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Foibe e lotta partigiana:

contro il revisionismo storico

Le dichiarazioni di Giorgio Napolitano in occasione della "Giornata del ricordo" sulle vicende della guerra partigiana nel nordest sono particolarmente gravi. Su questo tema la redazione di FalceMartello ha già fornito numerosi approfondimenti ai nostri lettori, che invitiamo a rileggere. Pubblichiamo oggi un Ordine del giorno approvato alla conferenza di organizzazione del circolo del Prc di Tavagnacco (Ud), che riteniamo faccia un po' di chiarezza rispetto alla propaganda unilaterale a cui abbiamo assistito in questi giorni.

 

Ordine del giorno sulle dichiarazioni del Presidente Napolitano

 

Il circolo di Tavagnacco del Partito della Rifondazione Comunista, riunito in conferenza d’organizzazione, esprime la propria contrarietà nei confronti della brutalità con la quale il presidente della Repubblica Napolitano ha insultato, il 10 febbraio, i partigiani jugoslavi che, al fianco di quelli italiani, lottarono negli anni della seconda guerra mondiale contro il nazi-fascismo. Le parole utilizzate dal Capo dello Stato in occasione della celebrazione al Quirinale della cosiddetta Giornata del Ricordo rappresentano l’ennesimo attacco, condotto con argomentazioni del tutto strumentali, portato al protagonismo dell’esercito partigiano jugoslavo nella lotta per la liberazione dei territori occupati dagli eserciti aggressori dell’Italia fascista e della Germania nazista .

Parlando di “una furia sanguinaria che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica”, Napolitano ha ribadito alcuni delle peggiori mistificazioni che la propaganda dell’estrema destra italiana ha sempre alimentato; Enzo Collotti, storico autorevole intervenuto il giorno successivo sulle pagine de “Il Manifesto”, ha parlato del “vittimismo nazionale” che parole del genere non possono che alimentare: accreditare l’idea di “terre ex italiane” offese dal “moto di odio” scatenato dal “disegno annessionistico slavo” significa stravolgere il significato di quegli avvenimenti storici secondo i criteri del più grossolano revisionismo. Nella lettura di quelle vicende proposta da Napolitano, ed entusiasticamente accolta da tutti gli esponenti della politica italiana, le popolazioni slovene e croate, le quali hanno pagato un costo elevatissimo a causa delle ambizioni imperialiste del fascismo, vengono trasformate da vittime principali a responsabili uniche della violenza di quegli anni di guerra.

In un colpo solo il Capo dello Stato cancella le gravi responsabilità della politica di aggressione dell’Italia nei Balcani e il contributo eroico dato dai partigiani jugoslavi alla Resistenza europea, con lo scopo evidente di mettere in discussione la legittimità degli accordi di pace con i quali vennero risolti i contenziosi territoriali lasciati aperti dalla guerra. Da questo punto di vista, sono completamente condivisibili le riflessioni critiche di Collotti:  “Sin quando si continuerà a voler parlare della Venezia Giulia, di una regione italiana, senza accettarne la realtà di un territorio abitato da diversi gruppi nazionali e trasformato in area di conflitto interetnico dai vincitori del 1918 [l’Italia], incapaci di affrontare i problemi posti dalla compresenza di gruppi nazionali diversi, si continuerà a perpetuare la menzogna dell'italianità offesa e a occultare (e non solo a rimuovere) la realtà dell'italianità sopraffattrice”.

Il circolo del PRC di Tavagnacco sente l’esigenza di respingere le menzogne diffuse dal nazionalismo italiano, e fatte proprie da Napolitano; per questa ragione considera altrettanto sbagliate le dichiarazioni di sostegno alla sua posizione espresse dalle altre autorità dello Stato, Fausto Bertinotti e Franco Marini. I due presidenti di Camera e Senato hanno dichiarato di condividere “pienamente la verità e il giudizio storico” che le sue parole avrebbero contenuto: hanno contribuito, unendosi al coro dei postfascisti capeggiati da Fini, a dare forza ai contenuti della campagna anti-partigiana ed anti-jugoslava che Napolitano ha maldestramente deciso di rilanciare. Ancora una volta le parole dello storico già citato sono le più efficaci: “Da sempre nella lotta politica, soprattutto a Trieste e dintorni, il Movimento sociale (Msi) un tempo e i suoi eredi oggi usano e strumentalizzano il dramma delle foibe e dell'esodo per rinfocolare l'odio antislavo; rintuzzare questo approccio può sembrare oggi una battaglia di retroguardia, ma in realtà è l'unico modo serio per non fare retrocedere i modi e il linguaggio stesso della politica agli anni peggiori dello scontro nazionalistico e della guerra fredda”.

Per queste ragioni, il circolo del PRC di Tavagnacco ribadisce l’esigenza di contrastare l’insidiosa illusione che vi possa essere un’unità di tutti gli italiani nel ricordo delle tragedie evocate strumentalmente dal revisionismo: non esiste una “storia comune” ad oppressi ed oppressori, e non può esistere, pertanto, una memoria condivisa.  Con questa consapevolezza, il circolo chiede alla federazione provinciale del partito di farsi carico dell’esigenza di promuovere, in tempi rapidi e in accordo con le altre forze della sinistra interessate a respingere l’imperante retorica patriottarda, un grande convegno anti-fascista presso il capoluogo friulano, nel corso del quale dare voce alle ricercatrici e ai ricercatori che negli ultimi anni hanno rifiutato di conformarsi alla “vulgata” falsificatrice cui le celebrazioni della Giornata del Ricordo hanno conferito una pericolosa ufficialità. Dovranno essere invitate a promuovere l’appuntamento tutte le forze politiche e le realtà associative della sinistra croata e slovena: esso dovrà diventare l’occasione per rilanciare il senso fondamentale della fratellanza internazionalista che legò le popolazioni oppresse nella lotta contro il nazi-fascismo e che nessuna invettiva d’ispirazione nazionalista riuscirà ad estinguere.

Primi firmatari: Patrick Del Negro e Gabriele Donato

Approvato all’unanimità.

Tavagnacco, 13 febbraio 2007

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