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La storia del movimento operaio novecentesco è ricca di esperienze che hanno contribuito a trasformare il quadro dei rapporti sociali e a modellare le organizzazioni di cui la classe lavoratrice si è storicamente dotata per difendere i propri interessi. Alcune di esse sono state in grado di rivelare fino in fondo la forza che è in grado di esprimere il proletariato organizzato; altre lo hanno fatto solo parzialmente; altre ancora si sono concluse con tragiche sconfitte che hanno segnato intere generazioni di attivisti politici e sindacali.

Gli scioperi del marzo del 1943 esplosero quando l’Italia era al quarto anno di guerra: la “militarizzazione” dell’economia aveva potenziato la produzione industriale e nei grandi centri del Nord le conseguenze della disoccupazione erano state, almeno in parte, arginate dal bisogno di manodopera delle fabbriche impegnate nello sforzo bellico. Le retribuzioni, tuttavia, non erano affatto in grado di reggere l’impressionante aumento del costo della vita e ciò aveva provocato la moltiplicazione di piccoli ma numerosi segnali di avversione nei confronti della guerra (atti d’indisciplina, assenteismo, scritte murali...): essa iniziava ad essere considerata, quanto meno dai settori operai di convinzione antifascista, come l’occasione per una resa dei conti con il regime, messo in difficoltà anche dalle notizie sul cattivo andamento delle operazioni militari in Grecia e in Albania.

 

Crisi del fascismo e protagonismo operaio



Gli scioperi del marzo del 1943 esplosero quando l’Italia era al quarto anno di guerra: la “militarizzazione” dell’economia aveva potenziato la produzione industriale e nei grandi centri del Nord le conseguenze della disoccupazione erano state, almeno in parte, arginate dal bisogno di manodopera delle fabbriche impegnate nello sforzo bellico.

Il 21 febbraio del 1848 veniva pubblicato a Londra il Manifesto del Partito Comunista, attorno al quale Marx ed Engels cominciarono ad organizzare le forze del proletariato a livello internazionale. Nel mezzo della crisi più pesante del capitalismo, almeno dal dopoguerra ad oggi, questo libro si conferma come un testo imprescindibile per chiunque voglia approfondire i principi del comunismo e trovare una soluzione alla crisi economica.


A proposito del “giorno del ricordo”


I dieci anni passati dalla presentazione della legge per l'istituzione del giorno del ricordo, votata poi da tutto l'arco parlamentare con poche eccezioni, non hanno certo attenuato il carattere mistificatorio di questa ricorrenza. Già la scelta della data, così vicina a quella del 27 di gennaio, giorno dell'abbattimento nel 1945 dei cancelli di Auschwitz e commemorazione a livello internazionale  delle vittime del nazismo, le tenderebbe a confondere e unificare.

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