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USA • Oltre due settimane di sciopero alla Verizon.

87.200 dipendenti della Verizon Communications hanno incrociato le braccia, costringendo questa enorme impresa statunitense di telecomunicazioni a sedersi al tavolo delle trattative con i sindacati. La Verizon è il frutto della fusione fra la Bell Atlantic Corporation e la GTE: i lavoratori accusano la proprietà di voler realizzare questa fusione tagliando posti di lavoro e salari.

Lo sciopero, che ha avuto luogo in diverse filiali contemporaneamente e che è durato dai 15 ai 18 giorni a seconda della zona, si è concluso con un buon risultato: un contratto triennale che prevede un aumento salariale del 12% in 3 anni, un aumento del 14% della pensione aziendale, alcune limitazioni (comunque ancora insufficienti rispetto agli standard europei) allo "straordinario forzato" cui l’azienda ha sempre fatto un largo ricorso.

Un risultato altrettanto importante è quello ottenuto sul fronte dei diritti sindacali: i sindacalisti potranno parlare con i dipendenti della Verizon Wireless (la più grande compagnia americana di telefonia mobile), organizzare sindacati ai quali sarà automaticamente ed immediatamente riconosciuto il diritto alla contrattazione collettiva qualora una sigla raccolga una significativa maggioranza di adesioni.

Questo apre importanti possibilità anche negli USA alla sindacalizzazione di un settore della classe operaia sempre più importante nei Paesi sviluppati e non potrà non stimolare analoghe iniziative da parte delle maestranze delle imprese concorrenti. La lotta alla Verizon fa fare un altro passo avanti alla rinascita sindacale statunitense.

Cina • Contro le privatizzazioni.

Il 28 settembre 500 metalmeccanici, sfidando la repressione del regime, hanno bloccato per sei ore un’importantissima linea ferroviaria nella provincia dello Yunnan, protestando contro la svendita della loro fabbrica ai privati e la conseguente perdita di posti di lavoro. Il governo cinese ha risposto con lo stesso stile dei capitalisti nostrani, mandando un centinaio di poliziotti sul posto e dichiarando che non si tratta di una svendita ma di un importante investimento privato (8.400.000 dollari) che permetterà il rilancio dell’azienda.

Questo è solo l’ennesimo caso di proteste operaie contro i licenziamenti e il drastico peggioramento delle condizioni di lavoro che sono il portato delle "aperture" verso il capitalismo condotte dalla Cina. L’anno scorso sono state registrate 100mila proteste, nel 1998 60mila.

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