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La politica delle abitazioni dei governi in questi anni è volta alla liberalizzazione dei canoni e al taglio del fondo sociale: tra il 2001 e il 2004 sono diminuiti di circa 100 milioni di euro (senza considerare l’inflazione) i fondi destinati a sostenere l’affitto delle famiglie disagiate e l’ultima proposta del governo è di sottrarre 110 milioni di euro al fondo sociale per destinarli a chi affitta a canone libero.

La liberalizzazione dei canoni

Se è vero che il governo Berlusconi sta tagliando enormemente il fondo sociale, è altrettanto vero che sta solo peggiorando una situazione già critica. Infatti la liberalizzazione dei canoni è stata sancita nel 1998 dal governo di centrosinistra. Il tutto mentre, ad esempio, a Roma sono circa 115.000 le case sfitte: escludendo le seconde case, restano circa 60.000 gli alloggi sottratti al mercato della locazione e della compravendita.

I dati esprimono chiaramente come dal 1998, con la liberalizzazione dei canoni, il problema affitto sia solo peggiorato: considerando un appartamento-tipo di 80-90 mq, situato in zona intermedia tra centro e periferia, in soli tre anni gli affitti sono cresciuti mediamente del 39%, con punte del 60% a Torino, del 55% a Palermo e del 53% a Roma. E il caro-affitti non sembra stabilizzarsi, tanto che mediamente in Italia gli affitti sono aumentati del 17% dal 2002 al 2003 e nella sola Roma durante il 2003 sono cresciuti del 60%.

A questo ha contribuito anche il fenomeno speculativo delle “cartolarizzazioni”, ovvero della messa in vendita delle case di proprietà degli enti pubblici (le cosiddette case popolari), che costringe le famiglie all’acquisto o le getta sul mercato degli affitti privati, distruggendo così la funzione calmierante dell’edilizia popolare.

I canoni sono quindi destinati a salire sempre di più, così come le spese per la casa: aumentano le bollette per le spese energetiche (grazie alla privatizzazione di Enel, Telecom, ecc…), aumenta l’Ici, aumenta la tassa sui rifiuti.

Contemporaneamente però i salari reali calano, i contratti di lavoro sono sempre più precari e le pensioni tendono al ribasso: c’è una fascia di popolazione completamente esclusa dalla possibilità di pagare un affitto (400.000 famiglie solo a Roma) e un’altra ampia parte per cui pagare l’affitto significa fare sacrifici enormi, non potere mettere da parte risparmi e vivere di fatto senza sicurezze e garanzie.

Considerando una retribuzione di 1.300 euro al mese, dal 1998, in soli tre anni, l’incidenza dell’affitto sul salario è aumentata del 19% a Roma (nel 2002 è del 55%), del 15% a Torino (nel 2002 è del 40%), del 12% a Milano (nel 2002 è del 47%).

Negli ultimi vent’anni le sentenze di sfratto per morosità sono aumentate del 50% circa, mentre quelle per finita locazione diminuite del 40% e quelle per necessità calate del 10% circa (e comunque costituiscono solo il 2% delle sentenze).

Giovani e immigrati

Giovani, studenti e immigrati sono particolarmente colpiti dalla speculazione immobiliare. Gli affitti nelle città universitarie raggiungono prezzi stellari (al nord per una stanza dai 350 ai 500 euro), e vanno a sommarsi alle già alte tasse universitarie.

Gli studenti sono perciò facilmente ricattabili e pronti ad accettare affitti in nero (oltre il 95% delle camere in affitto) o a vivere in condizioni di sovraffollamento pur di trovare un alloggio. Per chi non è di estrazione borghese, i sacrifici che le famiglie devono sostenere sono enormi o impossibili ed un ragazzo è costretto in molti casi a cercare un qualche lavoro (precario!) mentre studia, allungando però in questo modo la durata degli studi e in molti casi abbandonandoli. Così la selezione di classe si fa sentire permettendo solo a chi ha i soldi di specializzarsi

Negli ultimi anni i giovani tra i 20 e i 24 anni che vivono ancora con i genitori sono passati dall’81% all’87%, quelli tra i 25 e i 29 anni dal 39% al 56%. E contrariamente a quanto afferma la teoria dei “mammoni d’Italia”, diffusa ultimamente dai mass-media, la causa è strettamente legata all’inaccessibilità degli affitti, legata a sua volta al tipo di lavoro svolto, al tipo di contratto e, in sostanza, alla classe di appartenenza.

Vivendo in una condizione resa precaria dalla minaccia della scadenza del permesso di soggiorno, gli immigrati sono più ricattabili e disponibili ad affitti in nero e a stare in case sovraffollate mentre la propaganda borghese li addita come capri espiatori del problema abitativo.

Quale piattaforma

Le scelte del governo sono un attacco frontale a tutta la classe lavoratrice, costringono ad affitti stellari o a mutui lunghissimi: per questo dobbiamo batterci per l’esproprio delle grandi immobiliari che tengono migliaia di appartamenti sfitti a fini speculativi, per la rimunicipalizzazione di tutte le case popolari che sono state privatizzate e per un piano massiccio di rilancio e riqualificazione dell’edilizia popolare.

Il diritto ad una abitazione dignitosa, a buon mercato, con affitti che non superino il 10% del salario, deve diventare una rivendicazione centrale nelle piattaforme di lotta del Prc e della Cgil.

Fonte dati: Istat, Ares 2000, Sunia, indagine Sunia-Cgil 2003-2004, Liberazione 20/11/2004, Il Manifesto 5/10/2004 e 17/11/2004

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