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Il servizio taxi basa la sua prestazione su due caratteristiche peculiari: la tariffa amministrata (che varia a seconda del comune di appartenenza) e la prestazione obbligatoria. E' il comune, con l'attribuzione della tariffa, a decidere in ultima analisi quale fascia sociale prendere il taxi e quale no. La prestazione obbligatoria comporta turni di servizio che sono decise sempre dall'amministrazione comunale. Per cui è un servizio pubblico a tutti gli effetti, anche se resta senza finanziamenti pubblici come gli altri servizi di trasporto.

Negli ultimi quindici anni i processi legati alle liberalizzazioni dei servizi, regolati dalla direttiva eurpoea Bolkenstein, hanno visto, nello specifico del settore dei traporti, inserirsi il privato alla continua ricerca del profitto guadagnando sulla decontrattualizzazione, quindi sul costo del lavoro.

A Roma, a fronte di un aumento di 1950 licenze taxi senza alcuna trattativa con le sigle sindacali, sono venuti ad esercitare 7500 noleggi con conducente (NCC). Questa attività imprenditoriale lavora con dipendenti senza nessuna tutela, con contratti (quando esistono!) assolutamente fittizi e vessatori. Tutto ciò incide sul costo finale del servizio, a scapito del servizio taxi che, al contrario, è regolamentato, amministrato e tassato a monte. Naturalmente alle imprese che chiedono il servizio interessa solo monetizzare la prestazione senza alcuna attenzione per gli autisti che ad esempio non possiedono tachigrafi di guida per controllare le ore di lavoro.

Lo sciopero del 7 giugno, fatto per contrastare le politiche economiche della giunta Alemanno che vuole scaricare i costi di gestione e servizio a carico di lavoratori e utenti, è riuscito anche se la piazza non ha visto una grande partecipazione e la metà delle sigle sindacali lo ha boicottato. Le vertenze taxi che partono da metà degli anni '90 sono state sempre gestite da sindacati concertativi e abusate dalla politica in virtù di benefici personali. Siamo forse l'unica categoria di lavoratori che a fronte di 8000 lavoratori ha 23 sigle sindacali. L'astensione dal lavoro della grande maggioranza dei colleghi ha dimostrato la netta contrarietà dei lavoratori alle politiche populiste e filopadronali della giunta Alemanno (in continuità col Governo nazionale).

In sostanza, la proposta della giunta prevede l'obbligatorietà di alcune prestazioni da parte dei tassiti esclusivamente a loro carico (analisi mediche, sconti per gli utenti, scontrino fiscale, terminali POS per bancomat e carte di credito, ecc...) senza minimamente accennare a miglioramenti del servizio come il numero di chiamata unico, totem informativi sulle tariffe, bagni chimici per gli autisti, aumento delle corsie preferenziali e ampliamento del numero di postazione dei taxi in varie zone della città (dopo l'era Veltroni i taxi sono aumentati di 2500 unità e non c'è un solo posto taxi in più!), e neanche alla possibilità da parte del comune di farsi carico delle spese per carburanti e assicurazioni. Altro che i 6 milioni stanziati dal comune! A fronte di 8mila taxi, restano per ogni lavoratore 750 euro per fronteggiare tutte queste spese obbligatorie!

Il modello della privatizzazione e della dequalificazione del servizio ha fallito, e l'adesione allo sciopero, nonostante il boicottaggio di Uritaxi e altre 10 sigle sindacali, lo ha dimostrato. I lavoratori del taxi sono stufi di vessazioni e promesse inevase. Non siamo una corporazione in difesa dei propri privilegi, come i giornali spesso ci rappresentano, ma lavoratori in lotta contro le privatizzazioni e per la difesa dei propri salari! Il servizio, essendo regolato dal comune, deve agevolare utenti e lavoratori, per questo deve essere interamente pubblico!

*Tassista di Roma

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