Ambiente - Falcemartello

Breadcrumbs

No alla centrale nel Parco del Pollino!

Il 14 maggio si è svolta una manifestazione con circa un migliaio di persone, per protestare contro la prevista riapertura della centrale dell’Enel, situata nella Valle del Mercure, all’interno del Parco nazionale del Pollino, tra Basilicata e Calabria. Al corteo hanno partecipato centinaia di lavoratori, studenti e vecchi contadini. Il Parco del Pollino è uno dei più grandi paradisi naturali esistenti in Italia, con ambienti suggestivi e incontaminati e paesini immersi nel verde. L’ambiente e la salute degli abitanti della Valle del Mercure e del parco intero vengono oggi messi a rischio dalla decisione di riaprire una centrale contro la quale, nei decenni scorsi, sono state portate avanti lotte molto dure.

n passato l’impianto aveva funzionato prima a lignite e successivamente ad oli combustibili. La centrale aveva chiuso nel 1997. Ma ora ecco la novità! L’Enel vuole riaprire l’impianto facendolo funzionare a biomassa.

È la cosiddetta “svolta ecologica” dell’Enel che però, a quanto pare, non riguarda i Paesi dell’est dove la stessa Enel riapre le centrali atomiche!

Il materiale combustibile per rimettere in funzione la centrale nel parco del Pollino dovrebbe essere costituito da legname proveniente nientemeno che dall’Amazzonia (si parla di 8mila ettari di bosco all’anno che dovrebbero andare in fumo). Se invece si decidesse di procurarsi “in loco” la biomassa necessaria al funzionamento dell’impianto, che ammonta a 32mila tonnellate l’anno, si dovrebbero radere al suolo tutti i boschi del Pollino!

La verità è che “biomassa” è una bella parola a cui l’Enel è ricorsa per cercare di non allarmare le persone, per presentare come ecologico qualcosa che di ecologico non ha niente. La centrale quasi certamente brucerà combustibile derivato dai rifiuti (Cdr), più economico del legname proveniente dall’estero. Non occorre essere preveggenti per fare questa previsione, è sufficiente leggere i documenti prodotti dall’Enel, dove non viene specificata l'esclusiva della biomassa ma vengono utilizzate parole come “principalmente a biomassa”.

Come è già avvenuto nel caso della centrale di Cutro, basterebbe solo una delibera della regione per autorizzare la trasformazione della centrale da biomassa a Cdr e, dal momento che ormai l’Enel è una società che bada solo a interessi privati.

Va ricordato che già tre mesi fa sono stati sequestrati 400 metri quadrati di terreno all’interno ed ai confini della centrale poiché erano stati trovati, sotterrati, diversi tipi di rifiuti tossici tra cui amianto e nichel. Il fumo tossico che uscirebbe dall’inceneritore creerebbe una cappa enorme su tutta la valle e non si sa come e dove potrà essere smaltita la notevole quantità di ceneri prodotte. Senza considerare le ripercussioni negative sul turismo in una zona già economicamente depressa.

Come se nulla fosse successo, la programmata riapertura della centrale scandalosamente non è stata messa in discussione dalle istituzioni locali. Questo fatto rende anche bene l’idea di quale potrebbe essere il livello di sicurezza e di controllo sulle sostanze nocive che di lì a poco potrebbero essere immesse nell’impianto. Sono stati l’Ente Parco del Pollino (il cui presidente, un losco personaggio, proviene dai ranghi di An) e la giunta provinciale di Cosenza (guidata dall’Unione) a fornire all’Enel tutte le autorizzazioni necessarie alla riapertura della centrale.

L’unica concessione fatta dalla provincia di Cosenza (dopo i primi segnali di mobilitazione) è stata di istituire una commissione tecnico-scientifica “al di sopra delle parti” col compito di valutare la possibilità di danni all’ambiente. Ma le perizie dei tecnici e degli scienziati, si sa, sono sempre di parte, dalla parte dei padroni! Ed è per questo che i giovani e i lavoratori dei paesi della Valle del Mercure hanno continuato la mobilitazione.

Contro il progetto dell’Enel sia in Basilicata che in Calabria è nato il “Comitato Salute Ambiente Pollino” che ha organizzato la manifestazione del 14 maggio.

Il comitato ha fatto sua la lezione di Scanzano. Per vincere è necessario prendere in mano le sorti del territorio in cui si vive, senza delegare a nessuno la soluzione del problema e senza nutrire qualsiasi illusione nell’intervento risolutore di politici e funzionari locali. L’esperienza di Scanzano insegna che l’unica prospettiva seria è la lotta, che coinvolga il più alto numero di persone! Se non si dovesse retrocedere dal progetto di riapertura della centrale, si dovrà ricorrere all’arma dello sciopero generale, in primo luogo facendo un appello ai giovani e ai lavoratori protagonisti della lotta di Scanzano e di Acerra. Se ci vogliono mettere gli uni contro gli altri con il ricatto dell’inceneritore, noi dobbiamo mostrare unità e determinazione, e mettere chiaramente in discussione un sistema economico in nome del quale vengono portate avanti le più ignobili distruzioni ambientali.

Una vecchia canzone dei briganti recitava: “A terra è nostra e nun s’adda tuccà”. La terra è nostra e non permetteremo mai che pochi capitalisti si arricchiscano a discapito della distruzione del nostro territorio stupendo e della salute della popolazione del Pollino!