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 Lo scoppio della guerra imperialista contro l’Iraq ha risvegliato il clima politico all’Università di Pavia. Già nei giorni precedenti era stato costituito un fronte giovanile per mobilitarsi allo scoppio della guerra, con la partecipazione di Giovani Comunisti, Sinistra Giovanile, Corsari (il collettivo che gestisce il centro sociale Barattolo), Coordinamento per il Diritto allo Studio (Udu), Spimo (collettivo studentesco cittadino) e altri.

Alle 4 di notte ci siamo mobilitati per attacchinare centinaia di manifesti in tutta la città chiamando alla mobilitazione immediata. Alle 7 sono cominciati i picchetti di fronte a tutte le scuole, alle 8 di fronte a tutte le facoltà universitarie.

Quattro diversi cortei sono partiti da diversi punti della città portando gli studenti medi e universitari al concentramento nella piazza principale alle 9.30: le presenze erano di diverse migliaia. Dietro lo striscione “No all’imperialismo, no alla dittatura” ha marciato lo spezzone dei GC pavesi con slogan e volantini che rivendicavano:

- FUORI GLI IMPERIALISTI DAL MEDIO ORIENTE!

- DIMISSIONI DEL GOVERNO GUERRAFONDAIO!

- BLOCCO E CHIUSURA DELLE BASI USA E NATO, ROTTURA DEI TRATTATI!

- SCIOPERO GENERALE INTERNAZIONALE CONTRO LA GUERRA!

- OCCUPAZIONE DI SCUOLE E UNIVERSITA’ FINO ALLA CADUTA DI BERLUSCONI!

 Al termine del corteo unitario, partecipatissime assemblee degli studenti medi e degli universitari hanno votato l’autogestione di tutte le scuole e l’occupazione dell’Aula Magna sotterranea dell’ateneo. Numerosi interventi hanno sottolineato la necessità di collegare le lotte studentesche fra di loro e con le mobilitazioni dei lavoratori, a partire dalla partecipazione, il pomeriggio stesso, al presidio sindacale nella piazza principale della città.

Nel pomeriggio riprende la discussione su questioni più organizzative e si aprono le prime fratture politiche.

Fondamentalmente le differenze principali erano fra chi, in prima fila le varie associazioni pacifiste e di volontariato (come la tanto celebrata Emergency), voleva evitare la politica (secondo alcuni era meglio evitare anche la stessa occupazione), privilegiando “il dialogo” (ma con chi?), e chi riteneva invece irrinunciabile passare da un’opposizione morale e testimoniale alla guerra all’apertura di una lotta anche radicale che individuasse la politica come suo terreno e il nostro stesso governo come suo primo nemico. Inutile chiarire da che parte stavamo noi. Piuttosto oscillante è parsa invece la posizione di Sinistra Giovanile e dell’UdU, che sembravano in particolare preoccupati dalla prospettiva di un’occupazione.

Dopo una notte d’occupazione, il rettorato concede l’aula per tutta la settimana successiva dalle 8 alle 24; stiamo parlando di un rettore-sbirro che ancora pochi mesi fa aveva rifiutato un’aula addirittura alla Cgil.

Scrivo oggi al quinto giorno di assemblea permanente contro la guerra, che si è articolata in diversi gruppi di lavoro.

La mobilitazione ha ancora diversi limiti: non ha coinvolto la maggioranza degli studenti che restano legati alla routine delle lezioni e degli esami nonostante la guerra in corso, soprattutto l’ala moderata del movimento sembra avere una vera e propria mania per gli “esperti” accademici col risultato che alcune assemblee sembrano più che altro delle lezioni.

Compito nostro sarà “spiegare pazientemente”, che in questa guerra l’imperialismo può ancora perdere più di quanto sperava di guadagnare e che il nostro primo compito qui in Italia è, al fianco del movimento operaio, far cadere questo governo guerrafondaio.

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