A Roma un’estate nera - Falcemartello

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Da Villa Ada a Casalbertone

L’assalto fascista a Villa Ada a fine giugno (la sera del concerto della Banda Bassotti) ha riacceso il dibattito a livello nazionale sulla ripresa delle azioni squadriste da parte di formazioni di estrema destra.

Una cinquantina di fascisti, armati con caschi bastoni e bombe carta, sono riusciti ad arrivare all’ingresso della villa, dopo essere passati indisturbati davanti a una caserma dei carabinieri, e hanno aggredito i compagni che stavano uscendo dal concerto, fino ad accoltellarne uno che è finito in ospedale.

Dopo l’aggressione, chi era al concerto ha provato ad organizzare un’azione di difesa; carabinieri e poliziotti sono intervenuti da par loro, con l’arresto di tre persone che uscivano dal concerto accusate di ingiurie a pubblico ufficiale, mentre di fascisti fermati nemmeno l’ombra. Uno schema che a Roma, lungo tutto l’arco degli anni ’90, si è ripetuto ogni volta che c’è stata un’aggressione fascista e la volante della polizia saltava fuori solo quando qualcuno cercava di reagire.

Villa Ada arriva a un anno esatto di distanza dall’assassinio di Renato Biagetti (e i fascisti che l’hanno ammazzato sono ancora coperti da un vergognoso tentativo di insabbiamento). In mezzo, il tentativo di minimizzare e di derubricare questi fatti a puri episodi di bullismo e di normale delinquenza, sia da parte del prefetto Serra che di Veltroni.

Una settimana dopo Villa Ada, Casalbertone. Una banda che fa capo alla Fiamma si avvicina provocatoriamente alle case occupate da famiglie di lavoratori immigrati e italiani e fa irruzione mentre si sta svolgendo l’assemblea del Coordinamento di Lotta per la Casa. Qualcuno si accorge dell’incursione ed esce fuori, venendo subito aggredito vigliaccamente.

Gli attivisti delle case occupate fronteggiano la ventina di fascisti mentre a dare una mano arrivano anche gli studenti della Casa che si trova proprio di fronte. I fascisti alla fine indietreggiano, ritirandosi nel prato in mezzo alla piazza. Si riconosce benissimo il leader di Casa Pound (una delle occupazioni dell’estrema destra a Roma) la cui brutta faccia stava nei manifesti elettorali della Fiamma Tricolore alle elezioni politiche.

Anche questa volta la polizia ferma quattro compagni dicendo poi che per errore erano stati scambiati per fascisti! Il giorno dopo, il prefetto Serra commenterà a proposito di questa vicenda: “gli estremisti di destra erano di meno e non erano lì per aggredire nessuno”, facendo quasi passare gli studenti e gli occupanti delle case come gli aggressori e i fascisti come le vittime!

Subito dopo l’aggressione, la piazza si è riempita di abitanti del quartiere e di altri, accorsi dai quartieri vicini. La rabbia accumulata per l’ennesima azione squadrista porta a prendere di mira i locali di cosiddetto “circolo futurista”, sede di un gruppo di ultras della Roma (aperta due mesi fa nonostante le iniziative di protesta di numerosi lavoratori e studenti antifascisti del quartiere) e ritrovo dei neofascisti.

Quella sede, almeno per una sera, viene chiusa da un’azione di massa. Casalbertone è l’esempio più lampante di un quartiere storicamente di sinistra e roccaforte del tifo per la Roma che subisce, ormai da anni, l’incursione da parte di squadracce di fascisti con attacchinaggi a tappeto, provocazioni varie e pestaggi a ragazzi e militanti di sinistra, diventando a Roma il terreno privilegiato di intervento politico da parte di Fiamma Tricolore e Azione Giovani, attuato soprattutto tra i giovani tifosi del quartiere.

Rifondazione è assente: prende il 12% alle elezioni ma non ha una sede.

Qui, come in altri quartieri popolari storici di Roma, il partito continua ad andare molto bene quando si vota ma se un giovane si vuole iscrivere e fare attività non sa a chi rivolgersi e, al posto di una attività costante sul territorio dei militanti, c’è solo un concerto di sinistra ogni tanto o un’assemblea quando succede qualcosa (assemblee e concerti che, naturalmente, vanno fatti, ma non possono rimanere momenti isolati).

Da questo è importante trarre alcune lezioni.

La prima è, per l’ennesima volta, relativa alle forze “dell’ordine”.

