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Il settore del trasporto merci non conosce crisi, come confermato dalla nota congiunturale 2014 di Confetra: “(…) anno dopo anno i dati sono positivi sia in termini di traffico che di fatturato (…). Recuperati i valori pre-crisi (…), crescita dei courier (+3,8% in quantità e +3,5% in fatturato), sicuramente trainata dall’E-commerce che mantiene percentuali di incremento a due cifre, arrivando a raddoppiare il proprio valore in soli quattro anni”. Si chiama “compressione del costo del lavoro”, in parole povere bestiale sfruttamento dei lavoratori.

Quindi, deregolamentazione del lavoro, mancata applicazione del contratto nazionale (Ccnl). Ma anche, in caso di rispetto delle regole in essere, applicazione di norme arretrate o regressive che le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto nelle ultime tornate contrattuali. Se aggiungiamo il ricatto del lavoro, ritmi e carichi di lavoro infernali, comprendiamo il perché di questa crescita anomala.

Ma a tutto c’è un limite. Gli scioperi e la sindacalizzazione nel settore aumentano di giorno in giorno e anche in Ups i lavoratori degli appalti hanno iniziato a mobilitarsi per avere rispetto delle minime condizioni di lavoro e salariali. A Roma Bandinelli, stanchi delle promesse è bastato battere i pugni sul tavolo per ottenere il “ritorno in busta” di straordinari e livelli. A Roma Magliana come a Como i lavoratori rivendicano lo stipendio pieno, quello contrattuale. A Milano non sono mancate tensioni, un’assemblea spontanea sul ritardo degli stipendi, il rallentamento degli ingressi dei furgoni per avere un bagno per gli autisti, una petizione per avere delle divise adeguate alla stagione. Una recrudescenza che arriva da lontano cioè da una (mal) riposta fiducia verso il contratto nazionale sottoscritto nel 2011 e poi nel 2013 per ottenere quella giustizia sempre implorata e mai realizzata. La forza non manca ma i sindacati confederali e non, anziché unificare le vertenze nazionali e/o aziendali, sviluppare rivendicazioni unitarie, preferiscono rincorrersi “a chi grida più forte” a scapito di una autentica unità dei lavoratori. I confederali si fanno grandi dell’aver fatto entrare il Ccnl in ogni comparto del settore, ma questo si traduce per lo più in “premesse” estetiche ai diversi accordi aziendali pieni di deroghe che fanno arretrare le condizioni di vita e di lavoro degli autisti.

Il contratto, seppure rimane un collante essenziale, non basta! Il vero problema del settore è la sua frammentazione, le tante esternalizzazioni di attività che rendono del tutto inefficace la sua applicazione sostanziale.

Lo scontro vero è quindi alzare il costo del lavoro per rendere “inservibile” il principale strumento di divisione dei lavoratori: il sistema degli appalti alle cooperative e società terze, la cui funzione economica e produttiva è soltanto quella di tenere compressi i salari e i diritti. La vera grande sfida oggi è rivendicare l’internalizzazionedi tutte le attività legate alla movimentazione dei pacchi: facchinaggio e consegne. Equiparazione delle condizioni dei diritti e del salario dei lavoratori in appalto a quelli dei dipendenti diretti comprensiva di tutti i temi connessi come malattia, ferie, inquadramento, orari, sicurezza, salario, diritti e doveri.

L’obiettivo è molto ambizioso, ma corrisponde alle necessità vere dei lavoratori, solo così possiamo costruire con fiducia un futuro diverso, il nostro futuro!

 

* Rsu Filt-Cgil, Milano

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