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La situazione degli studenti nelle università italiane degli ultimi 20 anni è sempre più insostenibile. Questo lo dobbiamo soprattutto a una gestione che mira soltanto al profitto e ai tagli di spese: strutture fatiscenti e pericolanti, tasse d’iscrizione sempre più alte, libri sempre più cari, trasporti sempre più salati e ritmi di studio sempre più pressanti.

Oggi 18 maggio per l’ennesima volta abbiamo avuto modo di vedere cosa intende questo governo per diritto allo studio e per democrazia. Il primo è una riunione blindata di rettori che decidono come guidare la privatizzazione dell’università per espellere chi non può permettersi di pagare gli studi. La seconda sono le cariche gratuite e ingiustificate della polizia che ogni giorno ormai reprime le lotte degli studenti e dei lavoratori del nostro paese.

Organizzarsi per vincere


è ora in discussione in parlamento il famoso Ddl Aprea. Se questo Ddl dovesse passare , questo significherebbe, come abbiamo spiegato in autunno, la trasformazione delle scuole in fondazioni private, del consiglio d’istituto in consiglio di amministrazione (con, al suo interno, rappresentanti del mondo produttivo e degli enti locali), insomma si passerebbe da un sistema pubblico ad un sistema di organizzazione e di gestione delle scuole privato. Buona parte dei finanziamenti da nazionali diventerebbero regionali, disarticolando completamente il carattere unitario del nostro sistema scolastico. Con buona pace per il cosiddetto diritto allo studio.

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