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La riforma Martinotti e le prospettive per l’università

 

Negli ultimi anni molti passi in avanti sono stati fatti nell’ università nella direzione dell’ autonomia finanziaria e didattica degli atenei, e purtroppo questo processo non é affatto concluso dato che si stanno preparando delle controriforme ancora più selettive che smantelleranno anche le ultime conquiste del diritto allo studio. E’ importante allora per ogni attivista ed ogni collettivo universitario sviluppare una strategia di intervento per contrastare i nuovi provvedimenti.

Il rapporto Martinotti

 

Con il patrocinio ministeriale, dopo otto mesi di lavori si é conclusa la commissione sull’autonomia didattica e l’innovazione dei corsi di studio, le cui strategie di intervento rappresentano se, come é lecito aspettarsi, verranno recepite e faranno parte del modo con il quale si organizzerà il sistema universitario italiano, una pesantissima controriforma ed una involuzione del diritto allo studio. Vediamo di passare in rassegna i criteri generali indicati dalla commissione sui quali dovranno uniformarsi i vari atenei nel prossimo periodo.

 

I crediti formativi

 

Saranno quei valori che sostituiranno le attuali valutazioni in trentesimi degli esami. Per arrivare a conseguire la laurea si dovrà ottenere un punteggio tra i 240 e i 360 crediti a seconda delle varie discipline. Questi dovranno essere conseguiti nel percorso universitario. I crediti saranno corrisposti riflettendo la quantità di lavoro totale necessaria per completare un anno accademico che sarà comprensivo di frequenza, lavoro sperimentale e pratico, tirocini e stage. Verranno introdotti come criteri di valutazione e quindi di conseguimento dei crediti per ottenere una laurea la frequenza che diventerà obbligatoria e tutta una serie di prestazioni collaterali che lo studente dovrà dimostrare di conseguire. E’ facile capire come l’introduzione di quste norme renderà praticamente impossibile il conseguimento di crediti per tutte quelle categorie di studenti disagiate, come studenti-lavoratori e fuori sede pendolari, che avranno ancora più difficoltà a seguire i percorsi formativi imposti dalla nuova disciplina.

I crediti nella stessa dicitura della bozza Marinotti potranno essere considerati come unità mobili da corso a corso e da ateneo a ateneo, ovvero uno stesso insegnamento potrà avere una certa misurazione in termini di crediti se utilizzato all’interno di un corso di studi e un’altro se utilizzato in curriculi diversi. Chiaramente se saranno i Consigli di facoltà a decidere l’ammontare dei crediti per ogni corso tale strumento sarà ben utilizzato dai vari baronati accademici per imporre volontà di gruppi ristretti di potere. Dai crediti discenderà anche un nuovo e sofisticato concetto di formazione permanente, in quanto i crediti accumulati durante gli anni potranno, nelle parole della Commisione, deperirsi con l’usura ed il trascorrere del tempo. Assumeranno quindi una valenza di capitale che ogni studente porterà con sé. Viene così introdotta una flessibilizzazione totale del percorso di fomazione universitaria e la necessità di coprire tutto il percorso universitario senza interruzioni altrimenti anche i crediti conseguiti negli anni precedenti potranno perdere di valore.

 

Le scuole di specializzazione

 

Nel solco tracciato con l’introduzione dei crediti formativi, che introduce in maniera selettiva ed iniqua la formazione permanente nell’università, c’é l’impulso dato nelle indicazioni dalla Commissione alle scuole di specializzazione (le S.I.S.), in linea con i criteri di formazione post-laurea individuati in numerosi disposizioni legislative.

