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genova web"A Genova comanda la piazza", titola un quotidiano locale. Per la seconda volta le giunte di centro-sinistra della città ligure provano a privatizzare il trasporto pubblico. La prima volta ci riuscirono e come è andata a finire è sotto gli occhi di tutti, aumento del costo del biglietto, drastica riduzione del servizio, tagli alle linee e al personale.

Dopo poco tempo il socio privato, non soddisfatto dei profitti, si è ritirato, lasciando un buco di milioni di euro e intascando una buona uscita che tuttora pesa sui bilanci della società. A maggio dello scorso anno l’amministrazione comunale e le burocrazie sindacali firmarono un accordo nel quale, in cambio del mantenimento della proprietà pubblica di AMT, i lavoratori sono stati chiamati a fare enormi sacrifici. La parte più combattiva dei lavoratori aveva rifiutato l’accordo (perdendo di pochissimi voti un referendum farsa) capendo che questo non avrebbe sbarrato la strada alla privatizzazione ma anzi, poneva le basi per far entrare i privati.
A distanza di 6 mesi, Marco Doria, sindaco arancione eletto appena un anno e mezzo fa, che aveva incentrato tutta la campagna elettorale sui beni comuni e sulla democrazia partecipata ci riprova. La delibera sulle privatizzazioni non riguarda solo l’azienda di trasporto cittadino ma comprende tutto ciò che di pubblico è rimasto a Genova (rifiuti, manutenzioni, farmacie, bagni comunali).
La risposta dei lavoratori è stata rabbiosa. Il consiglio comunale di martedì, che avrebbe dovuto votare la delibera, non si è svolto perché migliaia di lavoratori hanno invaso il comune. La determinazione che si percepiva in quelle ore dimostrava chiaramente che quando i lavoratori decidono di muoversi non esiste nulla che li possa fermare. La maggioranza della città, composta da lavoratori come quelli dell'Amt, appoggia lo sciopero.
Siamo al quarto giorno consecutivo di sciopero e quella determinazione non accenna a diminuire nonostante le precettazioni e le multe.
Questa lotta probabilmente sarà uno spartiacque nel conflitto di classe a Genova e non solo.  Il governo in questi giorni ha annunciato un piano di dismissioni per 12 miliardi di euro che a Genova coinvolgerà anche Fincantieri. Gli operai dei cantieri hanno già fatto vedere un livello di radicalità e una conflittualità assolutamente straordinaria durante gli scioperi dello scorso anno. É necessaria una saldatura tra tutte le  vertenze operaie presenti a Genova, che ponga a un gradino più alto il livello del conflitto in città. Lo sciopero generale di tutte le categorie deve essere convocato al più presto. Questo è il compito dei militanti comunisti:cercare di dare una prospettiva politica generale a queste lotte. Nessuna di queste vertenze infatti può avere sbocchi positivi se rimane confinata all'interno di confini aziendali. É vitale che che vengano messi in discussione da parte dei lavoratori i meccanismi che stanno alla base di queste privatizzazioni, all'interno dei quali si muovo le giunte e le amministrazioni sia di centro destra che di centro sinistra, e che si sviluppi una piattaforma che non tenga conto delle compatibilità del sistema. La parola d'ordine del trasporto pubblico gratuito e gestito dai lavoratori, ad esempio può mettere assieme le esigenze immediate di autisti e utenti e contemporaneamente mette sul tavolo un modello sociale ed economico diverso.
Falcemartello è fianco dei lavoratori in lotta, per costruire quell'organizzazione che possa fornire una prospettiva politica rivoluzionaria a una classe operaia che sta rialzando la testa.

Uniamo le lotte contro le privatizzazioni, contro i licenziamenti, contro le politiche di austerità, contro le grandi opere.


Oggi a Genova, domani in tutta Italia!

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