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Circa un milione di lavoratori pubblici il 5, 6 e 7 marzo ha votato, dopo quasi 5 anni, per le Rsu nei comparti degli Enti locali, della Sanità, dei Ministeri, degli Enti Pubblici non economici, delle Agenzie Fiscali e della Presidenza del Consiglio con un affluenza al voto di circa il 79%.

Secondo i dati della Fp Cgil nazionale, che saranno certificati tra alcune settimane dall’Aran, il 33,2% dei lavoratori ha votato Cgil, con una crescita del 3,5% rispetto alle precedenti elezioni del 2007, ai danni di Cisl e Uil che, insieme, perdono più del 3% con un calo più consistente del consenso ai danni, in particolare, della Cisl.
C’è da ricordare che il rinnovo delle Rsu è avvenuto dopo più di un anno dalla loro naturale scadenza a causa della volontà da parte del precedente governo e delle stesse Cisl e Uil di non prevederne il rinnovo.
Il dato che emerge è particolarmente significativo in quanto erano le prime elezioni dopo le politiche di macelleria sociale messe in campo da Brunetta e soci ai danni dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego, con la continuità delle politiche del governo Monti e dei ministri Fornero e Patroni Griffi (Funzione Pubblica). Un dato, quindi, che sconfigge i sindacati filogovernativi che hanno avallato ogni scelta con la complicità e la sottoscrizione di accordi separati, compresi i provvedimenti che hanno tolto il ruolo stesso di contrattazione alle Rsu.
Ad oggi mancano dati ufficiali che ci consentano di analizzare con correttezza l’esito di queste elezioni per i sindacati di base, in particolare per l’Usb, l’unico tra i sindacati di base che da anni è stato in grado di radicarsi e di costruire un significativo consenso nel pubblico impiego. Risulta, comunque, una tenuta da parte dell’Usb con una crescita importante all’Inps dove, secondo i dati della stessa Usb, cresce dal 14,7% al 21% e, in alcuni importanti comuni come quelli di Milano e Bologna, consolida la sua posizione di secondo sindacato e si avvicina molto alla Cgil che perde consensi. Risulta invece in calo in diversi comparti, in particolare nella sanità.
La Fp Cgil cresce invece in tutti i comparti, in particolare in quello delle Agenzie Fiscali, dove con il 6,1% supera la Cisl, e nei Ministeri e nelle Autonomie Locali (+4,5%), il comparto più grande, dove hanno votato quasi 400mila lavoratori. La Cisl, storicamente forte tra i dipendenti pubblici, crolla in tutti i comparti con l’unica eccezione della Presidenza del Consiglio, un piccolo comparto, comunque, con un’unica Rsu presente solo nella città di Roma.
Forti difficoltà della Cgil nella sanità, dove è cresciuta solo dell’1%, un comparto considerevole in termini di addetti che ha visto votare 376mila lavoratori, con un calo in particolare nei policlinici e nei grandi ospedali, sintomo di un forte malessere che vivono i lavoratori dell’assistenza, infermieri e Oss. che, a fronte del blocco del turn over, sono costretti a saltare riposi o a fare doppi turni con ritmi di lavoro particolarmente elevati. è evidente che la Cgil non sia vista da questi lavoratori come un sindacato utile al miglioramento delle proprie condizioni di lavoro. Si è avuta, infatti, una crescita dei sindacati “autonomi” come la Fials, a Bologna e in molti territori del sud, o il Nursing Up (corporazione degli infermieri), che hanno fatto presa con argomenti contro la casta e sul presunto loro apoliticismo, nascondendo il fatto che anche questi sindacati hanno firmato tutti gli accordi separati contro i lavoratori.
Aldilà del risultato importante della Cgil resta da fare una riflessione su come aumentare la fiducia agli occhi dei lavoratori molto di più di quanto non sia oggi. In fondo, viste le scelte di Cisl e Uil, la Cgil avrebbe potuto accrescere molto di più il proprio consenso.
Esiste in effetti una clamorosa questione salariale, in un contesto in cui, il contratto è scaduto da 3 anni e le recenti manovre finanziarie lo hanno bloccato per i prossimi 5 anni. Resta infatti un dissenso diffuso nella base sull’incapacità di riconquistare il Contratto nazionale e sul ruolo contrattuale del sindacato. Ai lavoratori spetta il compito, dopo queste elezioni, di organizzarsi sindacalmente affinché il sindacato, a partire dalla Cgil, sia uno strumento utile per migliorare le proprie condizioni di lavoro e il salario.

*direttivo nazionale Fp Cgil

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