Tribuna congressuale Prc: Ma in Puglia è tornato l'inverno - Falcemartello

Breadcrumbs

Doveva essere la "primavera pugliese", la nostra "rivoluzione gentile", quando i compagni pugliesi si mobilitarono per le primarie. Era un unico bisogno: portare tanto consenso al compagno Nichi, al nostro partito, ai compagni in lotta contro la torsione politica delle vecchie e nuove borghesie locali. Eravamo in tanti, ci spingeva un antico sentimento di portare in alto le ragioni del comunismo.

Almeno, così pensarono i miei compagni quando a giusta ragione andammo a votare alle primarie, sfidando gli schiaffi di un gelido vento e le imboscate di una strada piena di ghiaccio. Comunque, andammo a votare e con noi tanti compagni diversamente abili. Eravamo orgogliosi, eravamo affascinati dal compagno Vendola. Anche se mal sopportavamo gli scherni dei "compagni" dei Ds, che, in alcuni casi, cercarono di falsare i risultati.

Vennero le elezioni regionali ed il compagno Nichi fu il candidato presidente. Ci siamo autotassati, abbiamo aperto circoli ed avvicinato tanti compagni di ieri e di oggi. Andammo nei quartieri, casa per casa. Avevamo un sogno: "la fantasia al potere". Soffiava un nuovo vento, era dolce, primaverile, un venticello che diede benessere politico alla nostra Puglia. Nichi ha vinto! Nichi è il primo governatore rosso! Tra discussioni, feste ed attese seguimmo, tramite giornali e trasmissioni televisive, qualunque fatto, intervento o dichiarazione dei compagni amministratori regionali. Dico seguimmo, perché l'atmosfera primaverile stava cambiando e quei compagni amministratori stavano subendo la loro "trasformazione antropologica", oltre che politico-sociale. Il compagno Nichi era cambiato. Gli altri erano amministratori irraggiungibili. Quei numeri telefonici che ci avevano permesso di dialogare e di organizzare il partito per oltre 16 anni, erano muti, angoscianti. Molti scelsero di lasciare il partito e di continuare la lotta di classe in altri ambiti sociali.

Un giorno, quando ormai la voragine era diventata incolmabile, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, dichiarò al tg regione Puglia che Nichi viveva chiuso nel suo Palazzo d'Inverno. Compagni, era un'amara verità! Ci furono gli incarichi e "l'assalto alle diligenze". La sanità pugliese subì una modifica. Alle tante Asl si sostituirono una per ogni provincia. Gli incarichi dirigenziali furono una vera e propria spartizione politica, altro che manuale Cencelli. Ci siamo difesi. Per le strade, nelle piazze, continuammo a ripetere che Nichi è sempre il compagno che ha tolto i ticket dai medicinali ed ha impedito la chiusura degli ospedali voluta dall'ex governatore Fitto. Fu un'inutile difesa. Giorno dopo giorno, il volto del potere diessino si scopriva ed avanzava lo spettro del passato, producendo i suoi danni politici, sociali ed economici. La stampa borghese incalzava. Denunciava il malgoverno pugliese. In tanti ci chiedevamo perché il partito non interveniva. Ma loro, i compagni dirigenti, erano lontani e sordi.

Si continuava ad emigrare. L'industrializzazione si mostrava per quella che era: profitto senza contegno; rapina di soldi pubblici; saccheggio del territorio. I Contratti d'Area, propagandati per creare sviluppo, gestiti dai signori della politica locale, il mezzo per portare facile ricchezza ad un potere trasversale che controlla le amministrazioni degli enti locali. Al deserto industriale si sostituiva il cimitero di finte fabbriche che, ancora oggi, aprono e chiudono dopo aver intascato soldi pubblici. Operai ingannati, demotivati e traditi si ritrovano licenziati, in mobilità e poi disoccupati con un mutuo da pagare, ancora una volta indifesi ed inascoltati con sindacati che continuano a cogestire la miseria socio-politica. Imperversa un'arricchita casta di "costruttori edili" che abbruttiscono e condizionano la vita di tanti cittadini meridionali. A loro, non bastono i contrattati e redditizi Piani Regolatori. Vogliono di più, i "Contratti di quartiere", strumento per distruggere il territorio con brutti casermoni edilizi, utilizzando soldi pubblici. I loro referenti politici li chiamano "strumenti edilizi per riqualificare le zone degradate".

Basta! Hanno reso le nostre città invivibili, hanno ceduto il territorio a speculatori di ogni risma, hanno lasciato rifiuti industriali in ogni sito degradato, semmai nascosti nel sottosuolo, attendono eterne bonifiche del territorio, hanno costruito centri commerciali nei vecchi siti industriali chimici ed hanno chiamato questa mostruosità sviluppo socio-economico.

Altro che primavera, è tornato l'inverno. In questa Puglia, il ceto politico di governo è quello di sempre: democristiano prima, socialista dopo, di "sinistra" oggi. Ceti politici che si autosostengono; ceti politici intrecciati con pezzi di potere antichi; ceti politici che strozzano il Sud ed impediscono una vera trasformazione sociale. Questa politica non ci appartiene. Questi compromessi non fanno parte della nostra storia comunista. Ecco perché la nostra resta, ora e sempre, lotta di classe!

(pubblicato su Liberazione, 3 giugno 2008)

Leggi anche: