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La vertenza sul rinnovo contrattuale per il biennio economico che riguarda 3 milioni e mezzo di lavoratori sta diventando un vero e proprio romanzo con risvolti farseschi.

I sindacati di categoria di Cgil-Cisl-Uil si erano presentati alla trattativa senza una piattaforma. Già questo ha dell’incredibile. Evidentemente, non essendoci una piattaforma, non c’è stata nemmeno una discussione tra i lavoratori sulle richieste salariali.

Ai primi di aprile si arriva all’accordo per circa 200mila lavoratori statali tra sindacati e Aran, l’Agenzia che rappresenta il governo. 101 euro di aumento medio lordo (poco più di 60 euro in busta paga) per il 2007 (a regime da gennaio 2008 sulla prossima finanziaria). Per il 2006 si “rispolvera” la vecchia vacanza contrattuale, ci si deve accontentare di 10 euro circa mensili in sostituzione degli arretrati (il contratto era scaduto a fine 2005).

Ma le segreterie di Cgil-Cisl-Uil, memori (dicono) di quello che successe col governo Berlusconi, dichiarano di non volere revocare lo sciopero proclamato per il 16 aprile fino a quando non vedranno le direttive applicative. Il ministro Nicolais dice di averle già pronte ma nulla si muove fino a quando, a pochi giorni dallo sciopero, la

direttiva emanata dal Governo “tradisce i contenuti delle intese raggiunte il 5-6 aprile a palazzo Chigi”, come ha modo di dire lo stesso Podda, segretario della Cgil Funzione pubblica. I 101 euro sono diventati 95 e si pretende inoltre il blocco di quel poco di contrattazione integrativa esistente.

Le organizzazioni sindacali rispondono all’attacco del governo con… la sospensione dello sciopero! Si dice, infatti, che sarà proclamato nel mese di maggio perché i tempi non sono sufficienti per mantenere la data del 16 aprile. Ma lo sciopero del 16 aprile non era stato convocato proprio per evitare brutti scherzi da parte del governo?

Nel frattempo le segreterie di Cgil-Cisl-Uil comunicano ai lavoratori degli altri comparti del pubblico impiego, tra cui i più numerosi sono quelli della sanità e degli enti locali, che sono in preparazione le piattaforme. Ad oggi, le piattaforme non si sono ancora viste ma è ormai diventato un riferimento la richiesta di 101 euro per tutto il pubblico impiego. Di fatto, dunque, è stato il governo stesso, con l’accordo prima sottoscritto il 5 aprile e poi non rispettato, a stabilire la piattaforma sindacale senza uno straccio di discussione tra i lavoratori.

Si convoca un nuovo percorso di mobilitazione che dovrebbe sfociare nello sciopero generale il 1° giugno con manifestazione nazionale a Roma. Ma dulcis in fundo, nel percorso di mobilitazione è previsto un giorno di “sciopero al contrario”. In pratica, i lavoratori un giorno del mese di maggio lavoreranno un’ora in più gratis. Un’ora di lavoro “autogestita”, si dice, dalle organizzazioni sindacali. In buona sostanza, così il sindacato risponde alla propaganda vergognosa del governo e di qualche “economista” che attacca i lavoratori del pubblico impiego accusandoli di “fannullonismo” (da quale pulpito!). La cosa ci pare che non abbia bisogno di ulteriori commenti.

Mentre scriviamo la data dello sciopero generale resta in piedi anche perché Aran ha fatto saltare l’incontro con Cgil-Cisl-Uil che era previso il 18 maggio. Aran ha chiesto di rinviare l’incontro al 28 maggio, quattro giorni prima dello sciopero generale, una vera e propria provocazione! Come se non bastasse il Garante ha dichiarato illegale lo sciopero del 1° giugno perché avviene pochi giorni dopo le elezioni amministrative.

Il fatto che il governo possa permettersi di prendere in giro i lavoratori è dato in primo luogo dalla debolezza e l’ambiguità con cui il vertice sindacale ha affrontato fin dall’inizio la vertenza. Comunque finisca per i lavoratori sarà un passo indietro; non solo esistevano le condizioni per conquistare dei veri miglioramenti, ma le debolezze mostrate ci dicono che il vertice sindacale si sta preparando nel modo peggiore ai futuri attacchi che il governo sta preparando (a partire dal Ddl Lanzillotta), di cui la campagna contro i lavoratori “fannulloni” è solo la premessa.

Mentre scriviamo non sappiamo se lo sciopero verrà effettuto o meno, le ultime notizie dicono che il ministro avrebbe rispolverato la proposta dei 101 euro, ma a condizione di prolungare da due a tre anni la durata del contratto. Se ci sarà, dovremo mobilitarci affinché il messaggio arrivi chiaro non solo al governo, ma anche ai dirigenti sindacali: sulla pelle dei lavoratori non si scherza!

 

23/05/07 

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