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Il 31 maggio e l’1 giugno si è tenuta a Milano la Conferenza Nazionale del Csp (Comitato in difesa della Scuola Pubblica) e di fondazione del Csu (Coordinamento Studentesco Universitario) in un clima di entusiasmo andato ben oltre le nostre aspettative. Alla Conferenza hanno partecipato 95 compagni, di cui 26 delegati e 69 invitati, provenienti da Aversa (Ce), Napoli, Avellino, Pisa, Roma, Udine, Trieste, Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia, Crema, Cosenza, Milano, Catania e Viareggio.

All’apertura della riunione è stato letto il saluto della segretaria generale del Sindicato de Estudiantes, Miriam Municio, organizzazione tradizionale degli studenti spagnoli, con la quale i Csp hanno un forte legame politico, condividendone le idee, i metodi e lo stesso simbolo.

In seguito l’ordine dei lavori ci ha visto impegnati in una discussione politica generale sulle prospettive per il prossimo periodo, in secondo luogo nella discussione dei documenti programmatici del Csp e del Csu e dei rispettivi emendamenti presentati dai compagni che hanno integrato e migliorato gli stessi documenti iniziali. La versione definitiva dei documenti è sul sito del Csp (www.cspitalia.org) e del Collettivo Pantera (http://colpantera.freemail.supereva.it). La Conferenza si è chiusa con l’elezione del Coordinamento Nazionale Csp-Csu e dei Comitati Nazionali.

 

Bilanci e compiti

 

La discussione iniziale sulle prospettive politiche, introdotta da Dario Salvetti, non poteva che partire da un’analisi dei due anni di lotte che ci lasciamo alle spalle. Dall’elezione del governo Berlusconi nel 2001 abbiamo assistito ad uno stato di mobilitazione semi-permanente. Nelle giornate di Genova del luglio 2001 abbiamo verificato quale sia la rabbia e la radicalità che cova particolarmente tra le giovani generazioni. Nel 2002 abbiamo assistito a 12 manifestazioni nazionali di massa, dal corteo contro la Bossi-Fini e contro la riforma Moratti fino agli scioperi generali, al 23 marzo con 3 milioni di persone a Roma ed al Social Forum di Firenze con l’incredibile manifestazione del 9 novembre. Il compagno Gabriele Donato del collettivo Scintilla di Trieste è intervenuto spiegando come in fin dei conti questo abbia avuto un pallido riflesso nelle recenti elezioni amministrative. Tutti i compagni intervenuti, però, hanno concordato su come sia esistita un’enorme sproporzione tra l’onda d’urto messa in campo dalle diverse mobilitazioni ed i risultati effettivamente ottenuti. Non abbiamo paura a dirlo: la montagna ha partorito il topolino. La forza espressa dalle lotte degli ultimi due anni doveva e poteva mettere all’ordine del giorno la caduta del Governo Berlusconi. Una simile occasione persa non poteva che portare ad una situazione di momentaneo stallo. I lavoratori e gli studenti non possono essere tenuti in mobilitazione permanente per cinque anni di fila per tenere in caldo le possibilità elettorali nel 2006 dell’Ulivo o del Cofferati di turno.

Tuttavia non ci troviamo di fronte ad un vero e proprio riflusso, ma piuttosto ad una pausa di riflessione. La situazione politica non contiene nessuno degli ingredienti per una duratura pace sociale, al contrario. Innanzitutto né il movimento operaio né quello studentesco hanno subìto di recente una sconfitta frontale ed in campo aperto. Le lotte non sono state fermate da un’offensiva schiacciante della destra ma sono state momentaneamente impaludate dalla debolezza e in più di un caso dalla malafede delle proprie direzioni. La situazione economica e politica internazionale, inoltre, costituisce un fattore di continua instabilità che non potrà che alimentare nuove mobilitazioni anche in Italia. Il compagno Francesco Giliani di Modena è intervenuto, ad esempio, con un dettagliato intervento sulla situazione in Francia dove i recenti scioperi hanno visto proprio i docenti e gli studenti in prima linea contro il Governo Raffarin. Non sarebbe di certo la prima volta nella storia che il movimento studentesco italiano viene risvegliato dal vento che arriva da oltralpe.

Dall’esperienza degli ultimi due anni una serie di studenti e lavoratori inizierà a cercare un’alternativa per conferire un salto di qualità alle lotte. Il compagno Matteo Molinaro del Csp di Udine è intervenuto spiegando che, se non saremo in grado di fornirgliela noi, inevitabilmente alcuni di questi attivisti cercheranno una scorciatoia per innalzare il livello dello scontro attraverso la pratica dell’azione diretta, estremamente nociva per le nostre mobilitazioni.