Dentro Rifondazione la giusta critica all’inutilità di azioni isolate per rispondere ai fascisti, ha condotto all’immobilismo e all’attesa di una azione da parte delle istituzioni della democrazia borghese, verso le quali sono stati indirizzati più e più appelli caduti regolarmente nel vuoto. Dopo Villa Ada e Casalbertone è sempre più chiaro che non possiamo avere nessuna fiducia negli organi dello Stato e dobbiamo contare solo sulle nostre forze e su quelle che possiamo aggregare attorno a noi.

 Ma le forze attorno a noi si conquistano politicamente e per questo è urgente una svolta, rispetto all’alleanza con il centrosinistra a livello nazionale e con Veltroni a Roma.

La vandea contro i lavavetri e i campi rom, partita da sindaci del centrosinistra (con in testa Veltroni che si è vantato di aver allontanato decine di campi nomadi fuori dalla cintura del Grande Raccordo Anulare), sta spianando la strada all’intervento dell’estrema destra nelle periferie, portando fasce di giovani a pensare che “se il problema è veramente rappresentato dai lavavetri e dai rom tanto vale organizzare dei raid per cacciarli”.

La politica dell’equidistanza di Veltroni ha aperto spazi enormi ai fascisti i quali dall’equiparazione tra “conservatorismi di destra e di sinistra”, tra quelli che sono morti negli anni ’70 sia a destra che a sinistra (ai quali la giunta di centrosinistra a Roma ha indistintamente intitolato delle strade), hanno solo da guadagnare.

Non solo: mentre Veltroni propone di azzerare la memoria di tutta un’epoca storica, chiudendo un’occhio e pure quell’altro sul soccorso dato dai fascisti alla repressione organizzata dallo Stato contro le mobilitazioni operaie e studentesche negli anni ’60 e ’70, il centrosinistra ancora una volta frustra le aspirazioni dei quartieri popolari che non vedono misure contro la precarietà, la disoccupazione e per il diritto alla casa.

È da questa spirale di disincanto verso il centrosinistra che Rifondazione si deve sottrarre.

Non serve inventarsi una sofisticata differenza tra il “Laboratorio Roma” della prima legislatura e il “Modello Roma” della seconda, quando invece è proprio dei primi anni di governo Veltroni il piano regolatore che ha spalancato le porte alla devastazione di intere zone della città da parte dei palazzinari che, rispetto alla casa, agiscono come veri e propri strozzini. Oppure l’avvio dei cantieri dove il 90 per cento dei lavoratori sono in nero, per finire con la definitiva apertura ai privati del trasporto pubblico.

Se non si ritira l’assessore che Rifondazione ha ancora in giunta a Roma (assessorato alle periferie e allo sviluppo locale per il lavoro, non proprio una posizione di secondo piano), alzare i decibel della polemica con Veltroni serve solo a contrattare meglio in vista delle vicine elezioni politiche ma non migliora, da un punto di vista politico, l’immagine che si ha di Rifondazione nei quartieri.

È soltanto smarcandoci da Veltroni a Roma e dal centrosinistra a livello nazionale che potremo tornare a condurre le lotte per il diritto alla casa e contro la disoccupazione e la precarietà, riconquistando i giovani ad una prospettiva generale di trasformazione della società.

Il primo problema, quindi, nel combattere i fascisti, è politico. E solo se si risolve il problema politico si può affrontare nella maniera migliore la seconda questione: come difenderci.

A Roma si sta diffondendo un clima di impotenza da una parte e di impazienza dall’altra.

Sarebbe inutile lanciarsi sul fronte dello scontro tra bande, tuttavia bisogna iniziare a pensare seriamente anche a come organizzarsi per difendersi dalle aggressioni. La formazione dei servizi d’ordine democraticamente costituiti per proteggere le nostre iniziative è diventata una necessità imprescindibile. A questo, ad esempio, si doveva pensare quando si è andati a fare il concerto della Banda Bassotti in uno dei quartieri di Roma dove l’estrema destra si presenta con l’insediamento più forte.

Anche quella di Casalbertone è una esperienza di cui far tesoro. Già lo scorso anno, quando vi furono una serie di episodi di aggressioni, si mise in piedi un embrione di coordinamento tra tutte le realtà di sinistra del quartiere.

La reazione che si è messa in piedi da parte delle case occupate e della casa dello studente durante l’aggressione di luglio di quest’anno, deve diventare un punto di partenza.

Unendo le forze è possibile reagire oggi a un’aggressione, domani organizzare comitati antifascisti nei quartieri con il coinvolgimento di associazioni e partiti di sinistra e degli attivisti sindacali, come leva principale per coinvolgere tutti i lavoratori. Solo una lotta di massa caccerà i fascisti dai nostri quartieri.