aprono un po’ i cordoni della borsa nei prossimi mesi potrebbe succedere di tutto. Il “Garante” snocciolando i dati ha detto che nel pubblico impiego le ore di sciopero nel 2013 rispetto al 2012 sono decuplicate e che in particolare nella sanità le proclamazioni di sciopero sono aumentate del 70%.

Prima si prende atto che non esiste nessuna concertazione possibile, meglio è. Per quanto possa sembrare difficile, non si arriverà mai ad una trattativa fruttuosa, senza il coinvolgimento e il sostegno attivo delle lavoratrici e dei lavoratori, ad una piattaforma che parta davvero dalle necessità di chi lavora.

A giudicare dal protocollo sottoscritto dalla Cgil, questo grande sindacato è molto distante dalla necesità di rimettersi a lottare seriamente e di assumersi le sue responsabilità nella difesa fino in fondo dei nostri diritti. E questo è un problema perché mai come oggi c’è bisogno di unità dei sindacati e dei lavoratori per lottare, non per concertare. Nessun sindacato è autosufficiente. Le lavoratrici del Policlinico ci stanno provando con il sostegno dell’Usb, ma è indiscutibile che serve di più. Dobbiamo essere ambiziosi, la lotta riguarda tutti e non possiamo accontentarci né delle pacche sulle spalle di chi è con noi, né delle frasi consolatorie di chi firma accordi e ci vorrebbe tranquilli a casa, con pazienza e determinazione dobbiamo puntare in alto.

Per questo oltre a esprimere tutta la nostra solidarietà alle lavoratrici del Policlinico, siamo ancora più consapevoli della necessità di proseguire la nostra battaglia in Cgil, per un sindacato combattivo che sostenga le lotte più avanzate, che diffonda la consapevolezza fra tutti i lavoratori della necessità della lotta e si metta alle spalle un ventennio di concertazione, che ha fallito allora e che oggi, nel pieno della crisi è ancora più incompatibile con gli interessi dei lavoratori.

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