 

La situazione studentesca

 

La compagna Sara Parlavecchia ha introdotto il secondo punto della Conferenza sulle prospettive per le lotte degli studenti medi e sul nuovo documento programmatico del Csp. Se esiste in generale una sproporzione tra la potenzialità delle lotte ed i risultati ottenuti, questo è ancora più vero per il movimento studentesco. Nel 1993 abbiamo assistito ad un movimento studentesco alle superiori di dimensioni enormi, che si era espresso in un’ondata di autogestioni ed occupazioni delle scuole. In qualche modo la tradizione delle autogestioni è sopravvissuta a quello stesso movimento, svuotata però anno dopo anno dei propri contenuti originari. A questo si è aggiunta l’azione di diverse organizzazioni studentesche che hanno convocato cortei e lotte soltanto per darsi una visibilità, sfiancando così gli studenti in una continua ginnastica movimentista che, non avendo ottenuto nessun risultato, ha finito solo per demoralizzare una fascia di attivisti. Queste stesse organizzazioni, poi, hanno fatto di tutto per favorire un processo di spoliticizzazione delle lotte sia attraverso metodi subdoli (come la trasformazione di un momento di lotta, il corteo, in un rave party ambulante) sia attraverso metodi ben più coercitivi. Il compagno Pietro Tosi del Csp di Reggio Emilia, ad esempio, ha spiegato come a Reggio la Sinistra Giovanile abbia vietato anche con l’uso di un servizio d’ordine di portare le bandiere rosse all’interno dei cortei studenteschi. Non c’è che dire: sono proprio “democratici di sinistra”!

Non a caso diversi emendamenti al documento e diversi interventi, come quello di Lisa, Elisa e Paolo del Csp di Milano, si sono concentrati su come ci opponiamo all’apoliticismo e su quale sia il suo effetto deleterio sulle sorti della lotta.

Altri interventi hanno spiegato come il Csp abbia dimostrato non soltanto nella teoria ma anche nella pratica la propria capacità di dare una svolta ed un percorso alle mobilitazioni. E’ stato il caso di Aversa, come hanno spiegato i compagni Giovanni Savino ed Alessandro Pecoraro.

 

Il risveglio nelle università

 

Il compagno Francesco Bavila del collettivo Pantera ha introdotto il punto sulla fondazione del Csu (Coordinamento Studentesco Universitario) analizzando come ci sia stato negli ultimi due anni un risveglio parziale anche delle lotte universitarie, con casi di vertenze sparse scoppiate in diverse facoltà. Ma proprio il rinnovato clima di lotta in alcune facoltà ha cozzato con uno dei punti più alti di degenerazione mai raggiunti delle strutture universitarie di sinistra. Una degenerazione che si esprime sia sul terreno dei metodi che su quello del programma. Sia il compagno Francesco Papa di Milano, sia il compagno Ion Udroiu del collettivo di Scienze di Roma che i compagni del Csu di Napoli hanno raccontato ogni genere di forzature e di occupazioni di facoltà svolte dalle diverse organizzazioni studentesche (dai disobbedienti fino ai maoisti) senza minimamente cercare di coinvolgere la maggioranza degli studenti ed in alcuni casi addirittura scontrandosi con gli studenti. A Bologna, invece, come ha spiegato la compagna Sara Signoretti del collettivo Scintilla, di fronte ad una pressione degli studenti per risolvere un problema di alloggi diventato ormai insostenibile (aumento del 40% degli affitti dal 2000 al 2003) l’unica cosa che è stata in grado di proporre l’Udu è stata la campagna “Adotta un nonno”, per dividere gli appartamenti insieme a pensionati soli!

 

Organizzati e lotta!

 

Ma la situazione è più semplice di quello che appare ed è in definitiva semplice ciò che abbiamo da proporre. Le organizzazioni studentesche attualmente egemoni hanno trasformato i nostri cortei in una gara a chi ha il camioncino ed il sound system più bello, i collettivi sono stati sradicati dalle scuole per essere impegnati su un terreno di azioni eclatanti senza più alcuna pretesa di organizzare la massa del corpo studentesco. Nel movimento studentesco sono fiorite ogni genere di teorie sul fatto che non sia necessario né dotarsi di un programma e tanto meno dotarsi di forme organizzative adeguate alla lotta. In pratica è stata teorizzata la disorganizzazione delle lotte.

Per il resto, però, nelle scuole e nelle facoltà gli studenti subiscono ogni giorno di più una situazione che si fa insostenibile: aumento dei costi di libri, delle tasse d’iscrizione, smantellamento delle borse di studio, degli studentati, persistenza di strutture scolastiche fatiscenti, aumento dei ritmi di studio, dell’autoritarismo di presidi e baroni. Ciò che abbiamo da proporre loro è semplice: lasciamoci alle spalle improvvisazione e disorganizzazione, se dobbiamo lottare facciamolo organizzati e dotati di un programma serio; un programma che sia l’espressione sul terreno studentesco delle esigenze della nostra classe, il proletariato.

 

Unisciti al Csp ed al Csu! Lotta per un’istruzione pubblica, gratuita, di massa e di qualità!

 

Coordinamento nazionale Csp-Csu
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