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La Spagna oggi è l’avanguardia della lotta di classe in Europa. La radicalizzazione si esprime in tutti i campi: elettorale, politico e sociale. Partiamo dalle elezioni amministrative che si sono tenute meno di un mese fa. Le liste collegate a Podemos hanno vinto in molte delle più importanti città spagnole: Madrid è governata da Manuela Carmena di Ahora Madrid, il primo sindaco non del Partito popolare da vent’anni. Simile la situazione a Saragozza, Valencia e Barcellona, con Ada Colau, leader radicale del movimento anti-sfratti. La vittoria di Podemos segna una svolta. Già con l’insediamento dei sindaci il 13 giugno è stato palese il sostegno di massa dato alla sinistra radicale: migliaia di lavoratori e studenti spagnoli si sono radunati davanti ai municipi per festeggiare la vittoria delle liste collegate a Podemos e la sconfitta dei sindaci legati al Partito popolare.

Ma anche i primi provvedimenti dei sindaci, condizionati da questa pressione della massa, vanno in direzione di rottura con il sistema. Lo vediamo bene a Barcellona: Ada Colau ha infatti proposto sanzioni per quelle banche che mantengono le case vuote e non le affittano con canone popolare agli sfrattati. In un paese come la Spagna, che ha visto 600mila provvedimenti di sfratto in meno di sette anni (120mila dei quali nella sola Barcellona) capiamo subito la portata di questi provvedimenti. Subito la terra ha iniziato a tremare anche sotto le poltrone del governo spagnolo. Rajoy, fedele strumento del capitale nell’applicazione delle politiche di austerità, ha dichiarato che Podemos è un pericolo per la Spagna quanto Syriza lo sarebbe per la Grecia, ma è evidente che ciò che davvero spaventa questi signori è la possibilità di perdere le elezioni politiche di novembre. Al terrore del governo spagnolo si è aggiunta la repressione: è di qualche giorno fa la notizia della condanna a quattro anni di carcere di Alfon, un giovane membro della tifoseria organizzata del Rajo Vallecano, nota per le sue posizioni anticapitaliste. L’accusa, falsa, sarebbe quella di aver portato materiale incendiario allo sciopero generale del 2012: la realtà è che questa condanna si inserisce nel contesto di applicazione della cosiddetta Ley Mordaza, che ha introdotto restrizioni pesanti al diritto di espressione e manifestazione. È evidente che in Spagna, con la crescita della polarizzazione di classe, avanzano le forze della sinistra radicale, e la borghesia inizia a tremare: in questo contesto, stanno maturando le condizioni per una vittoria di Podemos alle prossime elezioni politiche.

Ma una vittoria alle elezioni, come il caso greco ci ha dimostrato, non risolve di per sé i problemi della lotta di classe. Sarà un passo in avanti se Podemos assumerà in maniera chiara le rivendicazioni, come il non pagamento del debito e la nazionalizzazione sotto controllo operaio di banche e industrie, che potranno portare la Spagna a una rottura reale con il sistema capitalista.

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