Mucca Pazza: le responsabilità sono dei padroni - Falcemartello

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Molte volte ci troviamo ad accusare indiscriminatamente processi produttivi senza valutarne a fondo gli aspetti economici, ambientali, e sociali: così è stato ad esempio per le produzioni transgeniche. Le innovazioni scientifiche difficilmente sono in sé buone o cattive; l’uso che ne facciamo invece ne è qualificante. Ad esempio: è sicuramente vero che le grandi coltivazioni di mais e soia transgenici che hanno colonizzato il sud e il nord America creano enormi danni: un processo di desertificazione dovuto ad una monocoltura protratta nel tempo e generata dall’impossibilità di altre semine per i massicci interventi con diserbanti che consentono la sopravvivenza solo alle coltivazioni opportunamente e geneticamente modificate, legando così produttori, consumatori e popoli alla fame alle valutazioni di profitto delle multinazionali chimiche. D’altra parte è però vero anche che gli studi di genetica applicata hanno portato ad allevamenti transgenetici per la produzione di liquidi organici, organi e tessuti utili alla medicina umana da animali come suini, ovini ecc.

È tuttavia certo che nel capitalismo, dove ogni cosa è subordinata al massimo profitto personale di pochi, anche il progresso scientifico, e la produzione alimentare devono sottostare a produttività e guadagno senza riguardo alcuno per qualità e salute.

Questo è sicuramente il caso del fenomeno della Encefalopatia Bovina Spongiforme (Bse) o, più comunemente, sindrome della "mucca pazza". Infatti è evidente come la ricerca del massimo profitto ha fatto passare in secondo piano la salubrità, la qualità e quantità del cibo. L’origine del problema Bse sta nell’aver trasformato attraverso un processo di "cottura" cosiddetto "rendering" delle carcasse di ovini deceduti per scrapie (malattia dell’apparato neurologico) in farine per l’alimentazione di altre specie animali fra le quali i bovini. Questi assimilando le farine infette vengono a loro volta attaccati nell’apparato nervoso dal prione dell’encefalopatia spongiforme; gli scarti di lavorazione dell’industria di macellazione bovina e gli animali morti negli allevamenti hanno poi perpetuato e amplificato questo morbo in diversi paesi d’Europa fino ad infettare, con un’ulteriore modificazione del virus, l’ultimo anello della catena alimentare: l’uomo. I pareri scientifici sulle correlazioni fra le varie modificazioni virali e la catena alimentare sono ancora molto prudenti.

E’ però sicuro che tali pareri vengono strumentalizzati a seconda degli interessi delle varie borghesie nazionali. È evidente che la "mucca pazza" viene oggi cavalcata con fini protezionistici dagli Stati appartenenti alla stessa UE per difendere i propri prodotti e aumentare i profitti delle grandi industrie alimentari.

Questo avviene sia attraverso lauti risarcimenti per le produzioni "colpite" (dunque ennesimi finanziamenti ai padroni che per tutta risposta mettono in cassa integrazione centinaia di lavoratori, si veda per es. Cremonini) sia attraverso l’aumento esponenziale delle quotazioni borsistiche delle multinazionali che producono proteaginose come soia e colza (che sostituiscono le farine animali) o collegate alla produzione di carne oltreoceano. In Italia si è fatta una colossale campagna per rassicurare i consumatori che le carni italiane sono sane, ma questa non è che una spudorata campagna completamente falsa e finalizzata solo a difendere i padroni italiani. Infatti anche in Italia si usano farine animali e se fino ad ora non si sono registrati casi di mucca pazza è solo perché non si sono praticamente mai fatti test di verifica in tal senso (la lettera è giunta in Redazione prima che si accertasse il primo caso di Bse in Italia. NdR). Quattro anni fa, quando il morbo esplose in Gran Bretagna, la Francia assicurava la salubrità della propria carne che ora però risulta contaminata. Lo stesso fa oggi l’Italia, ma ci sono tutte le premesse perché l’epilogo sia il medesimo nel giro di pochi mesi.

Queste sono le principali conseguenze delle strategie che la borghesia mette in atto per i propri profitti anche nel settore alimentare. Perciò la classe operaia e la sua avanguardia devono considerare con estrema attenzione il ruolo dei lavoratori agricoli e capirne le esigenze (si veda la corretta politica dei bolscevichi in merito, all’alba della rivoluzione d’ottobre). E’ altresì scontato dire che dobbiamo lottare per un’agricoltura guidata alla soddisfazione dei bisogni dell’umanità e a un riequilibrio produttivo compatibile con la natura per ottenere un progresso effettivo e duraturo. Ciò è possibile solo attraverso la messa in discussione della logica del profitto e dunque solo attraverso la trasformazione della società in senso socialista e la pianificazione dell’economia sulla base delle esigenze della società e non di un pugno di padroni parassiti.