Le S.I.S. rappresenteranno un vero e proprio passaggio obbligato per accedere al mercato del lavoro, che diventerà sempre più un passaggio di selezione essendo ad accesso limitato e variabile, con frequenza obbligatoria. Il diploma di laurea con un utilizzo massiccio delle scuole diverrebbe un passaggio intermedio e dequalificato, dove da una parte siederà una piccola minoranza di laureati, coloro che con possibilità economiche potranno permettersi nuovi costi ed altri anni di studi e dall’altra la grande massa di laureati che dovranno con un diploma ormai dequalificato e superato dalle Sis cercarsi una sistemazione. A questo proposito già il D.P.R. 470 del 1996 ha introdotto nel sistema post-laurea l’obbligatorietà per l’abilitazione all’insegnamento della scuole di specializzazione, che oltre al numero chiuso, alla frequenza obbligatoria di due anni e senza nessuna significativa introduzione di borse per i più disagiati, allunga enormemente i tempi tra la laurea e un insegnamento. Nelle indicazioni della Commissione Martinotti le S.i.S. dovrebbero diventare uno strumento massicciamente utilizzato per la formazione post-laurea con tutte le contraddizioni che un ulteriore sbarramento verso l’accesso al mondo del lavoro provocherà.

 

Contrattualità e competitività

 

La contrattualità sarà il principio che regolerà il rapporto studente-ateneo che dovrebbe sostituire il rapporto fiscale di iscrizione all’università. Gli studenti dovranno definire contrattualmente, sulla base di un accordo bilaterale a prestazioni corrispettive, le condizioni di svolgimento degli studi. In base a questo principio apparirà evidente come lo studente che entra all’università a fronte di prestazioni stabilite contrattualmente dall’istituto dovrà completare il suo corso di studi nel numero di anni e con i ritmi di studio che saranno imposti dai consigli di facoltà. Per tale motivo sarà introdotta una sorta di laurea a tempo parziale, fondamentalmente per eliminare i fuori-corso, che sarà stipulata da coloro che studenti-lavoratori non potranno seguire i ritmi che verranno imposti.

La competitività come estensione del principio di contrattualità, sarà quel meccanismo che in parte esiste già oggi, introdurrà nel rapporto ateneo-studenti o ateneo-personale criteri competitivi con altri atenei che nel corso del tempo potranno attraverso offerte migliori strappare studenti e personale a università meno qualificate e soprattuto con minori finanziamenti esterni. Il mondo universitario come un grande mercato accademico dove vincerà chi offre meglio. Come sarà facile immaginarsi i finanziamenti privati andranno a concentrarsi su atenei che per le proprie caratteristiche potranno offrire formazione e remunerazione migliori.

 

Le mobilitazioni

 

Le mobilitazioni di questo anno sono state molto frammentate e parziali. Non é un caso che l’introduzione di misure che aumentano l’autonomia finanziaria e didattica dei diversi atenei non creino di per sé le condizioni per delle lotte unificanti in quanto i provvedimenti amministrativi, fiscali ed altri sono diversi da istituto a istituto. Al tempo stesso risulta evidente che, nonostante questa frammentazione i provvedimenti in campo ed il malessere che risulta evidente dalle condizioni di studio creeranno dei terreni di unificazione delle mobilitazioni nelle varie realtà universitarie così diversificate. A Roma, che quest’anno é stata probabilmente la punta più avanzata dei percorsi di lotta, abbiamo assistito ad una serie di mobilitazioni parziali ma a loro modo significative. In particolare l’occupazione alla facoltà di Lettere e Filosofia a Roma 2 che é partita contro l’introduzione delle scuole di specializzazione é riuscita a mobilitare per alcuni giorni una fascia importante di studenti direttamente colpiti dai provvedimenti. Al termine dei dieci giorni di occupazione il collettivo ne é uscito numericamente e politicamente rafforzato. Un processo simile si é sviluppato alla Casa dello Studente dove per tre mesi si é mantenuta l’occupazione dell’aula Magna per protestare contro la selettività di accesso ai posti alloggio e per poter aumentare il numero dei posti in assegnazione. L’occupazione si é conclusa con una parziale vittoria in quanto sono stati predisposti gli strumenti per aumentare il numero di alloggi assegnati.

Comunque nonostante le lotte siano state sporadiche é necessario per ogni studente che si pone in maniera critica nei confronti dei processi di autonomia sviluppare dei nuclei di discussione, oppure sviluppare nei collettivi dove esistono, delle discussioni sulla rifoma Martinotti che sappiano cogliere la portata dei provvedimanti in campo e su questo possano sviluppare un’azione di propaganda tra la massa degli studenti che subiscono giornalmente le contraddizioni della vita universitaria.

Questo dovrebbe essere il terreno su cui unificare le mobilitazioni nel futuro.

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