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Ancora spiccioli per i lavoratori


Sono ormai passati tre anni dagli “scioperi selvaggi” degli autoferrotranvieri e, ancora una volta, l’adeguamento dei nostri salari all’inflazione si è fatto attendere. Sono stati necessari sei scioperi generali di Cgil-Cisl-Uil, oltre a quelli dei sindacati di base, per raggiungere l’accordo sul rinnovo del biennio economico scaduto nel dicembre 2005. La proposta iniziale era di 111 euro e la vertenza si è conclusa con un aumento di 102 euro: 50 euro subito, 52 da settembre 2007. Si arriverebbe così a percepire l’aumento dopo quasi due anni dalla fine del biennio ed a pochi mesi dalla scadenza del contratto nazionale. Inoltre, è stata prevista un’una tantum di 600 euro comprensiva della indennità di vacanza contrattuale già percepita in busta paga in questi mesi. Il tutto ovviamente lordo e da riparametrare sul parametro medio di 175.

 

Il processo di riforma del trasporto pubblico locale, avviato negli anni ‘90, ha avviato la privatizzazione delle aziende municipalizzate, trasformandole in società per azioni. Tuttavia le aziende sono rimaste nella stragrande maggioranza proprietà dei comuni e i finanziamenti per il settore dipendono in larga misura dalle risorse pubbliche. Nell’ultimo decennio, tutti i governi che si sono succeduti hanno tagliato i finanziamenti agli enti locali che non hanno i soldi necessari per chiudere le vertenze. Le aziende scaricano la responsabilità sui comuni, i comuni chiedono i soldi alle regioni, queste li chiedono al governo. Quest’ultimo risponde che deve coprire i buchi di bilancio lasciati dal governo precedente e nel rimpallo di responsabilità, i lavoratori rimangono a bocca asciutta.

Nel mese di luglio, il governo ha istituito una “cabina di regia” che avrebbe dovuto mettere sindacati e rappresentanti delle aziende intorno ad un tavolo per trovare un accordo “tra gentiluomini”. Con l’istituzione della cabina di regia, il sindacato si è reso disponibile a revocare uno sciopero generale già proclamato a luglio come segno di buona volontà. Allo stesso modo è stato revocato uno sciopero a dicembre che prevedeva anche una manifestazione nazionale a Roma. La linea seguita nei confronti del governo è stata simile alla scritta che campeggia sui bus: “vietato disturbare il conducente”!

Tutti i contratti siglati negli ultimi anni sono stati chiusi al ribasso, con la motivazione che i lavoratori dovevano contribuire al risanamento. Le aziende hanno approfittato di condizioni “migliori”: costi ridotti per il personale (diminuiti del 20% negli ultimi 10 anni), aumento del precariato (legge Biagi), una nuova normativa sulla malattia, ecc. Ma quanto hanno contribuito le aziende? Stringere la cinghia dei lavoratori, anche questa volta, non è servito a niente…

Fosche nubi si affacciano all’orizzonte anche dopo la firma del contratto. La legge vigente prevede la separazione tra gestione e patrimonio che ha recentemente portato alla divisione in due società di una delle più grandi aziende del settore: l’Atm di Milano, con la prospettiva di un’ulteriore divisione in futuro.  stata formalizzata la costituzione di nuova società denominata Atm Servizi Spa dove confluirà il grosso del personale viaggiante, ma non solo. La prospettiva di vedere, anche nel settore del trasporto pubblico, l’indizione di gare per la gestione delle linee con offerte al ribasso ad ulteriore danno dei nostri diritti è sempre più concreta. Lo scopo è sempre quello: dividere i lavoratori, svuotare di contenuto il contratto, usare contratti diversi per lo stesso settore (e magari svendere ai privati rami di azienda remunerativi).

Nella stessa direzione si muove il famigerato disegno di legge Lanzillotta, che vorrebbe imporre la completa privatizzazione dei servizi pubblici gestiti dagli enti locali. L’accelerazione di questa prospettiva toccherà tutti i 120mila autoferrotranvieri. Sarebbe l’atto conclusivo di un processo che dura dagli anni ’90, che porterebbe alla definitiva soppressione della gestione diretta dei servizi pubblici da parte degli enti locali. Un processo simile a quanto già visto nelle ferrovie in Inghilterra, che ha provocato un peggioramento del servizio, della sicurezza e delle condizioni di lavoro.

I nodi stanno arrivando al pettine, un nuovo affondo contro i nostri diritti potrebbe partire nei prossimi mesi. L’arroganza padronale, la legge antisciopero, l’arrendevolezza dei vertici sindacali, le privatizzazioni, la politica del governo, sono tutti elementi che ci obbligano a tenere l’attenzione alta.

Spetterà nuovamente ai lavoratori non farsi trovare impreparati di fronte alle lotte che inevitabilmente si svilupperanno. I problemi non sono solo nel trasporto pubblico locale. Le ferrovie sono sull’orlo del fallimento; dopo averle distrutte, Cimoli (con una buonuscita di 6,7 milioni di euro per l’obiettivo raggiunto…) è stato mandato ad affossare l’Alitalia. Tutto il settore dei trasporti è allo sfascio. Dobbiamo far sentire la nostra voce, quella dei lavoratori ormai stanchi dei continui arretramenti su tutti i fronti.

18/12/2006

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