25 Aprile - La Resistenza è rossa - Falcemartello

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L'anno scorso i deputati del Pd Quartiani e Fiano presentarono a Maroni – ripeto: Maroni – un’interrogazione parlamentare invocando provvedimenti repressivi contro i compagni che avevano contestato la presenza della Moratti sul palco delle autorità del corteo milanese del 25 aprile. Ma non si tratta di un fenomeno isolato.

A Modena una dirigente del Pd, in polemica col circolo locale del Prc, invitò “democraticamente” a “riflettere sull’opportunità di mantenere in coda al corteo… canzoni e striscioni che inneggiano al comunismo e che politicizzano una festa che è di tutti.”

Tutti ricordiamo gli appelli del centro-sinistra a Berlusconi perché, in quanto figura istituzionale, riconoscesse il 25 aprile come festa nazionale e della concordia. Insomma, nel centro-sinistra c’è una vera e propria ossessione: bisogna definitivamente mummificare la Resistenza.

Quest’anno, presumibilmente, la grancassa propagandistica nazional-liberale sarà ancora più amplificata. Cercheranno di annegare il 25 aprile nel binomio tricolore-Costituzione? Lo sventolio di tricolori nelle tante piazze che il 12 marzo hanno contestato Berlusconi e l’orgia patriottarda per il 150° dell’unità d’Italia indicano infatti una modalità pratica di opposizione che il Pd, ma anche l’arcipelago “viola”, sembrano trovare rassicurante, anche perché prefigura quell’unità nazionale che Bersani e soci agognano per il dopo-Berlusconi. Che la sinistra – compresa la Fds ed il Prc – si accodi a queste manovre peggiora la situazione.

Anche sulla questione della Costituzione è bene intendersi. Schiacciare gli obiettivi della lotta partigiana, operaia e contadina del 1943-48 sul raggiungimento di un regime basato sulla democrazia parlamentare ed una carta costituzionale è un’operazione politica che deforma e impoverisce il passato per annettersi il partigianato come “padre nobile” dell’opposizione liberale al “tiranno” Berlusconi.

Oggi la Costituzione Italiana è avvolta da una sacralità piena di retorica, impossibile criticare i suoi contenuti, specie a sinistra. Davanti all’attacco della destra a tutti i diritti fondamentali, la Costituzione pare a molti l’unica diga che la sinistra possa contrapporre. La Costituzione italiana è piena di principi e di buone intenzioni, che però non sono mai stati realizzati, al contrario della difesa della proprietà privata dei mezzi di produzione, quella sì veramente sacra.

Nella prima parte della Costituzione (i “principi fondamentali”) ci sono anche contenuti avanzati: si riconosce il diritto al lavoro e all’uguaglianza, l’esproprio entro i limiti di legge (ma c’è anche il reazionario articolo 7 che assume il Concordato del ‘29 tra Stato italiano e Vaticano). Allo stesso tempo si ribadisce che l’iniziativa economica privata è libera e si legittimano le strutture dello Stato borghese: magistratura, Forze armate, Parlamento. Quella magistratura che fin dal ’46 si accanì contro i partigiani, specialmente contro quelli, tanti, che volevano andare avanti fino al rovesciamento del capitalismo.

C’è poco da lamentarsi se, a livello di massa, il revisionismo alla Pansa morde. Una Resistenza sfigurata, depurata dai suoi aspetti rivoluzionari, confusa con la difesa perbenista dello status quo e di statiche norme liberali, l’ha resa irriconoscibile in particolare alle classi sfruttate ed ai giovani. I “palchi delle autorità” del 25 aprile, anche in assenza di esponenti del Pdl o della Lega Nord, sono la descrizione plastica dell’immagine ingessata e conservatrice che i vertici del centro-sinistra vogliono dare della Resistenza. Prefetti, comandanti dei carabinieri, generali delle Accademie Militari e vescovi non centrano nulla col 25 aprile: 66 anni fa i loro “antenati” erano dall’altra parte della barricata ed accoglierli oggi nei festeggiamenti è un’offesa innanzitutto per i martiri partigiani caduti nella lotta contro il fascismo o costretti all’esilio politico, di solito in Cecoslovacchia, dopo il ‘45. In questo clima si inserisce l’iniziativa di una pattuglia di deputati del Pdl che si prefigge di abrogare quella disposizione transitoria della Costituzione che impedisce la ricostituzione del Partito fascista. Iniziativa per ora respinta da tutti i gruppi parlamentari. Per ora...

Festeggiare la Resistenza per quello che è stata, un movimento rivoluzionario degli sfruttati, non è mai stato facile. Il terreno storiografico è ingombrato da un’epica nazionale che non ammette irruzioni delle classi subalterne nel cielo della politica e tantomeno rivoluzioni – vinte, perse o tradite che siano – in nome di una visione lineare, pacificata e rassicurante della “storia patria”.

La storiografia dominante è ancella del mito patriottico della Resistenza come secondo Risorgimento. In particolare, gli storici un tempo legati al Pci ed ora ai suoi esecutori testamentari approdati a lidi liberali, sono i più zelanti nel proporre l’immagine di un’armoniosa concordia tra i partiti del Cln come simbolo di una lotta nazionale e democratica, fonte di legittimazione per l’ingresso della sinistra nel sistema politico borghese.

Per i giovani rivoluzionari di oggi è decisivo riappropriarsi della Resistenza senza farsi intrappolare dai “parrucconi” di turno che dividono partigiani “buoni” e “cattivi”. Anche perché fanno parte della Resistenza pure i sentimenti di vendetta più cupi degli oppressi, evocati senza moralismi da Fenoglio in Una questione privata nei consigli di uno sfollato ad un partigiano: “E allora – disse il vecchio, – non ne perdonerete nemmeno uno, voglio sperare. – Nemmeno uno, – disse Milton. – Siamo già intesi. – Tutti, li dovete ammazzare, perché non uno di essi merita di meno. La morte, dico io, è la pena più mite per il meno cattivo di loro (…) Con tutti voglio dire proprio tutti. Anche gli infermieri, i cucinieri, anche i cappellani. Ascoltami bene, ragazzo. Io ti posso chiamare ragazzo. Io sono uno che mette le lacrime quando il macellaio viene a comprarmi gli agnelli. Eppure, io sono quel medesimo che ti dice: tutti, fino all’ultimo, li dovete ammazzare. E segna quel che ti dico ancora. Quando verrà quel giorno glorioso, se ne ammazzerete solo una parte, se vi lascerete prendere dalla pietà o dalla stessa nausea del sangue, farete peccato mortale, sarà un vero tradimento. Chi quel gran giorno non sarà sporco di sangue fino alle ascelle, non venitemi a dire che è un buon patriota.