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Opponiamoci alla morte progressiva del diritto allo studio universitario!

Risale alla fine dell’anno scorso un provvedimento nazionale che limita fortemente il diritto allo studio universitario. Fra le novità è presente la ridefinizione dei termini per la presentazione della domanda a usufruire di un assegno di studi e/o di un alloggio alla Casa dello Studente.

Se fino all’anno scorso tali domande dovevano essere presentate entro la fine di settembre, ora il termine temporale ultimo viene anticipato al 10 agosto in modo tale che non vengano valutati gli esami conseguiti nella sessione autunnale. E’ davvero sorprendente l’arroganza del ministro dell’istruzione e dei rappresentanti del governo regionale del Friuli Venezia Giulia che hanno reso esecutivo tale intervento immediatamente per l’anno 98-99, informando gli studenti friulani solo a fine luglio, chiusura della sessione di esami estiva. Ciò ha fatto sì che nessuno studente sapesse realmente cosa lo aspettava all’inizio di quest’anno di studi e molti si sono vista esclusa ogni possibilità di accedere a sovvenzioni necessarie per la loro istruzione.

La soglia di reddito per risultare assegnatari di sovvenzioni e posti alla Casa dello Studente, inoltre, è stata pesantemente ridimensionata. Se fino all’anno scorso tale soglia per una famiglia di tre componenti doveva essere inferiore a circa 54 milioni, quota comprensiva del 10% del patrimonio, ora non deve superare le £ 50.850.000, quota comprensiva del 20% del valore patrimoniale. Tradotto in parole povere, due lavoratori dipendenti sono considerati troppo ricchi per godere delle sovvenzioni universitarie, ma di fatto hanno notevoli difficoltà a pagare libri, tasse e vita universitaria del proprio figlio.

E non è ancora finita: l’anno scorso venivano valutati alla stessa stregua gli esami annuali e semestrali al fine di raggiungere quel numero fisso di esami imposto per diventare destinatari di assegni di studio e posti alloggio; quest’anno, invece, il termine esame è sostituito col termine “annualità”. Considerato che una annualità è valutata pari a due esami semestrali, chi ha messo nel proprio piano di studi molti corsi semestrali, dovrà sostenere un numero di esami maggiore.

Questi provvedimenti, uniti alle ultime manovre in campo di istruzione, fanno intendere chiaramente gli scopi che si prefigge questo governo, fra i quali vi è l’attuazione di una sempre maggiore selezione che di fatto impedisca l’istruzione universitaria agli studenti più svantaggiati finanziariamente. Si vuole rendere l’università un’azienda in grado di dare il massimo profitto a chi la gestisce (gli investitori privati e l’apparato burocratico che la amministra) e il minimo dispendio per lo Stato. Ciò ovviamente comporta che chi non può pagare le ingenti cifre richieste viene automaticamente escluso dal sistema formativo.

Tali interventi si inseriscono in un processo di destrutturazione del diritto allo studio che si sta facendo strada da molto tempo in un lungo e logorante cammino che ne ha visto minare di anno in anno le basi. Ne sanno qualcosa gli studenti degli anni passati, che hanno assistito alla diminuzione d’importanza dei criteri di reddito a favore di quelli di merito nell’assegnazione delle sovvenzioni, e all’aumento vertiginoso degli affitti al convitto universitario contro una diminuzione dell’efficienza dei servizi erogati. Tutto ciò si è verificato con l’accondiscendenza di tutti gli organi politici e amministrativi deputati alla “tutela” del diritto allo studio. Gli studenti di Udine hanno sperimentato sulla propria pelle quanto sia inutile attendere un miglioramento delle proprie condizioni da parte degli organi di rappresentanza collegiali, governati da una maggioranza di rappresentanti regionali e professori che non vivono i nostri problemi direttamente e perciò non si preoccupano di risolverli. Da tale situazione abbiamo rilevato l’esigenza di discutere questi provvedimenti in assemblee pubbliche con tutti gli studenti per organizzare una protesta, unico mezzo per far sentire forti le nostre esigenze e opporci a queste logiche che vogliono l’annientamento del diritto allo studio.

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