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Malati e senza paga?

 Ve lo immaginate un conducente di linea malato, ma costretto a lavorare perché altrimenti non riesce ad arrivare a fine mese?

È questa la strada imboccata dopo che con la legge finanziaria 2005 che stabilisce che il trattamento di malattia degli autoferrotranvieri, in precedenza quasi completamente a carico dell’Inps, venga coperto dalle aziende di trasporto che dovrebbero farsi carico del pagamento della malattia fino a quando non si raggiunga un accordo tra le parti.

Le aziende tuttavia hanno dichiarato che non hanno la disponibilità economica per provvedere al pagamento dell’intera retribuzione. In caso di malattia un autoferrotranviere non percepirebbe quindi che una misera parte del proprio salario: nessun riconoscimento economico per i primi tre giorni, il 50% della retribuzione dal 4° al 20° giorno ed il 66,6% della retribuzione dal 21° al 180° giorno. Dopo i 180 giorni si avrebbe diritto alla sola conservazione del posto di lavoro per i successivi tre mesi e poi si finirebbe sulla strada.

L’attacco al trattamento di malattia era già stato avviato con lo scorso contratto di categoria, che riconosce una indennità solo parziale per le tipologie di rapporto di lavoro flessibile (apprendistato, contratti di inserimento, ecc.). Non può certo stupire se, una volta intaccato un diritto per una parte dei lavoratori senza una sufficiente difesa del sindacato, ora il governo e le aziende chiedono che l’arretramento venga esteso a tutti i lavoratori!

Perché le aziende non risolvono il problema dell’ammontare enorme degli straordinari del settore, dei doppi turni massacranti, delle carenze o inadeguatezza dei mezzi di trasporti, dell’insufficiente sicurezza dei luoghi di lavoro, ecc.? Sono queste le cause del cosiddetto assenteismo di una categoria che nella stragrande maggioranza dei casi lavora all’aperto e nel traffico cittadino mettendo anche a repentaglio la propria salute per offrire un servizio migliore all’utenza.

Su questa vertenza sono già stati proclamati diversi scioperi sia da parte di Cgil-Cisl-Uil che da parte dei sindacati di base, tutti con una forte partecipazione. Tutti, compresa Cgil-Cisl-Uil, si dichiarano almeno a parole contro ogni ipotesi di accordo che preveda una indennità di trattamento inferiore al 100% della retribuzione. Anche per questo appare scandaloso che su una questione così importante non si sia voluto arrivare ad una mobilitazione comune di tutte le organizzazioni sindacali. Tuttavia, il tempo passa e la trattativa non appare sbloccarsi ed il silenzio che è caduto su questa vertenza non fa presagire nulla di buono.

Spetta ai lavoratori riconquistarsi una organizzazione sindacale che rimetta in discussione la politica della concertazione che in questi anni ha significato un cedimento dopo l’altro alle richieste padronali; un sindacato che voglia porsi come punto di riferimento e di organizzazione delle lotte che scuoteranno tutto il settore dei trasporti nei prossimi anni.

 

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