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128 operai processati per la lotta del 2002

 

Nel 2002 i lavoratori degli appalti ferroviari diedero vita ad una lotta dura e coraggiosa, contro una feroce ristrutturazione promossa dalle Ferrovie con gare di appalto al “massimo ribasso” allo scopo di ottenere lo “spezzatino contrattuale”: un effetto diretto della riforma Bassanini - svendita del patrimonio pubblico e dei sui lavoratori sul mercato - del primo governo Prodi.

La lotta che spaventò padronato e governo Berlusconi, irritò il sindacato, che ingabbiato dalle pratiche concertative andava organizzando semplici scioperi testimoniali. I lavoratori scavalcarono tutti con azioni forti come l’occupazione dei binari cioè il blocco del normale esercizio delle attività ferroviarie (considerato reato penale) fino all’occupazione del tetto della stazione Centrale di Milano.


La vecchia società “Gorla” - colosso nel mondo delle pulizie non solo delle Ferrovie italiane, ma anche alberghi, tenute di cavalli, banche e uffici - d’accordo con Fs e governo organizzò un licenziamento di massa (12mila lavoratori) tramite una “gara di appalto” fatta al massimo ribasso per poi riassumerli a part-time in altre ditte come la Pietro Mazzoni, di un parente del ministro degli esteri Fini, dando inizio al cosiddetto spezzatino contrattuale.


Obiettivi: risparmio sugli stipendi, aumento frenetico della produttività, cassa integrazione/mobilità per coloro che non avrebbero accettato uno stipendio a 600 euro mensili e soprattutto, nel medio periodo, ricambio del personale da stabile e maturo a precario e più flessibile/accondiscendente.


All’accordo sindacale sulla ristrutturazione del 2 maggio 2002 che non soddisfò le aspirazioni dei lavoratori fece seguito la vendetta dei padroni e del governo che procedettero alla denuncia di 128 operai per blocco del servizio pubblico. Curioso che fra gli indagati vi sia solo qualche delegato sindacale, impiegato, ma nessun capo piazzale né dirigente sindacale. Hanno identificato solo gli operai “normali”…


Gli iscritti Cisl e Uil sono difesi da avvocati d’ufficio, mentre quelli della Filt-Cgil hanno fatto scendere in campo l’avvocato Smuraglia un nome, una garanzia per una difesa in grande stile, anche se ai lavoratori coinvolti è stata richiesta una “quota di partecipazione” di 50 euro per le spese legali. Una vertenza legale costosa e difficile, trovandosi di fronte a un reato penale (interruzione di pubblico esercizio), che ai lavoratori si propone di affrontare con il patteggiamento ossia l’ammissione di colpa! Nessuna autocritica, neanche una riga di commento sulla vertenza, sulla condotta del sindacato o sul ruolo giocato dai lavoratori. Ci si limita a dire che, rifiutando il patteggiamento “potremmo sostenere la discriminante dello stato di necessità e il riconoscimento dell’attenuante dell’aver agito per ragioni di particolare valore morale e sociale” senza comunque mai dimenticare i costi processuali e l’onorario per il legale (sempre presenti in entrambi i casi).


Circa un anno fa proponemmo alla Filt-Cgil, in previsione della prima udienza del 4 maggio 2005 una mobilitazione della categoria a sostegno dei lavoratori e contro l’atto giudiziario. La risposta della Filt-Cgil, senza smagliature fra i quadri dirigenti e di piazzale, è stata di inveire con insulti e provocazioni accusandoci di voler mandare tutti gli operai in galera. Il sindacato sperava che un tono dimesso avrebbe facilitato il percorso processuale nei mesi successivi. Purtroppo le conseguenze di questa sciagurata scelta politica della Filt sta portando questa vertenza ad una conclusione paradossale. Nel silenzio generale hanno preparato il piatto avvelenato: andare al dibattimento e rischiare una condanna penale fino a un anno, o andare al patteggiamento ed essere condannati ad una pena di 20 giorni di reclusione convertiti in una multa di 760 euro (38 euro al giorno). Accettare questa linea, sostenere il patteggiamento significa una sconfitta non solo di questi operai processati ma di tutto il movimento del settore perchè inibisce la difesa intransigente della propria dignità che si realizza attraverso il lavoro.


Invitiamo ancora una volta il sindacato a non sostenere il patteggiamento e a respingere questa polpetta avvelenata. Promuovere una campagna nazionale, partendo dalle categorie ingabbiate dalle maglie della legge antisciopero, per la difesa di tutti i lavoratori coinvolti in casi analoghi... I prossimi saranno gli autoferrotranvieri di Milano.


Come misura di concreto sostegno alla battaglia in corso, proponiamo l’autodenuncia di tutti i dirigenti sindacali locali regionali ma anche nazionali che sono andati a dare sostegno agli operai in lotta sui binari o sul tetto della stazione Centrale di Milano! Come pure di investire l’avanzo di bilancio che la Filt ha avuto nel 2005 in Lombardia per pagare i costi di una battaglia che non ha prezzo, anziché chiederli ai lavoratori che hanno già abbondantemente dato in termini di sacrifici e di determinazione.


Consulta il sito www.trasporti-inlotta.it per saperne di più.

12 Aprile2006

 

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