Breadcrumbs

Nella prima settimana del mese di giugno, si svolgono due importanti udienze per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 (che provocò 32 vittime e numerosi feriti di cui alcuni gravissimi), un incidente in ferrovia trasformatosi in un disastro a causa di un incendio di enormi proporzioni scatenato dalla fuoriuscita di Gpl da un vagone-cisterna (il treno merci deragliò per la frattura di un asse di un vagone che fu forato da un picchetto).

 

Lunedì 3 giugno: la seconda parte dell’udienza preliminare del processo a carico di 33 imputati tra i cui i vertici delle ferrovie e delle altre società coinvolte. Martedì 4 giugno: la quinta udienza (definitiva), presso il Tribunale di Lucca, per la reintegrazione di Riccardo Antonini, ferroviere licenziato per il suo impegno nella ricerca della verità sulla strage. Intervistiamo Riccardo sul processo, il licenziamento e lo stato della sicurezza nelle ferrovie.


In occasione dell’udienza del 4 giugno vi sarà un presidio a Lucca ed il 29 giugno, in occasione del quarto anniversario della strage, una manifestazione a Viareggio. Qual è il bilancio delle mobilitazioni che ci sono state a sostegno della tua vertenza?

Il mio licenziamento è la conseguenza di una straordinaria mobilitazione sulla strage ferroviaria di Viareggio. Le lotte sono impegno e sacrificio, ma quando sono condotte bene possono produrre importanti risultati. Con la lotta si pagano anche prezzi molto cari. Il mio licenziamento è uno di questi.

Nelle quattro udienze vi sono stati altrettanti presìdi molto partecipati di fronte al Tribunale, fino a duecento presenze di familiari delle vittime, ferrovieri, lavoratori e delegati Rsu, cittadini. Dal mio licenziamento vi sono stati: uno sciopero generale della Versilia, il blocco di treni intercity, cortei, assemblee, dibattiti che rivendicavano la mia reintegrazione. La sicurezza in ferrovia è un problema grave e reale: dal 2007 sui binari sono morti 37 lavoratori, uno ogni due mesi! La conferma del licenziamento renderebbe ancora più difficile l’attività per la sicurezza degli attivisti sindacali, di delegati Rls e Rsu, continuamente ricattati, minacciati e sanzionati.

I tre precedenti anniversari della strage hanno visto migliaia e migliaia di cittadini e lavoratori sfilare per Viareggio. Fin da adesso siamo mobilitati per far sì che anche il quarto anniversario, il prossimo 29 giugno, sia celebrato nel migliore dei modi affinché la strage non sia dimenticata, non rimanga impunita e non abbia a ripetersi.

 

Subito dopo l’incidente di Viareggio, organismi sindacali e delegati Rsu e Rls denunciarono come la rottura di un asse di un carrello del vagone merci sia un incidente tipico avvenuto numerose volte senza le conseguenze di Viareggio. Significa che la strage di Viareggio poteva essere evitata se si fosse fatto tesoro dei precedenti incidenti?

La strage ferroviaria di Viareggio poteva e doveva essere evitata. Solamente in Toscana nei giorni precedenti vi erano stati due incidenti di treni merci analoghi a quello di Viareggio che, per buona sorte, non avevano provocato vittime e feriti. Era l’allarme che qualcosa di grosso poteva accadere. In questi anni in ferrovia la situazione è enormemente peggiorata, sia per il trasporto inteso come servizio pubblico e sociale, sia per la sicurezza. Ristrutturazioni, deregolamentazioni, liberalizzazioni e privatizzazioni hanno penalizzato sicurezza e salute attraverso una politica che ha tagliato personale e manutenzione, dismesso controlli, verifiche e ispezioni. La strage di Viareggio è figlia di questa politica che subordina drammaticamente la sicurezza al profitto, alla competitività, al mercato.


Dante De Angelis, macchinista e Rls, che si rifiutò di salire su un treno Eurostar con il famigerato pedale “a uomo morto”, è stato licenziato due volte e per due volte reintegrato. Sandro Giuliani è stato licenziato per aver adottato elementari principi di prevenzione in materia di rischi sul lavoro. Perché negli ultimi anni i vertici delle Fs hanno radicalizzato lo scontro sul tema della sicurezza?

