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Lottiamo per averlo!

“È necessario difendere il prestigio dell’Italia a livello internazionale”: questa è la filastrocca ripetuta all’unisono dalla destra e dal centro-sinistra. La ripetono quando si tratta di inviare soldati in Iraq o in Afghanistan o di attirare i capitali americani. Il livello di tale prestigio è inversamente proporzionale alle condizioni di vita di studenti, lavoratori e disoccupati.

Ecco i record di questo “paese prestigioso”: gli stipendi vengono mangiati da una delle più alte inflazioni d’Europa, un lavoratore su 4 viene assunto con contratti precari, al sud il 33% dei giovani non trova lavoro, gli immigrati fronteggiano una delle legislazioni più razziste nel mondo, il 12% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà e il presidente del Consiglio considera Mussolini un dittatore benigno. Per quanto riguarda, poi, l’istruzione il prestigio è totale: spesa per l’istruzione e stipendi dei docenti tra i più bassi d’Europa.

 

La dispersione scolastica è selezione di classe

 

Oggi in Italia non esiste nessun reale diritto allo studio. Il 3,6% degli studenti abbandona prima della terza media e il 9,3% non si iscrive a nessuna forma di corso superiore (fonte studio Checchi). Secondo lo stesso Ministero della Pubblica Istruzione poi il 25% (il 19% a livello europeo) non arriva al diploma. Negli Itis e nei Professionali questa percentuale cresce a dismisura, oscillando tra il 35 ed il 50%. Alle superiori ogni anno 52mila studenti abbandonano gli studi ogni anno.

Secondo i Ministri della Pubblica Istruzione europei riunitisi recentemente la dispersione scolastica sarebbe dovuta alla “noiosità delle lezioni”. Sicuramente l’attuale istruzione ha tra i suoi innumerevoli difetti la noiosità. Dubitiamo fortemente, però, che coloro che abbandonano gli studi siano semplicemente quelli che resistono meno alla noia. La realtà è che l’istruzione pubblica, stremata da oltre 10 anni di tagli e con i suoi costi esorbitanti, è inarrivabile per chi vive sotto la soglia di povertà e difficilmente accessibile per i figli dei lavoratori.

 

Scuole strangolate dai tagli

 

La Conferenza dei Ministri della Pubblica Istruzione si ripropone di abbassare il tasso di dispersione scolastica dal 19% al 10% entro il 2010. Tale obiettivo, nonostante la sua modestia, rimarrà un semplice auspicio. Le parole non costano nulla mentre abbassare il tasso di dispersione richiederebbe massicci finanziamenti pubblici per riqualificare la scuola, rendere gratuito lo studio, costruire nuovi edifici ed assumere nuovi insegnanti. Al contrario ogni Governo Europeo procede spedito sulla strada dei tagli. La mancanza di fondi per le scuole pubbliche italiane arriva ormai a toccare anche le spese spicciole. Nell’ultimo anno il fondo di funzionamento ordinario delle scuole (il fondo per le spese essenziali) ha subito un taglio del 29% (fonte Cgil scuola). Le scuole risparmiano ormai anche su toner, fotocopie e riscaldamento. Il tempo pieno alle elementari e medie è stato tagliato, mentre contemporaneamente si relegano 90 milioni in 3 anni alle scuole private.

 

Tasse e sponsor

 

Strangolare economicamente la scuola è funzionale all’applicazione dell’Autonomia Scolastica e della riforma Moratti, veri e propri progetti di privatizzazione dell’istruzione. Le scuole, lasciate a sé stesse, vengono costrette a reperire i fondi alzando le tasse o legandosi a sponsor privati, asservendosi cioè agli interessi delle imprese. Gli istituti migliori saranno così quelli con le tasse più alte, inaccessibili ai figli dei lavoratori. Alla maggioranza della popolazione studentesca saranno riservate scuole dequalificate e di serie B: dei semplici parcheggi in attesa di diventare braccia da lavoro. Come dichiara al Manifesto la preside del liceo romano Montale: “Cerchiamo di risparmiare sul toner o sulla carta, sicuramente i tagli sul fondo ordinario si sentono (…) cerchiamo di cavarcela grazie al contributo di 51 euro all’anno che chiediamo alle famiglie anche se noi siamo una scuola di periferia e non possiamo spingere troppo su quel pedale”. Le fa eco nello stesso articolo il preside-manager del più prestigioso liceo Visconti, del centro di Roma: “Il buon amministratore, invece, cerca risorse anche all’esterno, noi ne abbiamo parecchie, anche se non voglio scendere nei particolari perché lo trovo di cattivo gusto”. Scuole di serie A per studenti facoltosi, catapecchie di serie B per i figli dei lavoratori. Questi sono i particolari di cattivo gusto.

 

Autoritarismo e repressione

 

Una scuola tra l’altro che vuole attirare una “clientela” benestante e i finanziamenti delle aziende, deve dimostrarsi “tranquilla”. Questo è il motivo per cui nei nostri istituti aumenta la repressione. I presidi propongono e applicano regolamenti d’istituto sempre più restrittivi, i poliziotti vengono infiltrati in borghese nelle scuole come bidelli. Questo è quello che è successo a Roma. Tali atti vengono giustificati con la “lotta alla droga”, ma si tratta prima di tutto di intimidazioni verso lo scoppio potenziale di mobilitazioni studentesche. Già il 14 settembre il capo della polizia De Gennaro spediva una circolare a tutti i questori e prefetti in cui invitava a prendere “provvedimenti preventivi al fine di garantire il regolare funzionamento delle attività didattiche, tutelare il diritto allo studio e prevenire turbative” e ad instaurare contatti con i presidi per “percepire tempestivamente eventuali agitazioni del corpo studentesco”.

 

Alla lotta!

 

Secondo la Banca Mondiale 110 milioni di bambini oggi non hanno alcun accesso all’istruzione, mentre sarebbero sufficienti 15 miliardi di dollari per garantire l’istruzione a tutti entro il 2015. Nel frattempo solo gli Usa spendono 4 miliardi di dollari al mese per mantenere la forza di occupazione in Iraq.

Le risorse per garantire un’istruzione di qualità a tutti ci sono, ma andranno strappate con la lotta. Tale lotta, però, va organizzata seriamente e su un programma chiaro di difesa del diritto allo studio, senza ripetere gli errori del passato con cortei ed autogestioni rituali, senza obiettivi e preparazione. Questa è la via che vogliamo intraprendere come Csp (Comitato in difesa della Scuola Pubblica) e Csu (Coordinamento Studentesco Universitario).

 Una prima tappa è stata la giornata di mobilitazione studentesca nazionale da noi convocata il 10 ottobre; la prossima sarà unirsi ai lavoratori negli scioperi generali contro il Governo Berlusconi. Unisciti a noi!

 

Per ulteriori informazioni visita il nostro sito: www.cspitalia.org
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