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La Nuova Cavour è una delle cooperative che ha l’appalto in Ups, dove è iniziata la sindacalizzazione. La cooperativa, per mantenere l’appalto Ups, deve spremere di più e non può tollerare che qualcuno alzi la testa. E così avviene che due iscritti al sindacato vengono spostati su un altro appalto, mobbizzati e demansionati. Infine martedì 3 marzo viene licenziato Dario, il delegato sindacale della Filt-Cgil.

Dario viene licenziato per “giustificato motivo soggettivo”: durante il picco di dicembre non ha ultimato tutte le consegne. L’azienda stessa ammette che i carichi di lavoro sono oggettivamente insostenibili, ma Dario ha rivendicato i suoi diritti, non ha detto “ci provo, poi vediamo”. E questo è intollerabile, talmente intollerabile che, quando la Rsu Ups e le Rsu/Rsa dei lavoratori indiretti hanno distribuito davanti ai cancelli il comunicato di denuncia dell’accaduto e di solidarietà con Dario, i responsabili della cooperativa non sono riusciti a trattenersi dall’aggredire fisicamente Dario.

Un fatto gravissimo, inaccettabile, ma a quanto pare alla Nuova Cavour ci sono i capi che comandano e i sottoposti che devono obbedire, sorridendo.

A volte però gli schiavi si ribellano. Martedì 10 marzo c’è stata una bellissima prova di solidarietà. Nonostante la paura, la pressione dei capi, dalle 7,30 alle 8,30 i furgoni non sono usciti, i lavoratori si sono riuniti in assemblea per ascoltare le ragioni di Dario e del sindacato e lasciarsi convincere che una risposta collettiva è possibile. Oltre 70 i lavoratori presenti all’ingresso Ups di Milano, soprattutto autisti, ma anche una delegazione di lavoratori di Peschiera e di Vimodrone, con l’intervento dei delegati diretti e indiretti di Ups e della Filt-Cgil. Sono intervenuti in collegamento anche i delegati di Roma Bandinelli, di Roma Magliana e di Como, che contemporaneamente svolgevano assemblee informative fra gli autisti. Solidarietà anche dalla Uil trasporti nazionale.

Il giorno successivo nuova assemblea, questa volta a Vimodrone, con le delegate e la presenza di Dario. Anche qui 70 presenti, molta solidarietà, ma anche qualche freddezza. Una lavoratrice ha chiesto a Dario “perché non te ne sei andato prima, se il lavoro non ti piaceva?” Bella domanda. Dario non è scappato, ha trovato altri colleghi con cui organizzarsi e insieme ha provato a cambiare. Ora la parola è alle vertenze legali, ma la musica deve essere l’unità dei lavoratori in difesa dei diritti di tutti!

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