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Poche riviste nel movimento operaio possono vantare come la nostra vent’anni di storia basandosi fondamentalmente sulla vendita militante. A costo di grandi sacrifici siamo riusciti in questi anni a tenere in attivo il nostro giornale grazie al contributo fondamentale dei nostri sostenitori e dei tanti compagni che hanno acquistato la rivista alle manifestazioni, nelle assemblee o più semplicemente nei propri luoghi di lavoro e di studio.

Siamo quindi orgogliosi di presentare ai nostri lettori questo numero con il quale raggiungiamo il traguardo delle 200 edizioni, che pensiamo rappresentino nel loro insieme un prezioso contributo di elaborazione politica e di sostegno attivo e militante ad ogni singola lotta si è sviluppata negli ultimi 20 anni in questo paese.

Se ce l’abbiamo fatta ad arrivare fin qui, attraversando l’89, il crollo dell’Urss e la reazione ideologica che ne è seguita è perché, probabilmente, il nostro progetto aveva una sua forza e una prospettiva dinnanzi a sé.

Per noi il giornale è sempre stato uno strumento fondamentale per portare avanti il nostro progetto politico, abbiamo sempre creduto e continuiamo a credere a quello di cui parlava Lenin nel Che Fare?, del giornale come “organizzatore collettivo”. Abbiamo fatto ogni sforzo perché FalceMartello fosse quel tipo di giornale e pensiamo di esserci riusciti.

Eravamo molto giovani e forse molto ingenui in quel lontano settembre del 1986. Pensavamo che tutto sarebbe stato più facile di come è stato. Ma siamo qui e questo è ciò che più conta.

Quella di FalceMartello è la storia di un gruppo di giovani comunisti emiliani e milanesi che nel corso degli anni ’80 entrarono in conflitto con la linea politica del gruppo dirigente della Fgci, ai tempi guidata da Folena (e prima ancora da Fumagalli) e che si misero alla ricerca di nuove idee.

Nella loro ricerca trovarono le idee del marxismo rivoluzionario e della tendenza internazionale Militant (che in quegli anni aveva grande influenza in Gran Bretagna, guidava la sinistra nel partito laburista e persino il consiglio comunale di Liverpool).

Concretamente alcuni figiciotti (come venivano chiamati ai tempi i militanti giovani del Pci) ”eretici” di Ferrara entrarono in contatto con due compagni della tendenza internazionale guidata da Ted Grant, venuti rispettivamente dalla Spagna (si trattava di Miguel Suescun) e dall’Inghilterra (Fernando d’Alessandro, figlio di emigranti italiani).

Avvenne così che il giornalino del circolo “Lombardi” della Fgci di Ferrara che si chiamava appunto FalceMartello, iniziò nel 1983 a subire l’influenza di quelle nuove idee che sottoponevano a critica profonda la linea del gruppo dirigente del Pci e della Fgci.

 

 

I compagni vennero presto espulsi dalla Fgci di Ferrara come accadde in seguito agli altri sostenitori che si raccolsero attorno alla rivista negli anni a seguire.

Il giornale per un periodo, non avendo una registrazione ufficiale fu costretto ad uscire cambiando il proprio nome ad ogni numero, fino al settembre del 1986 quando riuscirà finalmente ad ottenere tutte le autorizzazioni legali e ad uscire come pubblicazione periodica.

Nella redazione, che si stabilì a Milano in un piccolissimo locale di 30 metri, erano pochissimi i militanti con una esperienza politica risalente agli anni ’70, gli altri erano una schiera di giovanissimi (età media 19 anni) che venivano in particolare dalle mobilitazioni studentesche dell’85-’86.

Tra di loro c’erano oltre al sottoscritto, Claudio Bellotti, Pietro Sassi, Antonio Forlano (a Milano) Riccardo De Giuli, Francesco Merli, Roberto Sarti e Sonia Previato (tra Ferrara, Modena e Bologna), per citare alcuni fra quelli attivi a tutt’oggi. Si trattava di un gruppo di una cinquantina di compagni presente in quattro città che diede vita a quell’esperienza politica.

Nel giro di un anno eravamo stati già tutti espulsi dalla Fgci, mentre per la verità il Pci, soprattutto nelle sezioni ingraiane, ci tollerava di più (fu il caso ad esempio della sezione “Carlo Marx” di Milano).

Data l’età media dei compagni il lavoro politico si sviluppava soprattutto attraverso un intervento nel movimento studentesco (piuttosto attivo all’epoca).

I compagni di FalceMartello, ispirati dai marxisti spagnoli (che diedero vita al Sindicato de Estudiantes guidando le grandi lotte dell’86-’87) formarono alla fine dell’87 i comitati promotori del Sindacato degli Studenti, che nel 1989-90 guidavano importanti manifestazione con migliaia di partecipanti a Milano e avevano circa 500 aderenti in una decina di città a livello nazionale.

FalceMartello per un breve periodo di tempo divenne persino un quindicinale.

A fronte di questi primi successi arrivò quello che per noi era assolutamente imprevista ai tempi: gli effetti della crisi dei regimi dell’Est.

Ci illudavamo, all’inizio, complice l’entusiasmo giovanile, che quella crisi non avrebbe avuto effetti su di noi che i conti con lo stalinismo li avevamo fatti fino in fondo aderendo a una tendenza trotskista. La realtà fu un’altra: quella nuova situazione politica produsse la crisi della nostra tendenza internazionale e dunque anche la nostra. Ci ritrovammo alla fine del ’92 ad essere circa un terzo di quelli che eravamo l’anno prima e a ricominciare il nostro lavoro politico con l’adesione a Rifondazione Comunista, che venne ritardata in alcune zone da alcuni dirigenti “zelanti” del Prc che temevano l’infiltrazione di forze aliene al movimento operaio.

Di fatto finimmo così per entrare nel partito nello stesso periodo in cui Bertinotti decise di rompere definitivamente con il Pds per diventare il segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Da allora abbiamo fatto enormi progressi. Ma la storia di FalceMartello degli ultimi anni, come area di sinistra del Prc è più conosciuta e non c’è qui lo spazio per riprenderla.

Falcemartello oggi è una rivista diffusa in tutto il territorio nazionale che vende circa 1.500 copie a edizione e che ha propri sostenitori in moltissime fabbriche e realtà di movimento nel nostro paese.

E che soprattutto ha un grande futuro davanti a sé. Cosa di cui non abbiamo mai dubitato fin da quando avevamo 16 anni e stampavamo la prima edizione di questo nostro bel giornale. Siamo un po’ più vecchi, ma l’entusiasmo di allora non l’abbiamo mai perso.

Tanti auguri, Falcemartello!

 

14/03/2007 

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