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Scioperiamo per i nostri diritti, non per privilegi!

Le ultime agitazioni dei lavoratori dell’Azienda trasporti hanno voluto contestare il Pre-Accordo firmato a livello nazionale che prevede una serie di peggioramenti, a partire dall’aumento dell’orario di lavoro che attraverso una nuova turnazione che, organizzata su 17 settimane, porterebbe a lavorare oltre 4 giorni in più all’anno.

La condotta della propriètà, il Comune di Milano, e delle alte sfere aziendali è stata indecorosa, costruendo una intollerabile campagna diffamatoria verso la categoria degli autoferrotranvieri allo scopo di far leva sull’opinione pubblica contro i lavoratori.

Il sindaco Albertini ha dichiarato che un lavoratore Atm guadagna circa 70.000.000 l’anno. Di fronte a queste dichiarazioni, frutto unicamente della sua fantasia, ci verrebbe da chiedergli quanto pensi guadagnano i lavoratori assunti con i contratti atipici in Azienda, quanto guadagna un Cfl che non riceverà lo stesso salario di un suo collega nemmeno dopo 3 anni di servizio a parità di mansione rispetto ai colleghi più anziani? E volete sapere quanto guadagna un lavoratore interinale che l’Azienda ha assunto per i mesi estivi lavorando più ore di un suo collega? Circa un milione di lire…!

L’Atm, come se non bastasse, non perde occasione, al fine di motivare le proprie scelte, per raccontare ai lavoratori che nel 2003 ci sarà una gara d’appalto per la gestione del servizio di trasporto pubblico. Il tutto in un contesto nel quale l’azienda sarà già Spa e nel quale le leggi contro il diritto di sciopero saranno verosimilmente più soffocanti rispetto all’oggi. Di qui, nel lavoratore nasce una comprensibile perplessità: "Che cosa c’entra la gara d’appalto del 2003 con il peggioramento delle mie condizioni di vita e di lavoro?". La risposta è ovvia: nulla.

L’Atm è arrivata ad acquistare spazi pubblicitari sui giornali contro gli scioperi della categoria che sarebbero fatti unicamente per "difendere i privilegi". Quello che chiamano privilegi sono al contrario i diritti conquistati in decenni di battaglie politiche e sindacali, e la necessità di tutelare le condizioni di lavoro minime per garantire un servizio di trasporto pubblico sicuro.

I conducenti in particolare lavorano già in condizioni disumane, costretti a fare straordinari pena subire sanzioni disciplinari. Oggi una fetta consistente del servizio è coperto con straordinari: questi sarebbero i privilegi, lavorare nel traffico di una città caotica, senza corsie preferenziali, con mezzi obsoleti, costretti a fare straordinari e comunque a disposizione delle necessità aziendali (un conducente lavora in media 12 domeniche su 17)! L’azienda vorrebbe soltanto rapportarsi con manodopera docile, flessibile e a basso costo.

Dal canto loro i sindacati confederali si sono limitati a porre una questione di metodo rispetto alla condotta dell’Atm, colpevole di decidere tutto in maniera unilaterale e non in un’ottica concertativa. Come si può notare, c’é ben altro contro cui scagliarsi.

La pubblicità aziendale finisce così: "L’impegno di Atm […] viene vanificato da gruppi che vedendo solo i propri interessi corporativi, vogliono imporre, acquisire, mantenere privilegi, al di la della loro rappresentatività […]"! L’unico impegno che Atm sta mostrando è quello di attaccare non già i presunti privilegi che non abbiamo ma i nostri diritti e la nostra dignità di lavoratori.

A questo attacco dobbiamo rispondere compatti, dando ai lavoratori la possibilità di pronunciarsi sull’accordo, attraverso l’elezione di delegati di trattativa in ogni deposito che siano diretta espressione della volontà di lotta dei lavoratori, che siano revocabili e che assicurino una consultazione continua dei lavoratori che li hanno eletti.

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