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La fine del percorso della legge finanziaria coincide con la conclusione dell’autunno studentesco. Un autunno caratterizzato da una profonda, ma in molti casi non esplicita, contraddizione tra la politica dell’attuale coalizione al governo e le ragioni dei settori sociali che le avevano permesso di vincere lo scontro elettorale, in primis il mondo dell’istruzione.


È in questo contesto che va collocato un ragionamento di bilancio. Analizzare la realtà per quello che è, ci pare il primo passo fondamentale. Partiamo dunque da un semplice dato di fatto: dopo cinque anni di importanti mobilitazioni nel mondo della scuola pubblica abbiamo visto una situazione sicuramente differente. A livello generale (le lodevoli eccezioni ci sono sempre) la quantità di mobilitazioni studentesche è stata sicuramente modesta come, del resto, il livello di partecipazione.

Questo potrebbe, in prima istanza, apparire in contraddizione con un elemento fondamentale: nessuno dei problemi fondamentali di scuole e università è stato risolto. Al contrario, in molti casi, sono sicuramente acutizzati.

Ricordiamo qui solo alcuni aspetti fondamentali relativi all’istruzione, confermati dall’approvazione del cosiddetto “maxiemendamento”: con l’aumento dell’obbligo scolastico a 16 anni, assolvibile sia nell’istruzione che nella formazione, trova applicazione nei fatti il concetto di doppio canale di morattiana memoria, rimane il pesante taglio per università e ricerca, la questione delle graduatorie “ad esaurimento” posticipa semplicemente il problema, rimane l’aumento del rapporto studenti-alunni (0,4%) che prepara un taglio di 50 mila posti tra docenti e ATA, dei centinaia di milioni tagliati in cinque anni del governo Berlusconi neanche l’ombra, aumentano però in maniera significativa il fondi alle scuole private… Che bel “primo passo in avanti”!

Tuttavia per capire le dinamiche del movimento studentesco, non basta guardare l’essenza delle cose, ma anche come queste sono percepite dalla massa degli studenti e dei lavoratori della scuola. La questione dei tagli prima e dell’eliminazione delle graduatorie pare emblematica. Prima il governo “spara molto in alto”, la prima proposta prevedeva un milione di euro di tagli all’istruzione; successivamente, dopo le minacciose dichiarazioni degli esponenti sindacali, fa un passo in dietro ridimensionando la cifra. Idem sulle graduatorie dei precari della scuola: prima si propone la loro totale cancellazione, poi le si mantiene “a esaurimento”. Sicuramente questa dinamica, dovuta per buona parte alla debolezza del governo, ha creato disorientamento e ha contribuito a ridimensionare la portata delle mobilitazioni.


Alla ricerca di una scorciatoia


Tuttavia il nodo fondamentale è che in questa situazione, la stragrande maggioranza delle forze organizzate del movimento studentesco hanno avuto un approccio assolutamente inadeguato. C’è un elemento comune tra chi, facendo propria una logica moderata e concertativa, ha cercato di utilizzare il movimento studentesco come una semplice massa di manovra e chi, dopo altisonanti dichiarazioni battagliere, si è lanciato nelle ennesime iniziative simboliche e ultraminoritarie.

Un esempio eclatante è stata la mobilitazione del 17 novembre. Una data che è stata, per certi versi lo specchio dei limiti del movimento studentesco di quest’anno. Partorita come giornata di mobilitazione europea dal Social Forum di Atene ha visto il ruolo preponderante dell’Unione degli Studenti (UdS) la quale ha cercato in tutti i modi di renderla inoffensiva, svuotandola di contenuti e trasformandola in una semplice valvola di sfogo che non mettesse in difficoltà il “governo amico”. Di certo non è questa la base migliore per lanciare una mobilitazione di massa.

Nelle piazze questo si è palesato con una presenza studentesca più che modesta e con una gestione dei cortei in molti casi svuotati dagli slogan e riempiti solo dall’assordante musica dei sound system.

Ma questo non basta, anche chi dovrebbe lavorare per rappresentare un’alternativa al moderatismo dell’Uds, come i Giovani Comunisti, ci hanno spiegato al corteo di Napoli, che quella doveva essere una manifestazione “apolitica” e a un compagno che orgogliosamente teneva la bandiera rossa in mano, l’hanno invitato a toglierla “perchè impediva di vedere il cielo”. Ci pare che la triste scenetta si commenti da sola.

Per quanto ci riguarda, come Csp e Csu nelle piazze c’eravamo con i nostri contenuti e con i nostri metodi.

Mancanza di prospettiva, assenza di una piattaforma rivendicativa all’altezza, ricerca della mera visibilità, mancanza di un orientamento alla massa degli studenti,… Queste sono pericolose scorciatoie che rischiano di portare nel baratro il movimento studentesco, screditano le organizzazioni di sinistra e rischiano di aprire pericolosi spazi per la demagogia di forze dell’estrema destra.


Serve un’alternativa


Lavorare per costruire un’alternativa dev’essere la priorità per chi vuole realmente difendere la scuola pubblica. Lo abbiamo spiegato nelle piazze e lo ripetiamo qui, non ci sono scorciatoie, è necessario riprendere realmente il filo delle mobilitazioni e lavorare perchè queste coinvolgano la massa degli studenti, avendo così quella massa critica fondamentale per costringere chi attacca il nostro sacrosanto diritto all’istruzione a un netto passo in dietro. Le lotte però non nascono dal nulla e se, come visto in precedenza, le condizioni materiali ci sono tutte, manca invece quell’organizzazione radicata e radicale che sappia collegare le problematiche degli studenti alla battaglia più generale per il diritto allo studio e che fornisca una prospettiva credibile di mobilitazione.

Se in molti casi, ora, la massa degli studenti è in una situazione di temporanea attesa, è altrettanto vero che c’è un settore che non intende accettare la passività. Questo settore, composto dagli elementi più consapevoli, va organizzato e dotato di idee e metodi adeguati. E’ necessario intraprendere un lavoro di radicamento nelle scuole e nelle università che parta dalle condizioni oggettive ma con l’obbiettivo di sviluppare la coscienza degli studenti.

è da qui che bisogna partire, con umiltà e determinazione, per costruire un nuovo movimento studentesco che sappia superare i limiti del passato e ribaltare i rapporti di forza, costringendo la classe dominante a una forzata marcia in dietro nella sua opera di smantellamento dell’istruzione pubblica.

18/12/2006

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