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Il 12 marzo, dopo mesi di rinvii e una consultazione farsa, è stata emanata dal Consiglio dei ministri la riforma targata “Buona scuola”. 

Ma come mai Renzi emana soltanto a marzo una riforma promessa intorno a metà dicembre? Il motivo è semplice, in autunno era presente in Italia una mobilitazione studentesca ed operaia con centinaia di migliaia di persone. Attaccare in quel momento la scuola poteva essere troppo rischioso. 

Nello stesso modo va interpretata la trasformazione della riforma da decreto legge (decreto di massima urgenza da approvare entro 60 giorni) a disegno di legge (proposta di legge con tempi di approvazione incerti in nome della discussione parlamentare). Il settore scolastico è uno dei settori più combattivi, un attacco troppo diretto potrebbe far scattare una nuova mobilitazione, cosa non da escludere visti i contenuti della riforma.

Come lo stesso Renzi ha dichiarato in conferenza stampa “sarà un’autonomia scolastica vera”. Ed ecco allora che il piano di assunzioni di circa 100mila precari viene confermato anche se non è ancora dato sapere se davvero partirà entro settembre di questo anno. Con questo piano di assunzioni, se 100mila lavoratori saranno assunti, altri 93mila perderanno per sempre la possibilità di insegnare: infatti le supplenze oggi coperte dai 93mila precari delle graduatorie d’istituto saranno coperte dai 100mila nuovi assunti delle graduatorie ad esaurimento. Inoltre i docenti saranno scelti dai presidi tramite appositi albi. Questo significa che i presidi di fatto avranno sempre più potere e ora si potranno definire dei veri e propri dirigenti. I presidi inoltre avranno voce in capitolo sull’assegnazione degli aumenti salariali ai docenti: nell’ottica di una “buona scuola-azienda” entrerà in vigore la “meritocrazia” tanto richiesta da Confindustria. Costerà 200 milioni e di fatto metterà uno contro l’altro gli insegnanti con l’obiettivo di accaparrarsi una parte di questi fondi. 

Questa riforma tocca anche la didattica: se da una parte gli studenti potranno scegliere parte delle proprie materie, dall’altra saranno spediti a lavorare gratis in aziende o enti pubblici. Questi stage saranno di 400 ore per tutti gli studenti del triennio della scuola superiore con indirizzo tecnico e professionale e 200 ore per gli studenti degli indirizzi liceali.

Spesso il governo ha detto che occorre sviluppare una maggiore sinergia tra istruzione e mondo dell’economia. Significa semplicemente che da oggi i privati entrano con i loro stanziamenti economici nelle scuole e gli studenti lavorano gratis per quei privati. 

Coloro che investiranno nell’istruzione avranno crediti d’imposta pari al 65 per cento, ma d’altronde un po’ di soldi privati servivano, il governo non può trovare soldi per tutto… li ha già trovati per le scuole private. Cosa vogliamo di più? 

Questa riforma è l’ennesimo attacco all’istruzione, gli studenti devono organizzarsi in vere organizzazioni combattive e con una vera prospettiva di cambiamento. L’epoca della concertazione è terminata, come ha detto Renzi stesso. Noi siamo d’accordo: la concertazione è finita e non siamo disposti ad accettare nessun punto di questa riforma. Dobbiamo organizzarci e rispondere a questo ennesimo attacco contro l’istruzione pubblica.

Un primo passo in questa direzione sarà la Conferenza nazionale di Sempre in lotta, che si terrà dal 2 al 4 aprile a Milano. Se non ci stai ad abbassare la testa, è arrivato il momento di dire basta: organizzati e lotta con noi!

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