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Assemblea nazionale contro il licenziamento del ferroviere Sandro Giuliani



“ Difendiamone uno per la sicurezza di tutti”. È con questo slogan che si è tenuta a Roma, in via Marsala, l'assemblea pubblica nata per il reintegro di Sandro Giuliani, capotreno romano licenziato il 21 gennaio di questo anno dopo che, a detta dell'azienda, era venuto a mancare il rapporto di fiducia con quest’ultimo.

Una vicenda, questa, che rientra in un quadro di repressione ormai sempre più presente in ferrovia, dove già decine di altri  lavoratori “dissidenti”, facenti parte del personale di macchina, sono stati multati pesantemente fino ad arrivare anche a 10 giorni di sospensione, e che ha trovato il suo capro espiatorio in Sandro Giuliani, reo di avere “leso l'immagine dell'azienda” per avere procurato ritardo a due treni in giornate diverse, dopo avere espletato il suo lavoro sulla base delle norme vigenti nell'ambito ferroviario. Norme che non coincidono però con le regole del mercato, dove poco conta la sicurezza se non c'è un ritorno economico, merito di un processo di privatizzazione, che nel corso di questi anni ha trasformato quello che era un servizio pubblico in una ditta appaltatrice piena di contraddizioni e lacune.

Questo è il quadro nel quale un lavoratore come Sandro Giuliani fa rispettare le norme sulla sicurezza, non solo dei lavoratori ma anche dei passeggeri, viene considerato un intralcio ai profitti aziendali.

 


Così come era accaduto per Dante De Angelis, macchinista licenziato per ben due volte e per ben due volte reintegrato, così per Sandro si prospetta una dura battaglia, cominciata mesi prima, e che Trenitalia ha già definito con la chiusura del contratto di collaborazione azienda-lavoratore.


Durante il corso dell'assemblea molti sono stati gli interventi di colleghi, rappresentanti sindacali, tranne CISL e UIL, nonché del Segretario del Partito di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, e di Giorgio Cremaschi, Presidente del Comitato Centrale della Fiom che ha sottolineato la stretta connessione tra la battaglia contro il modello padronale che si tenta di imporre in Fiat e ciò che accade in Ferrovia.


Il quadro che si è delineato è quello di una azienda che punta tutto sull'aspetto speculativo-finanziario a discapito della sicurezza di pendolari e lavoratori, che con la proposta di rinnovo contrattuale delle Attività ferroviarie del 2 maggio 2011, vede un peggioramento delle condizioni di lavoro. La richiesta, per il personale di macchina, di bordo, il personale di accompagnamento notte, il personale della ristorazione e della pulizia a bordo, il personale navigante,è quella di un aumento delle ore lavorative con una riduzione sostanziale dei riposi giornalieri (da un minimo di 16 ore col contratto vigente ad un minimo di 14 ore in futuro) , settimanali (da 48 ore adesso a 24 ore poi) e annuali, la riduzione delle ferie (si passerà da 18 a 15 giorni continuativi, dall'avere 4 giorni di permesso annuali frazionabili ad 1 solo giorno), la cessione di rami dell'azienda.


È in questo contesto che si è proceduto nella mattinata del 25 a raccontare la vicenda di Sandro e di una ferrovia, che attraverso il suo amministratore delegato Moretti, assomiglia sempre più alla Fiat di Marchionne.


Dall’assemblea è uscita la necessità di dare un segnale forte per la costruzione di una campagna per una cassa resistenza che sia in grado di dare un sostegno economico a Sandro perché i padroni capiscano che noi sappiamo tutelare anche materialmente i lavoratori combattivi colpiti dalla repressione. Si è anche chiesto alle organizzazioni sindacali di inserire in tutte le piattaforme di sciopero la richiesta del reintegro di Sandro Giuliani.


Tenere alta l'attenzione, è l'obiettivo primario, perché a questi atteggiamenti dittatoriali e intimidatori ci sia una risposta netta, decisa e ferma dei ferrovieri uniti tutti che rigettino nell'angolo della vergogna le azioni perpetuate dai padroni.

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