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I nodi vengono al pettine

La scure dei tagli che si è abbattuta negli ultimi mesi sull’Università italiana e sugli istituti di ricerca pubblici costringe gli atenei ad accelerare il processo di “autonomia” accentuando la concorrenzialità e preparando il terreno per ulteriori tagli e ridimensionamenti. Parma non fa eccezione. L’acuirsi della crisi economica e i tagli massicci alla spesa per l’università e la ricerca, pongono i rettori delle università italiane di fronte ad una scelta: mantenere inalterati i livelli di tassazione e i parametri contributivi (borse di studio, esenzioni varie, ecc), andando incontro ad un sicuro collasso dell’azienda-università; oppure adeguarsi alla tendenza e applicare tutta una serie di ulteriori aumenti per poter continuare a competere con gli altri atenei.


La stessa Crui (la Conferenza dei Rettori) ha denunciato la scorsa estate l’inevitabilità del collasso economico del sistema universitario italiano entro il 2008.

E infatti, così si pronuncia il Rettore di Parma, Ferretti, in una recente intervista: «Il sistema universitario, a livello nazionale, si trova in una posizione sicuramente critica. [...] Rimane il fatto che il problema è grave e importante: è prevedibile che in mancanza di una inversione di tendenza e di un aiuto adeguato da parte del governo cominceremo, come tutti, a trovarci in serie difficoltà nel biennio 2004/2005».

Ma se questa è la prospettiva a Parma, sede di almeno tre multinazionali e di 470 gruppi imprenditoriali, non si vede quali sarebbero le speranze di reperire finanziamenti da parte dei privati per altri atenei collocati in aree meno ricche o redditizie per le imprese.

I rettori sono stati zitti negli ultimi dieci anni, hanno fortemente voluto l’aziendalizzazione dell’università (chiamata “autonomia”), per poterla gestire a loro discrezione. Ora però, i tagli sono arrivati ad un livello insostenibile, e ciò li spinge in una posizione estremamente critica: o scontrarsi con il governo, o applicare gli aumenti cercando di contenere il più possibile il malcontento studentesco. Piangono lacrime di coccodrillo per sottrarsi all’ira di un’eventuale mobilitazione studentesca. Alzano le spalle e trasmettono questo messaggio: “Studenti, non siamo noi i cattivi: saremo costretti ad aumentare le tasse, ma per colpa del governo”.

Di nuovo Ferretti, sulle linee guida per il suo nuovo mandato: «... è essenziale che l’Università, privata dell’intervento pubblico del Ministero, si costruisca una propria strategia, un metodo di lavoro adeguato».

 

Il salasso delle tasse, l’asservimento ai privati

 

Appunto, senza i soldi, si rischia il collasso. Quindi quale potrà mai essere questa strategia? Eccola: per l’anno accademico 2003/2004, le tasse di iscrizione sono state aumentate di una cifra compresa tra i 60 Euro in fascia bassa e i 140 Euro, inoltre sono stati modificati i parametri per l’esenzione dalla seconda rata, privando 1.500 studenti di questo diritto. E questo è solo un assaggio, visto che sono previste «serie difficoltà nel biennio 2004/2005».

Si comincia anche a capire cosa significhi concretamente la presenza dei cosiddetti collaboratori nell’Università: a Scienze Politiche: per esempio, gli studenti del corso di “Banca e finanza in Europa” si sono trovati di fronte il “professor” Carlo Salvatori, direttore generale del gruppo Unicredito, il quale li ha edotti sulla avvincente storia del gruppo, sui progetti futuri, le politiche aziendali, l’integrità morale degli uomini di Unicredito, ecc, con tanto di lucidi e materiale con logo aziendale. Chi ha optato per “Informazione e politica”, pensando di studiare il rapporto tra potere e mass-media, è incappato in Maurizio Chierici, editorialista dell’Unità e attivissimo propagandista ulivista. Argomenti: quanto è gratificante lavorare all’Unità, quanto sarebbe meraviglioso il mondo col centro-sinistra al governo, interviste a Colombo e Padellaro, pubblicità ai relativi libri con fermo invito all’acquisto. Insomma, dei “girotondi” da seduti.

A ciò si aggiunge la questione della competizione tra gli atenei, altro prodotto perverso della autonomia. Ferretti è preoccupato dal «...problema della forte erosione del nostro bacino d’utenza: la capacità di attrazione del polo parmense è messa in discussione dall’emergere di nuove iniziative universitarie nel territorio circostante...»

 

Respingiamo gli aumenti delle tasse!

 

Gli aumenti delle tasse stanno avvenendo in ordine sparso nei diversi atenei, ma si tratta di un fenomeno comunque generalizzato a livello nazionale. Proprio per questo sarebbe illusorio ricercarne le cause semplicemente nella politica delle singole facoltà (la quale, comunque, gioca un ruolo). I rincari delle tasse sono una conseguenza dell’applicazione della riforma Zecchino e dei peggioramenti introdotti dalla coppia Moratti-De Maio. Ad un attacco nazionale, dobbiamo rispondere con una lotta che sappia uscire dalle singole facoltà per collegare in un’unica mobilitazione il maggior numero di atenei. Solo così possiamo sperare di suscitare la massa d’urto necessaria a fermare l’intera riforma Zecchino. Le mobilitazioni della Sapienza di Roma nel 2001 e dell’università di Cagliari lo scorso anno scoppiarono proprio in riposta all’aumento delle tasse universitarie. Questo dimostra quanto sia esplosivo questo tema. Facciamo un appello a tutte le strutture universitarie di sinistra ad iniziare immediatamente una campagna congiunta di denuncia del rincaro dei costi di studio. Una simile campagna dovrebbe partire dalla questione delle tasse per collegarsi agli altri problemi più scottanti (costo dei libri, mancanza di alloggi e borse di studio ecc.) per poi risalire fino alle cause dei rincari: la stessa Riforma Zecchino e l’azione della Moratti.

Il nostro appello si rivolge in particolare a tutte quelle strutture studentesche, Udu (Unione degli Universitari) in testa, che fino ad oggi hanno difeso in parte la riforma Zecchino perché partorita dal passato governo di centro-sinistra: abbandonate simili illusioni e unitevi alla lotta per un’università aperta a tutti. Di quale dimostrazione ulteriore abbiamo bisogno per capire che tale riforma, la famosa autonomia, non è nient’altro che una forma di privatizzazione dell’istruzione pubblica? Uniamoci contro il rincaro delle tasse e contro la riforma Zecchino!

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