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Tocca al settore operaio addetto alla manutenzione dei mezzi pagare il prezzo della riorganizzazione presentata da Atm nel Piano industriale lo scorso mese. Orari più lunghi, riduzione dei riposi e turni più pesanti sono in sintesi per l’azienda gli ingredienti per realizzare il suo ambizioso progetto: “fare di Atm un’impresa ammirata per l’eccellenza nei servizi di mobilità al cliente”, come previsto nel Piano d’impresa 2008-2010.

Quello che si propone, per la prima volta nella storia di Atm, è un drastico peggioramento dei turni per i circa 500 addetti alla manutenzione. In media l’orario di lavoro dovrebbe essere aumentato di mezz’ora al giorno. Il turno che inizia alle 7 del mattino e finisce alle 15 sarebbe anticipato alle 5 per finire alle 12. Al contrario il turno 15-23 sarebbe ritardato e diventerebbe 17-24 e in più verrebbero introdotti orari rotativi su 9 settimane. Le 104 giornate di riposo annue verrebbero ridotte a 76. Per chi fa l’orario giornaliero 9-17 e 16-24 poi, grazie alla “polifunzionalità e flessibilità operativa”, scatta il turno rotativo 9-16 e 16-24, nel caso in cui un collega si ammali o sia in ferie. L’azienda potrà così avere la libertà assoluta di usare i lavoratori come meglio crede, visto che un mansionario che indichi cosa fare a tutt’oggi non esiste.

“Questa proposta è del tutto inaccettabile”, si indigna il sindacato che, compresa la Cgil, tante speranze aveva riposto in Elio Catania, neo presidente Atm, insediatosi con programmi innovativi ed ambiziosi per il rilancio dell’azienda, “chiaramente” senza nessuna ripercussione per i lavoratori.

D’altra parte viene difficile pensare quale fiducia si possa nutrire verso un gruppo dirigente che punta sempre più a rendere il servizio del trasporto pubblico un modello operativo orientato al mercato, con tutte le conseguenze del caso. Le prime esternalizzazioni di intere linee automobilistiche o di settori operai sono la riprova inconfutabile delle strategie padronali del futuro. Come il buon spirito imprenditoriale impone, ricerca di profitto e tutela dei privilegi si possono ottenere solo tagliando sul principale costo, quello dei lavoratori.

Il piano industriale è stato finora bocciato dal sindacato in tutte le sedi d’incontro con l’azienda. Nel frattempo si sono tenute le prime assemblee nei depositi e quello che emerge chiaramente è una tensione crescente tra gli operai che in larghissima parte rifiutano la proposta. Un primo, seppur parziale, risultato ottenuto è quello che riguarda la data di avvio del Piano industriale, che inizialmente doveva essere il primo di dicembre e che invece è stato slittato ai primi di gennaio.

Se l’azienda vuole evitare “code di lavoro e tempi morti”, peraltro rilevati dai sopralluoghi dei funzionari e tutti da appurare, proceda alle assunzioni di personale adatto alla manutenzione, ferme ormai da anni!

È necessario mettere in campo azioni di sciopero incisive. Dobbiamo inoltre coinvolgere tutti i lavoratori, compresi impiegati e autisti finora tenuti in disparte perché non direttamente coinvolti dalla riorganizzazione. Colpire i diritti degli operai della manutenzione oggi, significa colpire i diritti di tutti i lavoratori Atm domani.

Già in passato gli autoferrotranvieri lo hanno dimostrato. Solo l’unità nella lotta può permetterci di respingere l’arroganza dell’azienda e di difendere quei diritti di cui vogliono privarci.

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