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aCi pare doveroso ricordare ai nostri lettori la figura di Livio Maitan, scomparso il 17 settembre scorso all’età di 81 anni. Un militante del quale, pure nelle differenze politiche a volte anche profonde, abbiamo apprezzato in questi anni di comune militanza nel Prc la capacità di esprimere al livello più alto gli orientamenti della sua corrente politica, la capacità di approfondire l’analisi teorica e la spinta a confrontarsi con le posizioni differenti dalle proprie.

Tra i tanti aspetti della militanza di Maitan ci piace qui ricordarne uno, quello di traduttore e diffusore nel nostro paese di tante opere di Lev Trotskij, un lungo e paziente lavoro che lungo decenni ha permesso a migliaia di militanti, compreso chi scrive, di venire a conoscenza di questo grande patrimonio politico e teorico.

Proprio di questo mi accadde di discorrere con Maitan nelle ultime occasioni in cui ebbi modo di parlargli, la scorsa estate. Avendolo contattato per chiedergli il permesso di utilizzare la sua traduzione della Rivoluzione permanente mi raccontava con rimpianto di quando i grandi editori tiravano queste opere a decine di migliaia di copie. “Oggi - proseguiva - queste opere sono considerate roba da museo.” L’ultima volta che lo rividi fu il 4 luglio, durante la riunione del Cpn del Prc, gli presentai una copia del libro e ne ebbi un ringraziamento contenuto ma, almeno così mi parve, sincero.

E stato per questa via, nella collocazione solo apparentemente umile del traduttore, che il nome di Livio Maitan è diventato familiare a tanti di noi anche prima di averlo mai conosciuto di persona. E siamo certi che continuerà ad essere così per i tantissimi che in futuro continueranno ad attingere a quella stessa fonte nella ricerca di una visione rivoluzionaria del mondo.

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