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Friuli Venezia Giulia

 

“Lo stanziamento per le scuole private senza fini di lucro è congruo; tanto che le associazioni degli istituti stessi e dei genitori hanno manifestato la loro soddisfazione.” Con queste parole l’assessore di Rifondazione Comunista del Friuli Venezia-Giulia Roberto Antonaz tranquillizza chi l’aveva accusato di favorire la scuola statale a discapito di quella privata. Se la destra regionale ora può tirare un sospiro di sollievo, non è così per chi, come noi, è stato in prima linea nelle mobilitazioni in difesa dell’istruzione pubblica.

Queste dichiarazioni, che confermando la scelta dell’assessorato di non tagliare i privilegi elargiti sotto forma di importanti finanziamenti alle scuole private, non cadono di certo dal nulla: sono la risultante della collocazione del Prc all’interno di una Giunta che rappresenta interessi direttamente contrapposti a quelli che il nostro partito dovrebbe prefiggersi di rappresentare. Ma veniamo allo specifico: se da una parte si enfatizza strumentalmente l’importanza della scuola pubblica, dall’altra, in realtà, le nostre parole d’ordine vengono modificate e moderate in modo tale che non si scontrino con le compatibilità imposte dalla giunta Illy. Questo è quello che è successo in merito ai finanziamenti alle scuole private rivendicati da Antonaz. Ma che fine fa il corretto slogan, portato avanti in passato proprio dal partito: “neanche un soldo alle scuole private”? In realtà viene sacrificato nel nome di una logica negoziale fra le varie forze politiche che compongono la maggioranza regionale; tale logica porta il Prc ad essere drammaticamente contraddittorio, predicando bene (quante parole finite al vento sul diritto allo studio…) ma, come vediamo, razzolando malissimo.

Non sono solamente i finanziamenti alle scuole private previste dall’ultima Finanziaria regionale a farci indignare; rimanendo sempre in materia d’istruzione, ciò che è accaduto sulla questione del comodato gratuito dei libri di testo previsto nella Finanziaria precedente è particolarmente significativo. Questo provvedimento, l’unico in realtà rivendicato come una vittoria da parte del nostro assessore, oltre ad essere assolutamente parziale, ha una doppia faccia: se è vero che il comodato riguarda le prime classi di superiori e medie, è anche vero che le scuole che ne beneficeranno non saranno solamente quelle statali ma anche quelle private! Quello che è avvenuto anche in quest’occasione è uno scambio: alla scuola pubblica vengono concesse alcune briciole per indorare l’amara pillola chiamata “parità scolastica”, parità che, come ben sappiamo, non fa altro che favorire in maniera del tutto illegittima l’istruzione privata. E l’assessore Antonaz non ci venga a dire, come pure ha fatto, che il nostro problema è che vediamo il bicchiere sempre mezzo vuoto: egli ha rinunciato a battersi contro la parità scolastica, e nessuna battuta riuscirà a nascondere questa realtà.

La scelta, in questo caso a livello locale, di entrare nella “stanza dei bottoni” ha avuto pesanti conseguenze: si è cominciato a spiegare come, alla fin dei conti, le varie problematiche si possano risolvere grazie alla nostra presenza nelle istituzioni locali, ponendo totalmente in secondo piano il ruolo delle lotte e della militanza. È questo quello che è avvenuto anche nei confronti della mobilitazione contro la “riforma” Moratti; ci è stato spiegato, di fatto, che attraverso le politiche dell’assessorato la “riforma” può essere arginata. Viene così marginalizzato il ruolo della mobilitazione, creando pericolose illusioni, d’ispirazione chiaramente federalistica, rispetto ai maggiori poteri dati alle Regioni. Ma anche ipotizzando che qualche assessorato possa cercare di far applicare solo in parte la “riforma” Moratti, questo risolverebbe il problema? Certo che no. E in tutte le regioni dove c’è una giunta meno progressista cosa accadrebbe? Sostenere una linea politica del genere significa di fatto rinunciare a sconfiggere “in toto” il progetto della ministra Moratti.

È utile riprendere un esempio su tutti, in quanto particolarmente esplicativo: nel contesto di un’assemblea regionale del partito, di bilancio sull’operato della Giunta, il gruppo di lavoro dedicato all’istruzione, invece di discutere dell’organizzazione di mobilitazioni per la data, che sarebbe stata prossima, dello sciopero generale della scuola, avrebbe dovuto essere dedicato, nelle intenzioni della relatrice, alla discussione di un’ipotetica proposta di legge regionale sul diritto allo studio. Questa volontà di affrontare le varie problematiche da un’ottica governista è stata duramente contestata da noi, compagni dei Giovani Comunisti di Udine, impegnati nel lavoro nel movimento studentesco attraverso il Comitato in difesa della Scuola Pubblica; non crediamo sia stato poi un caso che gli unici in regione ad aver organizzato una significativa mobilitazione studentesca nella giornata del 15 novembre siano stati proprio i militanti del Csp.

Il nostro obbiettivo principale è sconfiggere il governo Berlusconi e, assieme ad esso, le sue sciagurate politiche; siamo consapevoli che per fare questo non esiste nessuna scorciatoia istituzionale, e che l’unica strada percorribile è quella della lotta. Questo è il prezioso insegnamento che ci viene dalle vittorie operaie di quest’ultimo periodo, dai metalmeccanici di Melfi ai forestali della Calabria. Ma la necessità, in questo caso, di costruire un movimento studentesco di massa entra in aperta contraddizione con la collocazione del partito in Regione, il quale non fa altro che legittimare politiche ambigue d’ispirazione conservatrice, “coprendole” da sinistra.

Non si può concepire il ruolo dei movimenti sociali in funzione esclusiva di sostegno all’operato di un assessorato, tanto più quando le politiche portate avanti non hanno quasi nulla di progressista! Su questa questione non abbiamo avuto timore di esprimere direttamente e pubblicamente il nostro dissenso: con Antonaz non c’è nulla da concertare, la battaglia decisiva è quella su scala nazionale. La nostra doverosa chiarezza non è piaciuta a tutti all’interno di Rifondazione: c’è stato addirittura chi avrebbe voluto denunciare pubblicamente i compagni che avevano criticato la politica dell’assessorato, quasi fossero responsabili di un delitto di lesa maestà! L’esempio del governo di collaborazione di classe in Friuli Venezia Giulia, pertanto, è esplicativo: l’essere all’interno della gabbia del centro-sinistra entra in diretta contraddizione con il ruolo che, da comunisti, dovremmo e potremmo giocare all’interno delle mobilitazioni di massa; l’ambiguità dei nostri rappresentanti nelle istituzioni è un ostacolo importante per chi questo ruolo lo vuole giocare, un ostacolo tuttavia dal quale i militanti comunisti non devono in nessun caso farsi fermare.

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