L’incidente nucleare di Tokaimura - Falcemartello

Breadcrumbs

La logica avvelenata del profitto

Non è questo un articolo che si propone di analizzare tutte le possibili fonti energetiche alternative al nucleare. Basta ricordare che, dietro all’energia nucleare, vi sono enormi interessi economici. Importanti aziende energetiche traggono i propri profitti dal nucleare. Vi sono scienziati che hanno legato il loro nome ad ogni forma di sviluppo di tale energia. Queste aziende e questi scienziati dovrebbero essere gli stessi a spendere soldi e risorse nella ricerca di fonti di energie alternative. È evidente che non hanno nessun interesse a farlo.

Questo appare chiaro anche dagli articoli scritti in questi giorni da specialisti vari per spiegare che "quello di Tokaimura è stata una mela marcia. Guai a scambiare il singolo episodio per un attacco all’energia nucleare, una delle forme energetiche più convenienti e produttive". Non abbiamo dubbi che il nucleare sia oggi la forma di energia più conveniente per i capitalisti che la sfruttano. Quello che questi signori non si chiedono, e non vogliono spiegare, è se ciò che è conveniente per le necessità dei capitalisti sia conveniente anche per l’ambiente e per i lavoratori che vi vivono. Ogni operaio saprebbe come rispondere. Un capitalista cerca di ridurre al minimo i costi di produzione. Tagliare i costi relativi alla sicurezza sul lavoro, ad esempio, è la forma "più conveniente per l’azienda" di massimizzare i profitti. Non è invece tanto conveniente per quei 4 lavoratori che ogni giorno perdono la vita in Italia per incidenti sul lavoro. La questione ambientale non è che l’altra faccia di questa medaglia.

Colpevoli? i lavoratori

A Tokaimura i primi indiziati come colpevoli dell’incidente sono stati i lavoratori, in particolare i tre tecnici che hanno provocato l’incidente. Subito è stata rispolverata la tesi dell’errore umano, dove per "umano" si intende "dei lavoratori". In una società dove i lavoratori sono tenuti all’oscuro di tutte le decisioni fondamentali, sono i primi ad essere colpevolizzati di qualsiasi problema. Ma pian piano che veniva fuori la dinamica dell’incidente, i mass media si rendevano conto dell’insostenibilità di questa bugia. Nel ‘93 la Jco, proprietaria dello stabilimento, aveva chiesto l’autorizzazione di installare la sua azienda a Tokaimura (centro densamente popolato) per la lavorazione di limitate quantità di sostanze nucleari. Aveva dichiarato che a Tokaimura "non c’è bisogno di prepararsi per un eventuale incidente serio". La realtà è che lo stabilimento, per massimizzare tempo e profitti, aveva finito per lavorare dosi d’uranio 7 volte superiori alla norma. Le sostanze nucleari venivano maneggiate in modo artigianale. Uranio e acido nitrico venivano miscelati con un imbuto rudimentale ed erano maneggiati a mano, con poche protezioni. Questi lavoratori sarebbero morti di cancro indipendentemente dall’incidente dell’altro giorno. Qualcuno potrebbe obiettare: "rimane il fatto che le radiazioni sono state scatenate da un’errata procedura dei tecnici". Ma molti lavoratori di Tokaimura neanche erano stati informati delle corrette procedure. La Jco seguiva le norme di un proprio manuale di sicurezza, segreto all’esterno e totalmente illegale. Visto che in un’azienda di quel tipo non potevano non parlare di norme di sicurezza, le hanno reinventate di sana pianta. L’unica sicurezza a cui erano interessati era quella di fare profitti. La direzione nazionale della Jco ha negato di sapere che in quello stabilimento vi fosse un manuale di sicurezza illegale. Le aziende giapponesi sono note per la propria efficienza e per le continue ispezioni. Vogliono forse farci credere che dal ‘93 ad oggi nessun ispettore nazionale aveva mai messo piede a Tokaimura, accorgendosi che l’uranio era miscelato in imbuti e senza protezione? La favola regge solo per i bambini.

