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A vent’anni dal suo scioglimento il Partito comunista italiano continua ad occupare un posto rilevante nella coscienza diffusa del nostro paese, del “popolo della sinistra” e dei lavoratori. Varie iniziative (mostre, pubblicazioni, incontri) testimoniano questa realtà, tanto che maliziosamente un editorialista del Corriere della sera si domandava come mai tutti celebrassero la scomparsa del Pci e nessuno la contestuale nascita del Pds; la borghesia e i suoi intellettuali in effetti non annoverano la gratitudine fra le proprie doti…

La polemica sul 17 marzo, giornata scelta per celebrare i 150 anni dell’Unità italiana, con il dilemma di considerarla come giornata festiva o meno ha sottolineato ancora una volta di più la confusione e la retorica attorno alla storia del Risorgimento e del processo di unificazione del paese, su cui le visioni acritiche di una parte e dell’altra occultano l’analisi storica e politica di un avvenimento così fondamentale.

Prima della marcia su Roma dell'ottobre '22, il fascismo conquistò molte delle nostre città. La marcia su Roma fu poco più di una parata, mal preparata e a tratti grottesca. Riuscì per la connivenza della monarchia e delle forze dell'ordine. Determinò la nascita del primo Governo Mussolini per la viltà delle cosiddette “forze democratiche”, più spaventate dalla classe operaia che dalla teppaglia fascista. Fu la marcia simbolica sulla città capitale, quando la marcia reale si era già data in molte città di provincia. Fu la conquista simbolica del centro amministrativo, dopo che molte periferie operaie erano già cadute.

Dal 2004, ovvero da quando è stato istituito, il giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe
è diventato l'occasione per sviluppare un'opera di revisione dal punto di vista storico portata avanti non solo dalla destra, ma anche da intellettuali presuntamente progressisti. Pubblichiamo una riflessione a riguardo di Francesco Giliani, che è stato testimone di un tentativo di questo genere in una scuola superiore della provincia di Modena.

La storia scritta da chi resiste

4/02/1999 Venezuela: Chavez eletto Presidente. In poco tempo diventerà un dittatore per tutte le diplomazie occidentali, specialmente dopo ogni sua nazionalizzazione o ogni suo schiaffo agli USA.

9/02/1849 Roma: dopo la fuga di papa Pio IX viene proclamata la Repubblica Romana. Chi partecipò alle prime elezioni (vinte dai democratici) si meritò la scomunica del Vaticano, tuttora una monarchia assoluta tale e quale l’Arabia Saudita.

10/02/1990 Sudafrica: il Presidente De Klerk annuncia il rilascio di Nelson Mandela. A oltre 20 anni, senza rivoluzione, i bianchi si ritrovano tuttora padroni dell’economia e pure perdonati. Ma i minatori del Cosatu, spina dorsale della lotta all’apartheid, potrebbero chiedere il conto.

12/02/1924: Esce il primo numero del giornale “l’Unità” fondato da Gramsci e organo del PCd’I. Cos’è diventata nel 2011?

21/02/1848: Marx ed Engels pubblicano il Manifesto del Partito comunista.

21/02/1965 New York: Malcolm X viene assassinato. Giunto a posizioni vicine al marxismo abbandonando definitivamente le idee “razziali”, era evidentemente diventato pericoloso.

23/02/1956: Kruscev attacca la venerazione di Stalin come culto della personalità. Si scopre che Stalin non era proprio il padre della rivoluzione... Nell’ottobre di quell’anno, però, la burocrazia russa si ricompatterà dietro i carri armati inviati per soffocare i consigli operai di Budapest.

27/02/1593: Giordano Bruno è incarcerato nel palazzo del Sant’Uffizio di Roma. Le scuse arriveranno 4 secoli dopo per Galileo (che s’era piegato), non per lui.

2/03/1919 Mosca: nasce la III Internazionale (il Komintern), come strumento per far trionfare la rivoluzione socialista in tutto il mondo. Verrà sciolta da Stalin nel 1943.

5/03/1943 Torino h10: inizia nell’officina 19 lo sciopero degli operai della Fiat Mirafiori. In pochi giorni 100mila lavoratori incrociano le braccia: passati alla storia come gli “scioperi del marzo 1943”, segnano l’inizio del crollo del regime fascista e rappresentano il primo, vero e corale, episodio della Resistenza

22 giugno 1941

Senza alcuna dichiarazione di guerra, la Germania nazista invade l’Unione Sovietica. Le difese dell’Armata Rossa sono indebolite dalle purghe staliniane che colpiscono i migliori ufficiali e dall’illusione che Hitler non avrebbe rotto i patti siglati nel 1939. Alla miopia del burocratismo, rimedierà la generosità dei lavoratori sovietici: con 22 milioni di morti l’Urss sarà la vera artefice della sconfitta militare del nazismo.

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