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Quale  mobilitazione contro la guerra?

A Milano la mattina seguente allo scoppio dei bombardamenti 1.000 persone si sono ritrovate di fronte all’università di via Festa del Perdono per congiungersi al corteo cittadino. Lo stesso pomeriggio c’è stata un’assemblea con 500 studenti. In entrambi i casi si trattava di scadenze convocate congiuntamente e con propri volantini dalle diverse strutture organizzate presenti in università: Collettivo Pantera, Rum (Reti Universitarie Milanese di area Disobbediente) e Cantiere (centro sociale più disobbediente dei disobbedienti ma in realtà formalmente diretto dalla maggioranza dei Giovani Comunisti).

Sin dall’inizio come Pantera abbiamo proposto di convocare un’assemblea generale di ateneo a distanza di una decina di giorni per porre in discussione ed al voto l’occupazione della facoltà. Il nostro ragionamento verteva sui seguenti punti:

1- siamo tanti ma potremmo essere molti di più, per cui abbiamo bisogno di tempo per volantinare in tutte le aule e tirare letteralmente fuori la maggioranza degli studenti dalle lezioni;

2- dobbiamo darci una seria democrazia di movimento: l’assemblea generale d’ateneo serve ad eleggere un comitato di lotta rappresentativo degli studenti e a votare i metodi con cui continuare le mobilitazioni. L’occupazione della facoltà deve essere decisa con un voto democratico dal corpo studentesco.

Dall’inizio, la spinta delle strutture studentesche d’area disobbediente è stata quella di porre gli studenti di fronte al fatto compiuto e a convocare un’iniziativa dopo l’altra. In particolare sabato Rum e Cantiere lanciavano un ultimatum al rettore: o ci dai l’aula magna per mercoledì 26 alle 17.00 oppure “scoppierà la pace”. Gli studenti si sono così ritrovati coinvolti in una prova di forza con il rettore senza averne chiari gli obiettivi, i motivi (perchè proprio mercoledì alle 17.00?) e senza che si fossero costruiti i rapporti di forza nell’ateneo a nostro favore.

Come Pantera ci siamo subito lanciati nei volantinaggi, distribuendo nelle due mattine del 25 e del 26 oltre 1.000 volantini a favore dell’assemblea generale d’ateneo e dello sciopero internazionale.

Mercoledì 26 alle ore 17.00, allo scadere del famoso ultimatum, era convocata dal Milano Contro la Guerra (ex Social Forum), Rum e Cantiere un’assemblea cittadina con 200 persone di fronte all’aula magna. L’assemblea si è svolta rapidamente con una decina di interventi tra cui il nostro.

Alla fine dell’assemblea, i compagni della Rum e del Cantiere hanno invitato gli studenti a muoversi in corteo fino alla “tenda della pace” in Piazza Mercanti (5 minuti dall’università). Gli studenti li hanno seguiti ma con gran stupore non sono mai arrivati alla Tenda della Pace. Appena usciti dall’università i disobbedienti hanno iniziato l’occupazione di uno stabile (il Cipec, una vecchia sede di associazioni, purtroppo oggi in disuso) usando gli studenti che li avevano seguiti come massa critica di manovra. Prima hanno sfondato la porta di legno e dietro hanno scoperto un’altra porta…. di metallo (informatevi, compagni, la prossima volta!). Allora hanno sfondato il negozio di fianco per entrare e fare un buco nel muro e poter entrare da lì. Noi non vogliamo mettere in discussione il diritto di occupare uno stabile, tanto più che il Cipec era una vecchia sede politica abbandonata per sfratto. Ma solo una campagna politica tra gli studenti poteva fargli capire cosa si stava facendo. Invece li si era addirittura ingannati invitandoli semplicemente ad un corteo verso la tenda della pace. Alcune brevi considerazioni: lo stabile doveva essere occupato per fare del mediattivismo. Ma le cose vanno chiamate con il proprio nome: questo non è media-attivismo ma attivismo per i media. Infatti, mentre gli studenti erano impreparati, i giornalisti erano puntuali e presenti, tanto che il giorno dopo Liberazione e Repubblica (con tanto di fotografia) riportavano l’accaduto.

L’azione si è rivelata uno spaventoso assist per la polizia che ha immediatamente colto al volo il pretesto per presidiare con camionette e celere l’entrata dell’università. In questo modo vogliono giocare un ruolo intimidatorio verso una possibile occupazione della facoltà. Intendiamoci: l’avrebbero comunque fatto ma hanno avuto un pretesto fabbricato ad arte!

Mentre scriviamo siamo in prima linea per preparare l’assemblea generale d’ateneo che si terrà il 2 aprile ed in cui gli studenti potranno votare democraticamente e discutere come continuare la lotta. Questo è il nostro metodo: non facciamo nemmeno una concessione sul terreno programmatico alle peggiori idee che circolano in università, abbiamo un programma avanzato che lega la lotta alla guerra alla lotta al capitalismo, ma difendiamo il diritto degli studenti ad autodeterminare democraticamente la piattaforma della lotta, senza inganni e manovre. Tutto questo perché siamo sicuri della correttezza delle nostre idee e di quanto gli studenti sapranno aprirsi una via verso le idee migliori per fermare questo conflitto e cambiare questa società.

 

Una piattaforma nazionale

 

E’ difficile dire quanto nei prossimi giorni potremmo assistere all’allargamento della lotta nelle università. Ci sembra che ciò che frena la lotta non sia la mancanza di disponibilità degli studenti alla mobilitazione, ma il fatto che tale disponibilità venga rapidamente sprecata o dispersa con iniziative sragionate, tutte puntate al terreno mediatico. Per invertire tale processo è indispensabile creare una forma di coordinamento tra diverse strutture universitarie con una piattaforma chiara: la guerra imperialista ha dei mandanti economici ben precisi. Sono questi gli interessi che dobbiamo colpire. Per questo è necessario approvare mozioni in tutte le assemblee studentesche perché la Cgil arrivi allo sciopero generale di 24 ore e la Ces allo sciopero internazionale

Abbiamo affermato in ogni modo che la guerra non si fa “in nostro nome”. Se vogliamo fare un passo avanti, è necessario affermare che la guerra imperialista non deve essere fatta nel nome di nessuno. Questo vuol dire mettere all’ordine del giorno l’indisponibilità delle basi in Italia, l’occupazione delle facoltà e delle scuole con l’obiettivo di trasformarle in basi di campagne di sensibilizzazione verso l’esterno a favore dello sciopero e di blocco di treni e scali militari.

La lotta per la pace non è una lotta apolitica. Esistono dei Governi  che stanno appoggiando questa guerra e deve essere posta la rivendicazione della loro caduta, a partire dal governo Berlusconi!

Tutti i paesi che non hanno appoggiato questa guerra (Francia, Germania, ecc.) hanno comunque concesso lo spazio aereo e l’utilizzo delle basi. Chiarire che non ci possiamo aspettare nulla da questi paesi capitalisti, con una propria politica imperialista, vuol dire chiarire che solo le lotte di studenti e lavoratori potranno porre all’ordine del giorno la fine del conflitto ed il ritiro degli invasori dall’Iraq.

 

Un’analisi degli avvenimenti ancora più puntuale può essere trovata sul sito del Collettivo Pantera: http://colpantera.freemail.supereva.it/).
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