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In occasione della manifestazione contro l'occupazione militare della Sardegna, in programma oggi davanti al poligono militare di CapoFrasca, i compagni di Falcemartello diffonderanno questo volantino.

 

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No alle basi militari, nè in Sardegna nè altrove

 

I recenti incendi causati nei pressi del poligono NATO di Capo Frasca (1.400 ettari vicino ad Oristano) dalle esercitazioni militari e i goffi tentativi dell’ Esercito di minimizzare e nascondere perfino alla Regione Sardegna, ha portato alla ribalta la questione delle servitù militari in Sardegna, a pochi giorni da quella che speriamo sia una riuscitissima manifestazione popolare.

Ormai è noto a tutti che la stragrande parte delle servitù militari nello stato italiano pesano sulla nostra isola, che causano un inquinamento mostruoso con conseguenze catastrofiche per l’ambiente e la salute umana (non a caso il governo di recente ha pensato bene di innalzare le soglie per valutare l’impatto ambientale), ed è altrettanto noto che tutti gli schieramenti politici governativi si sono sempre inchinati o al massimo hanno espresso ridicoli vagiti sulla questione, nei decenni di Autonomia.

Non manca a questa recita manco il governatore piddino Pigliaru, che chiede una ridicola diminuizione delle servitù, oltre a presentare il conto per lo spegnimento del recente incendio: una sorta di vendetta del servo. La giusta e sacrosanta ripulsa che suscitano le basi militari, e che sempre più tra i sardi sentite come uno schiaffo e un’umiliazione è più che giustificata, anche alla luce del fatto che sul suolo sardo vengono testate sistemi d’arma di ogni genere, soprattutto al Salto di Quirra (quasi 13 mila ettari) e Capo Teulada (più di 7000 ettari), che sono anche i poligoni militari più grandi d’Europa.

Tutta una serie di forze politiche che si sono alternate alla guida della regione negli ultimi vent’anni, ora cercano di cavalcare la battaglia contro le basi, compresi i giornali sardi. Certo, non è un caso che servitù militari di tale stampo coloniale siano state attuate proprio in Sardegna, ma è anche vero che il peso del militarismo italiano grava sull’intera classe lavoratrice italiana, soprattutto a causa delle ingenti spese militari, che invece potrebbero essere usati per migliorare l'istruzione, la salute pubblica e creare posti di lavoro (l’Italia per le politiche del lavoro e l’esercito spende una cifra quasi identica). Renzi e i suoi colleghi europei giocano a fare i grandi statisti sulla scena internazionale, distruggendo contemporaneamente i diritti e i servizi, per far crescere la competitività e “snellire” lo stato, ma la realtà è che la prospettiva di recessione permanente e il peggioramento delle condizioni di vita presto farà saltare gli equilibri sociali su tutto il continente.

Siamo convinti che solo una lotta popolare, che ponga come obbiettivi tra l’altro l’abbattimento delle spese militari e la chiusura di tutti i poligoni e basi NATO sul territorio italiano può arrivare a questo risultato.

Una lotta che è legata alla più generale lotta contro i governi che vogliono farci pagare la crisi economica:

NO ALLE ESERCITAZIONI MILITARI!

NO ALLE BASI E AI POLIGONI MILITARI!

NO ALLE POLITICHE IMPERIALISTE!

 

SINISTRA CLASSE RIVOLUZIONE-SASSARI

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