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Devono decidere i lavoratori!

Si è conclusa il 18 dicembre scorso la procedura di societarizzazione dell’Azienda trasporti milanesi Spa da parte del comune di Milano, azionista al 100 per cento. Dal 1° gennaio Atm Spa, cui è affidata la gestione del patrimonio, vede così ridimensionare di due terzi il numero dei suoi dipendenti. Il grosso confluirà infatti, attraverso un lungo e tortuoso passaggio, nella neonata Atm Servizi Spa, incaricata di gestire il trasporto pubblico urbano, interurbano e metropolitano, ma soprattutto di avviare il processo, tanto desiderato sia a destra che a sinistra, di smantellamento del trasporto pubblico locale (tpl).

È quanto già avvenuto in altri servizi pubblici, per esempio nell’erogazione di energia elettrica, gas, acqua o smaltimento dei rifiuti, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Si tratta di privatizzazioni e liberalizzazioni che hanno provocato aumenti di tariffe, effetti nefasti sulla qualità e quantità dei servizi offerti, sulla sicurezza e sulle garanzie occupazionali.

Ma si sa, la logica del profitto porta i pochi che trarranno vantaggio da questa divisione della società a sorvolare sugli aspetti negativi, anche se questi si ripercuoteranno sulle spalle della maggioranza degli utenti e dei lavoratori.

Leggiamo in un appello sottoscritto da alcuni lavoratori Atm, inviato al sindaco Moratti e apparso sulle pagine locali del Corriere: “l’impressione è che la corsa alla creazione di più società (…) mascheri volontà e obiettivi diversi”. “Abbiamo il dubbio che la rincorsa, cui assistiamo in casa Atm, sia di fatto la scusa per spartirsi posti di potere e di regolamenti interni al palazzo, nella totale assenza di un vero piano industriale, che rilanci il trasporto pubblico” (24 gennaio).

A tal proposito i sindacati confederali, dopo l’unico incontro congiunto avvenuto il 18 dicembre scorso, conclusosi con un mancato accordo, chiedono la riapertura del confronto con la proprietà e l’allungamento dei tempi di discussione di almeno un mese. In mancanza di tutto ciò, la Filt-Cgil ha già annunciato che “articolerà tutte le iniziative finalizzate a garantire la massima tutela dei diritti” di tutti i lavoratori.

Si tratta di un punto di partenza, ma occorre andare ben oltre i tavoli della trattativa!. Il quadro della liberalizzazione del trasporto pubblico si inserisce in una già drammatica caduta dei diritti e dei salari dei lavoratori (vedi Falcemartello n. 198). Si calcola che 120 lavoratori di Atm, in maggioranza giovani, immigrati dal sud Italia, nel corso del 2006 abbiano abbandonato il posto di lavoro a causa dei salari insufficienti: circa 1000 euro al mese, di cui gran parte destinati a pagare affitti da capogiro. Ed ecco che per sopperire alla riduzione di organico, si ricorre all’utilizzo dell’extra-turno, che oltre a compromettere gravemente la salute dei lavoratori, mette a repentaglio la stessa sicurezza del trasporto pubblico. Da uno studio sugli effetti psicofisici derivanti dal trasporto pubblico, si evince che “più alta è l’esposizione al traffico, più bassa è la percezione di controllo sul proprio lavoro”. È facile immaginare cosa significhi per un conducente, in una città come Milano, che nei giorni lavorativi raddoppia la sua popolazione, guidare magari per due turni di lavoro consecutivi! 

L’azienda continua a sbandierare utili di bilancio e intanto il costo del personale precipita dal 72% del ’96 al 58% attuale. L’utenza cresce, i lavoratori diminuiscono e i ritmi di lavoro aumentano senza sosta!

Appare evidente che occorre fermare quanto prima questo processo che, aldilà degli obblighi di legge previsti, è tutt’altro che inarrestabile.

I servizi pubblici, fra i quali anche il trasporto locale, devono tornare a svolgere l’utilità per cui sono stati concepiti, fuori da ogni logica di speculazione e profitto.

Compito della Cgil deve essere quello di far crescere la consapevolezza tra i lavoratori che, così come avvenne con le lotte “selvagge” del 2004, l’unica forza in grado di ostacolare la svendita del trasporto pubblico è rappresentata dall’unità e dalla determinazione di chi il servizio di trasporto lo fa funzionare nonostante le condizioni in cui è costretto a lavorare.

Tutti i lavoratori del Tpl, coordinati a livello nazionale e supportati da chi usufruisce del servizio stesso, devono lottare per avere salari, turni e condizioni di lavoro dignitosi, per mantenere la proprietà pubblica delle aziende come condizione per rilanciare una lotta più generale sul diritto alla mobilità. Solo in questo modo sarà possibile arginare la deriva imposta esclusivamente dalle logiche capitalistiche!

 

07/02/2007 

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