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Siglato l’accordo truffa

MILANO - "Abbiamo reso un servizio al Paese" (!?!) Queste sono le parole usate dal Ministro del Lavoro Salvi al termine della trattativa sul rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri.

A leggere l’accordo siglato (che non rappresenta ancora il nuovo contratto ma una intesa "preliminare") più che un servizio ai lavoratori ed al paese ci pare molto di più un servizio alle imprese con un peggioramento evidente su temi fondamentali quali orario, salario e diritti.

L’accordo raggiunto non prevede infatti nessun miglioramento reale per la categoria.

L’accordo raggiunto non prevede infatti nessun miglioramento reale per la categoria.

Gli scioperi proclamati fino ad ora hanno visto una adesione molto alta, anche indipendentemente dalle sigle sindacali che li hanno convocati, molto spesso più che per le rivendicazioni sindacali per il disagio diffuso ed il malessere che si respira tra i 120mila lavoratori del settore che hanno già assaggiato i danni della privatizzazione e che vedranno presto quelli della concorrenza per la gestione del trasporto pubblico locale, che si traducono in una sensazione diffusa di incertezza del posto di lavoro e dei propri diritti.

Spesso la propaganda padronale ha messo in evidenza gli eccessivi privilegi di questa categoria e di essere un pozzo senza fondo per le casse dello Stato. Ma la situazione è ben diversa da come la presentano, i costi del settore dal ’92 ad oggi sono aumentati dell’8,2% ma solo un irrisorio 0,3% dipende dall’aumento del costo del lavoro, grazie proprio al processo di deregolamentazione del settore che oggi vogliono ulteriormente intensificare.

L’accordo contiene il via libera ad un doppio regime contrattuale tra vecchi e nuovi assunti, ai quali non verranno riconosciute alcune parti del salario aprendo la strada ad una ulteriore divisione dei lavoratori.

Non è prevista nessuna riduzione dell’orario di lavoro anzi viene scritto nero su bianco che la direzione verso la quale bisogna andare è esattamente l’opposta, quella di tendere all’adeguamento dell’orario effettivo di lavoro a quello contrattuale, cancellando nei fatti una serie di diritti e conquiste che i lavoratori hanno ottenuto in passato.

Si assicura le aziende che potranno ricorrere a tutte le forme di contratti atipici esistenti, apprendistato, lavoro a tempo determinato, lavoro temporaneo, part-time, ecc.

È stato introdotto un nuovo inquadramento professionale che insieme ad una nuova scala parametrale per definire il salario mira a ridurre in modo permanente il costo del lavoro. Ad esempio un conducente con questa nuovo sistema per passare dal parametro iniziale (paragonabile al livello 7°) al livello successivo dovrà impiegare 9 anni di guida effettiva mentre prima bastavano 24 mesi; per arrivare al parametro apicale dovranno passare 21 anni di guida!

Questo nuovo inquadramento determinerà ulteriori divisioni tra i lavoratori che saranno legati sempre di più non al contratto unico della categoria ma ai contratti corrispondenti alla propria mansione. Il lavoro operaio della manutenzione al contratto metalmeccanico, il lavoro impiegatizio a quello terziario, ecc. favorendo la frantumazione della categoria.

È stata definita una tantum per il biennio economico ‘98-’99 di lire 2.000.000, che verranno erogati in due tranches una a aprile e l’altra a data ancora da stabilirsi. Recuperare questa cifra, ovviamente lorda, di salario perso ed eroso dall’inflazione 2-3 anni dopo non è certo una grande conquista; gli aumenti previsti per il biennio successivo 2002-2003 devono ancora essere definiti ma saranno entro i limiti imposti dall’inflazione programmata in base agli accordi del luglio ’93. Ricordiamo come, con questi accordi, il sindacato spiegava come sarebbe stato più facile ottenere un adeguamento del nostro salario e come avremmo contribuito a tenere bassa l’inflazione. Oggi vediamo come l’inflazione cresca nonostante i nostri salari rimangano al palo.

Questo contratto è da bocciare!

Bisogna finirla con la logica delle rivendicazioni modeste nella speranza di poter continuare con la politica di concertazione con le aziende. Questa politica ha mostrato tutti i suoi limiti portando a continui cedimenti senza una reale contropartita. Bisogna ripartire dagli interessi dei lavoratori attraverso una ripresa della mobilitazione e con un rinnovamento delle organizzazioni sindacali.

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