La favola continua con "l’improvviso risveglio dello spirito eroico dei kamikaze giapponesi che in 18 sono entrati nello stabilimento per salvare il mondo". Niente di tutto questo. Almeno alcuni dei 18 kamikaze che hanno fermato la reazione di "autosostentamento" dell’uranio sono stati sorteggiati tra un gruppo di specialisti pronti a situazioni di emergenza. Ma non emergenze come quella. I 18, divisi in due gruppi, hanno calcolato di poter rimanere a turno solo 3 minuti all’interno dell’azienda. Più di 3 minuti e sarebbero stati devastati dalle radiazioni. Naturalmente anche questa soglia di 3 minuti è totalmente ipotetica. I nomi dei 18 kamikaze e la loro salute sono ora segreti. Non si saprà mai quanto sopravviveranno. E non abbiamo dubbi che negli anni cadranno nel silenzio anche i tumori ed i bambini deformati di Tokaimura.

Mancanza di morale o morale del profitto?

Obuchi, il primo ministro giapponese, ha tacciato i dirigenti locali della Jco di "mancanza di morale". Non è vero: una morale c’è l’hanno: è quella del massimo profitto. Ma non è una questione limitata ai dirigenti locali. Lo stesso governo giapponese, insieme a quello degli Usa, hanno tenuto segreti per anni esperimenti nucleari vicini alle coste giapponesi. Queste zone sono rimaste e rimangono tutt’ora meta dei pescherecci. Uno dei casi più eclatanti è stata la morte di metà dell’equipaggio di un peschereccio durante un esperimento nel ‘54 vicino all’atollo di Bikini. Dopo anni si è saputa la vera causa dei cancri di questi pescatori. Ma quel giorno avevano preso 2 tonnellate di pesce vendute poi al mercato di Tokio. Uno dei superstiti (ha perso un figlio per lo stesso motivo) ha dichiarato in questi giorni: "Gli scienziati che mandano avanti il mio Paese e il resto del mondo non sono mai stati tanto cinici e immorali. Dal punto di vista tecnico sono preparatissimi ma, per soldi sono disposti a far qualsiasi cosa, anche se ciò significa la distruzione del pianeta".

Non è, però, soltanto un problema della morale degli scienziati. Il problema sono gli scopi complessivi e il funzionamento del sistema che li finanzia e li forma. L’attuale cricca di scienziati guadagna sulla base di ciò che viene commissionato e finanziato dagli stessi capitalisti. La scienza nel capitalismo è serva del profitto dei capitalisti. Noi non apparteniamo alle cricche degli scienziati "tecnicamente preparatissimi". Non sappiamo quindi con che rapidità e quando una fonte di energia alternativa potrà sostituire il nucleare. Ma sappiamo che la ricerca di tale fonte d’energia alternativa o lo sviluppo e gestione di quella nucleare non possono essere affidati ad un pugno di capitalisti assetati di guadagni. Su questa strada è a rischio la nostra salute, il nostro ambiente e la distruzione di intere zone del nostro pianeta. Solo nel contesto di una pianificazione socialista dell’economia, utilizzando nel rispetto dell’ambiente, le risorse umane e i materiali del pianeta, sarà possibile risolvere in sicurezza il problema delle fonti di energia che, ricordiamolo, non è solo quello dei possibili incidenti come in Giappone, ma anche quello del riscaldamento globale, dell’inquinamento dei mari, dell’aria e dei fiumi, dello stoccaggio dei rifiuti nucleari che con una vita media di centinaia e migliaia di anni costituiscono un regalo avvelenato per le future generazioni.

Il capitale non ha gli stessi interessi dell’ambiente. Il capitale per sua natura pensa in base al guadagno immediato, il più grande e il più veloce possibile. L’umanità invece dovrebbe abituarsi a pensare globalmente, considerando tutti i fattori coinvolti nel tempo e nello spazio.

Tokaimura, errore umano? Sì, se per umano si intende "dei padroni".