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Università di Udine: non è che un inizio...

Nel giovane ateneo di Udine è partita l’organizzazione di un collettivo a difesa dell’istruzione pubblica. Dalla sua nascita, questa università friulana era sempre stata ai margini di una qualsiasi attività politica anche in un ambito prettamente universitario, se si escludono sporadiche realtà, nelle quali, tuttavia, i promotori si sono impegnati a salvaguardare piattaforme legate alle singole facoltà di appartenenza.

Ciò ha conferito largo spazio di manovra ai poteri forti dell’ateneo, governato da regolamenti interni che limitano la rappresentanza studentesca in maniera ancora più restrittiva di molti altri atenei italiani (in alcuni organi centrali, gli studenti non vengono chiamati in causa quando si affrontano parecchie questioni amministrative).

Tutto ciò dimostra quanto in questo periodo, sia dannosa l’autonomia amministrativa, che favorisce le realtà dove il movimento studentesco è più debole e frammentato.

Per poter svolgere un’azione efficace, si è ravvisata l’immediata necessità di usufruire in tempo utile di informazioni sia riguardo le questioni locali sia quelle nazionali, e di acquisire, contemporaneamente, maggiore visibilità.

A tale scopo è nata la "lista di sinistra", presentatasi alle scorse elezioni per la rappresentanza negli organi centrali dell’università. Benché quasi tutti i candidati siano stati eletti, il quadro della situazione non ispirava troppo ottimismo: buona parte dei pochi studenti che si sono presentati alle urne, hanno preferito votare liste formalmente "apolitiche", in continuità con la vecchia tradizione di spoliticizzazione dell’ateneo.

Nonostante ciò, la prima iniziativa sostenuta ha ricevuto un larghissimo consenso. Attorno a una petizione rivolta all’E.R.D.i.S.U. e al consiglio regionale contro l’aumento delle tariffe di mensa e alloggi, e contro la priorità dei criteri di merito su quelli di reddito nell’attribuzione degli assegni di studio, sono state raccolte ben 750 firme in meno di una settimana.

In tale occasione, ai partecipanti di una affollata riunione alla Casa dello Studente, è stata illustrata la pericolosità del trionfo di un criterio individualistico quale la concessione di soldi in contanti ai singoli studenti, piuttosto che l’investimento in servizi collettivi. Grazie a questo incontro è stato possibile contattare diversi studenti, la cui mobilitazione è stata, tra l’altro, fondamentale per la riuscita dell’iniziativa, conclusasi con una vittoria parziale (mensa e alloggi non sono stati sostanzialmente modificati).

Molti studenti hanno accolto con notevole entusiasmo che, finalmente, ci fossero delle consultazioni collettive con i rappresentanti degli organi centrali e alcuni si sono dichiarati disponibili a creare un coordinamento studentesco stabile sulle problematiche politiche all’interno dell’università.

L’attuale obiettivo è, quindi, di creare un collettivo unitario che riunisca studentesse e studenti attorno a un preciso programma di difesa di un’università pubblica, democratica e accessibile a tutti.

E proprio per garantire un accesso libero all’università, la "lista di sinistra"si è ultimamente impegnata in una campagna contro il numero chiuso. Tale provvedimento è uno dei "fiori all’occhiello" del ministro Berlinguer, il quale può vantare un’efficiente solerzia nel tentativo di legittimarne l’uso, il tutto nel solito periodo di luglio-agosto (quando di norma passano i provvedimenti più impopolari e reazionari). Per contrastare l’accesso limitato ai corsi di laurea e diploma, sono stati organizzati dei ricorsi al tribunale regionale, iniziativa che, a differenza dell’attività semplicemente assistenziale dell’Udu, è portata avanti a sostegno di una coerente battaglia politica contro il ministro e contro tutti coloro che, come lui, ritengono che l’eventuale nostra disoccupazione di domani sia un motivo sufficiente per negarci oggi cultura e istruzione.

Questa battaglia richiede la mobilitazione generale degli studenti, che vanno riconquistati alla politica, intesa non come pratica esclusivamente burocratica in seno agli organi rappresentativi, ma come riappropriazione collettiva degli strumenti di lotta ed elaborazione.

Questa riteniamo sia l’unica strada utile a rivendicare e caratterizzare un reale protagonismo studentesco che possa, aprendosi anche ai problemi apparentemente esterni all’università, farla finita con il torpore rassegnato che tuttora serpeggia all’ateneo.

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