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Aumento delle tariffe, taglio del personale, precarietà


Sono uscite sulla stampa le prime indiscrezioni del nuovo, ennesimo piano di “risanamento” delle ferrovie sotto la guida dell’amministratore delegato Moretti. Il piano sarà anche nuovo, ma le proposte invece sono tutte vecchie.

Il piano prevede nel corso del 2007 la diminuzione di 3.500 lavoratori, pari al 3,5% dell’intera forza lavoro del gruppo, attraverso un parziale blocco del turn over: si prevede l’uscita di 4.500 lavoratori a fronte di circa 1.000 assunzioni, la metà delle quali con contratti a tempo determinato. Il piano generale prevede l’uscita di circa 10.000 lavoratori nei prossimi 3 anni. L’obiettivo principale è quello di eliminare la presenza sui treni del doppio macchinista in cabina, garanzia – tra l’altro – di maggiore sicurezza del servizio soprattutto in assenza di adeguati investimenti in tecnologia.

Tutti i piani di risanamento che dagli anni ‘80 ad oggi si sono succeduti hanno puntato principalmente sulla diminuzione del personale. Prima che iniziasse il processo di privatizzazione delle ferrovie, i dipendenti erano  220.000 mentre oggi siamo arrivati a circa 97.000. Invece di riconoscere che una delle cause del disastro delle ferrovie andrebbe ricondotto proprio alla continua diminuzione del personale, ci si continua ostinatamente a percorrere la stessa strada! Tuttavia, con lo smembramento delle vecchie Fs mentre i dipendenti sono costantemente diminuiti, i quadri ed i dirigenti aziendali sono più che raddoppiati!

Il settore del trasporto ferroviario ha visto ridurre il numero dei lavoratori in tutta Europa del 46% tra il 1990 ed il 2004, con la perdita di oltre 1.200.000 posti di lavoro. La privatizzazione delle ferrovie ha comportato ovunque diminuzione dell’occupazione, estensione della precarizzazione del lavoro, aumento degli incidenti ferroviari, riduzione delle corse, peggioramento del servizio (particolarmente per le linee dei pendolari) ed un generale aumento delle tariffe. Nella sola Inghilterra ci sono almeno 25 compagnie diverse che gestiscono la rete ferroviaria, ma l’incremento delle società e della “concorrenza” ha portato come risultato solo un peggioramento complessivo di tutta la rete di trasporto. Anche in Italia si parla di aprire il trasporto ferroviario ai privati ed è già in cantiere una nuova società che vorrebbe entrare nel trasporto passeggeri sull’alta velocità. Tra i soci, Montezemolo e Della Valle.

Il progetto è chiaro: lasciare in mano allo Stato tutte le perdite, lasciare deperire il trasporto locale e  merci e aprire ai privati il redditizio mercato dell’Alta velocità: un progetto che seppellisce ogni prospettiva di trasporto pubblico inteso come diritto di tutti i cittadini, in particolare i meno abbienti.

L’indebitamento delle ferrovie è continuato nonostante la diminuzione del personale, degli investimenti, la vendita degli immobili del gruppo, l’aumento dei biglietti, ecc. Il servizio offerto è peggiorato nonostante le tariffe siano aumentate. Per i treni di alta fascia si prevedono ulteriori aumenti tariffari del 20% e, a partire dal 2009, le tariffe ferroviarie dovrebbero aumentare ancora del 5% l’anno. Nel giro di cinque anni i biglietti dovrebbero così subire quasi un raddoppio del prezzo… Il piano prevede un “aggiustamento tariffario” complessivo di 90 milioni di euro.

Per aumentare la sicurezza sono necessari investimenti nelle infrastrutture, ma anche lottare contro la precarizzazione del lavoro che ha abbassato la qualità del servizio. La sicurezza non può essere garantita con personale assunto con contratti precari, intermittenti, a tempo determinato o che non hanno le caratteristiche di stabilità necessaria per garantire una elevata qualità delle prestazioni. È quindi necessario un piano di assunzioni a tempo indeterminato che possa colmare le carenze cresciute negli ultimi decenni! Il privato si è dimostrato interessato unicamente al profitto a detrimento del servizio; per garantire gli investimenti necessari è fondamentale rimettere in mani pubbliche l’intero settore!

Parallelamente al processo di privatizzazione sono aumentate le inefficienze del trasporto ferroviario. Il calo degli addetti, il peggioramento delle condizioni di lavoro, la mancanza di investimenti, la diminuzione delle spese di manutenzione, ecc. hanno portato all’aumento degli incidenti e dei disastri ferroviari. Nel contempo è aumentato il malessere tra i lavoratori anche se permane una situazione di estrema frammentazione sindacale, nonostante diversi tentativi dei lavoratori di superare le divisioni attraverso comitati o assemblee aperte ai lavoratori di tutte le sigle sindacali, così come sono aumentate anche le proteste degli utenti e non a caso si sono costituiti diversi comitati di pendolari.

I lavoratori e gli utenti sono i primi a pagare questa situazione, a lavorare o viaggiare in condizioni di scarsa sicurezza e a morire negli incidenti ferroviari. Tuttavia, non hanno mai avuto alcuna voce in capitolo sul futuro del trasporto ferroviario (e del trasporto pubblico in generale). È proprio questa impostazione che va ribaltata.

Non è il profitto che va inseguito, ma il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita per tutti. E questo può che essere ottenuto solo attraverso il controllo dei lavoratori e degli utenti sulla rete di trasporto!

 

14/03/2007 

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