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Gli eventi del giugno 1914 sono esemplificativi come pochi altri nel Novecento delle potenzialità rivoluzionarie che si aprono improvvise nelle crisi di legittimazione della classe dominante, così come della forza della reazione che riconsolida il proprio potere quando la rivolta non si arma di un programma di transizione per la conquista del potere politico.

 L'eredità di Enrico Berlinguer viene rivendicata da buona parte dei partici politici di governo e di opposizione di questo paese. La tragica morte, avvenuta l'11 giugno 1984, pochi giorni dopo un malore accusato mentre parlava a un comizio a Padova, ha contribuito sicuramente ad alimentare il mito di colui che rivestì la carica di segretario del Partito comunista italiano in un decennio decisivo per il movimento operaio italiano.

In questi giorni per ricordare il settantesimo anniversario della liberazione di Roma dal nazifascismo il Comune ha riempito la città di un manifesto in cui campeggiano la bandiera britannica e quella statunitense. Siamo certi che nel ricordo delle istituzioni sentiremo un fiume di parole in cui ci diranno che senza gli eserciti alleati la Capitale non sarebbe mai stata liberata.

La storiografia ufficiale e la sua degna compagnia, la fiction televisiva, hanno ampiamente rovistato nei cassetti della storia della resistenza alla ricerca di preti, carabinieri, imprenditori, professori universitari che in un modo o nell'altro si siano dissociati o opposti al regime fascista. I singoli casi vengono poi analizzati al microscopio in maniera tale che un granello di polvere possa sembrare un massiccio montuoso.

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