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Nell’immaginario collettivo spesso gli insegnanti sono stati accostati all’idea di “posto fisso”, al riparo da tagli e peggioramenti. In verità si è trattato sempre di un luogo comune, molto lontano dalla realtà. Oggi lo è ancora di meno. La crisi di questo sistema non risparmia nessuno: un duro monito per qualsiasi lavoratore che in futuro si illuda di appartenere a una “fascia protetta”.

A portare un peggioramento particolare alle condizioni dei docenti, oltre al precariato e agli stipendi da fame, c’è oggi anche la questione delle “18 ore” per i docenti delle scuole superiori. Il contratto nazionale della scuola prevede completino 18 ore settimanali di lavoro, ma soltanto gli insegnanti di lettere completano queste come ore di lezione. Fino a settembre i docenti di altre materie completavano l’orario di servizio con altre attività.

Un nuovo decreto legge, invece, obbliga i docenti a completare le 18 ore interamente come ore di lezione. Se un docente insegna una materia che non gli permette di fare questo in una singola scuola, deve completarle andando in altre scuole del distretto scolastico e così via salendo. In parole povere questo vuol dire che un professore di Disegno del Liceo Classico, ad esempio, per completare le ore nella migliore delle ipotesi deve dividersi fra più classi, causando stress e fatica, e nella peggiore invece deve completare l’orario nella provincia, costringendolo nella stessa giornata a spostamenti di chilometri e chilometri. Per non parlare poi dei disagi che ciò ha prodotto per gli studenti, che ad inizio anno si sono visti cambiare quasi tutti gli insegnanti e con situazioni assurde, come la divisione delle ore di storia da quelle di filosofia o altre amenità, con buona pace della continuità didattica! Questo perché non ci sono docenti e si deve risparmiare.

Mentre gli insegnanti in ruolo vengono costretti a vere e proprie corse a tappe tra classi differenti, il Governo blocca da due anni le immissioni in ruolo di nuovi docenti con circa 300mila docenti precari in attesa di una cattedra in tutta Italia. Con la loro assunzione ci sarebbe la possibilità di avere più professori a disposizione, migliorando la didattica e il seguito delle lezioni. I soldi sappiamo, invece, vengono utilizzati per altro: spese militari, finanziamenti alle scuole private o per aumentare gli stipendi dei parlamentari.

La Cgil scuola, una delle categorie più a destra nella Confederazione, è arrivata a minacciare lo sciopero generale della scuola. Questo fa capire come sia incandescente la situazione. Dal nostro punto di vista lo sciopero generale della scuola deve smettere di essere una minaccia: deve diventare una realtà. Fra gli studenti il clima è di attesa, c’è molta elettricità nelle scuole.

È necessario saldare le lotte dei lavoratori della scuola e degli studenti ed organizzarsi contro tutta la riforma Moratti; sarebbe sciocco chiedere solo il ritiro del provvedimento sulle 18 ore o lo sblocco delle graduatorie, perché tutte queste cose sono collegate fra loro. Solo il ritiro totale di tutto il progetto di distruzione della scuola pubblica e una svolta decisa possono cambiare la situazione. Ma non sarà questo governo a farlo, né altri governi che tanto hanno contribuito a questa situazione di degrado. La parola deve passare ai lavoratori e agli studenti organizzati, perché sono gli unici capaci di sapere di cosa hanno bisogno. Noi come Comitati in difesa della Scuola Pubblica (Csp) continueremo ad organizzare gli studenti che vogliono lottare chiaramente contro lo smantellamento dell’istruzione, e saremo a fianco delle organizzazioni dei lavoratori nelle mobilitazioni per una scuola democratica, laica, gratuita e di qualità!

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