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Milano - L’Ospedale San Raffaele, i delegati della Rsu e tutte le organizzazioni sindacali hanno approvato l’accordo che prevede fino al 31 dicembre 2014: il ritiro dei 244 licenziamenti, il reintegro dei 64 lavoratori già licenziati e il mantenimento del loro contratto nell’ambito della sanità pubblica senza deroghe al contratto nazionale. In cambio della sospensione dei licenziamenti i lavoratori avranno una riduzione del loro stipendio, si parla di una decurtazione media del 9%, l’azienda risparmierà 9,25 milioni di euro. Il grosso delle decurtazioni è legato all’accordo aziendale del 2010, al salario accessorio delle alte qualifiche, ma i lavoratori vedranno anche una riduzione del buono mensa e delle indennità infermieristiche (15%).
I sindacati si impegnano a non promuovere alcun contenzioso collettivo nel periodo e sulle materie attinenti l’accordo, in cambio l’azienda ritira i provvedimenti disciplinari in corso. Una sorta di condono tombale in cambio del silenzio sindacale.
L’aver sventato i licenziamenti è un sospiro di sollievo, dopo mesi di mobilitazione, scioperi e proteste puntellate anche dalle manganellate delle forze dell’ordine.
Sarebbe stato possibile raggiungere un accordo più avanzato?
La vicenda del San Raffaele, eccellenza della sanità lombarda, si apre quando nel 2011 si scopre un buco finanziario di 1,5 miliardi di euro. Denari drenati da don Verzè e compagnia per garantirsi la bella vita, ma soprattutto per garantire il “buon” funzionamento della sanità privata, gli appalti e la convenzione con la regione Lombardia. Dal processo è risultato condannato Pierluigi Daccò a dieci anni di carcere e la restituzione di 5 milioni di euro. Pochi giorni fa tre imprenditori sono stati prosciolti da ogni accusa e uno condannato a restituire 700mila euro.
Aldilà dei giudizi sulle indagini e sulle scelte della magistratura, colpisce la disparità di trattamento: ai lavoratori viene richiesto di pagare in solido 9,25 milioni subito, pena il posto di lavoro, ai padroni, che hanno fatto sparire i miliardi, 5,7 milioni che non si sa neanche con certezza quando verseranno.
Peraltro oggi il San Raffaele è di proprietà del gruppo Rotelli, di fatto monopolista della sanità privata convenzionata a livello nazionale, un gruppo che non patisce certo la fame.
A gennaio, quando, a seguito di assemblee affollatissime, il 55% dei lavoratori disse no al primo accordo che prevedeva lo scambio salario-posti di lavoro, sfiduciando anche il delegato dell’Usi che pure quell’accordo aveva firmato, si puntava certamente ad un risultato diverso. Dopo quel referendum si imponeva il problema di come rilanciare la lotta e aprire una vertenza generale sulla sanità contro i tagli previsti dalla “spending review”. La Rsu, a maggioranza Usb-Usi, ha rivendicato la pubblicizzazione dell’ospedale, unico modo per difendere per intero i diritti e gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori del San Raffaele.
Usb dichiarava grande determinazione alla lotta dura per una vertenza generale, ma alle parole non è seguita una strategia su come condurre la battaglia e costruire i necessari rapporti di forza. Non stupisce che un settore di delegati vedesse come unico sbocco credibile limitarsi a contrattare un accordo aziendale migliore di quello sottoposto a referendum.
Il coordinamento a sostegno della vertenza, composto prevalentemente da lavoratori della sanità dei sindacati di base, puntava a rompere l’isolamento, ma non ha trovato l’accordo nemmeno per un volantino comune per lo sciopero dell’8 maggio dei sindacati di base.
La Cgil ha pure cercato di inserirsi in queste difficoltà di strategia, convocando un contro-presidio in aperta polemica con la Rsu, vedendo uno spazio per sottrarle egemonia fra i lavoratori. Tentativo fallito, ma guardando il risultato finale, sorge una domanda: erano poi così grandi le differenze? L’accordo siglato è solo parzialmente migliore di quello di gennaio, Usb e i confederali lo presentano come un grande successo della lotta; certo, va dato merito ai sindacati di base di essere sempre stati al fianco dei lavoratori, non scomparire come ha fatto la Cgil, ma un rapporto più equilibrato con la realtà sarebbe più corretto. Grazie alle lotta gli attacchi sono solo rimandati di un anno e mezzo: sarà utile raccogliere le idee e le forze per l’inevitabile futura battaglia del San Raffaele e di tutti i lavoratori della sanità.

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