Dante, nel 2006, è stato licenziato per essersi rifiutato di guidare un treno attrezzato con il cosiddetto pedale “a uomo morto” o Vacma, che doveva essere premuto con entrambi i piedi ogni 55 secondi, continuamente, per evitare il suono di un allarme e il blocco del treno. Questo attrezzo infernale risale agli anni ’30, all’epoca fascista, e la sua introduzione è stata tentata più volte, nel corso degli anni, per eliminare il secondo macchinista dalla guida del treno (sempre all’insegna del risparmio), senza però riuscirci, grazie alla ferma opposizione del personale di macchina. La seconda volta Dante è stato licenziato nel 2008 per aver denunciato lo “spezzamento” di treni Eurostar.

In questi anni i vertici delle Fs hanno radicalizzato lo scontro fino alla più pesante delle rappresaglie come il licenziamento semplicemente perché hanno incontrato forti resistenze a questi processi di ristrutturazione che penalizzano fortemente la sicurezza per lavoratori e viaggiatori. La tragica “novità” della strage di Viareggio è che a perdere la vita sono stati cittadini (bambini, ragazze, donne e uomini) che riposavano nelle proprie abitazioni.

 

A livello sindacale, la risposta data alle ritorsioni messe in pratica dalle Fs è stata adeguata?

Adeguata sarebbe stata una forza capace di respingere ogni attacco, ogni intimidazione, ogni sanzione e licenziamento. Sappiamo quanto è difficile oggi la situazione per i lavoratori in tutte le categorie. I ferrovieri, particolarmente il personale sui treni, hanno ricevuto e ricevono centinaia di contestazioni e sanzioni disciplinari. I ferrovieri hanno risposto con forza nel 2006 quando Dante fu licenziato la prima volta ed ottennero la sua riassunzione e quella dei quattro colleghi licenziati perché accusati di aver denunciato problemi di sicurezza nella trasmissione di “Report” nel 2003. Da quella esperienza abbiamo compreso la necessità di un organismo stabile di difesa e costituito la cassa di solidarietà tra ferrovieri.


Qual è il tuo giudizio sull’ultimo contratto per il gruppo Fs firmato lo scorso anno?

è un contratto pesantissimo che interviene ancor più violentemente anche nei tempi di vita del personale. Basti pensare che:

- aumenta l’orario settimanale (per il personale dei treni quello giornaliero arriva fino a 10 ore!);
- i ritmi e l’intensità del lavoro sono sempre più serrati;
- diminuiscono i tempi di riposo fra un turno e l’altro;
- viene ratificato un solo macchinista alla guida dei treni con l’aumento delle vetture che un capotreno da solo deve scortare;-
- viene così sancito un numero sempre crescente di esuberi.

Come se non bastasse, i turni che prima erano collettivi diventano individuali (diversi per ognuno e conosciuti dal personale praticamente di mese in mese). Anche il sindacato Orsa (che inizialmente non lo aveva firmato per la grande opposizione dei ferrovieri, in particolare di macchinisti e capitreno), dopo alcuni mesi ha firmato.

 

Quali sono le rivendicazioni più urgenti da proporre fra i ferrovieri in questo momento?

Il diritto ad operare in sicurezza, a tempi di lavoro meno faticosi, ad orari, ritmi e condizioni di lavoro sostenibili e dignitose.

Nuove assunzioni (bloccate da anni) per i giovani, il blocco delle esternalizzazioni, il blocco degli esuberi. La sicurezza del trasporto pubblico e sociale per pendolari, lavoratori e studenti.

Nuovi treni e mantenimento delle linee attuali. Treni puliti, non affollati e sicuri.

Il potenziamento e lo sviluppo del trasporto popolare e non l’Alta velocità.

Respingere al mittente le sanzioni disciplinari e i licenziamenti.

La difesa e la tutela dei delegati alla sicurezza (Rls), degli attivisti che difendono la sicurezza di tutti e pretendono l’applicazione delle norme.

Joomla SEF URLs by Artio